Innovazione e Apple: la relazione continua?

Apple AirPodsNon sempre sono i cambiamenti più rivoluzionari quelli che lasciano il segno nella vita di milioni e milioni di consumatori. Pensate a Lytro, una macchina fotografica a “focus dinamico”, capace quindi di rimuove uno dei problemi principali relativi alla qualità di un’immagine. Nonostante tutto, l’impatto pratico è stato praticamente nullo. TV 3D un altro, recente, lampante esempio.

A volte la semplicità o l’evoluzione incrementale risulta più innovativa e vincente. Nintendo Wii disponeva di una grafica di gran lunga inferiore a Xbox e Play Station, ma la sua naturale semplicità d’uso è stata sufficiente per più che compensare quella che sembrava una lacuna inaccettabile da un punto di vista tecnologico.

Apple Watch Nike+Gli annunci di Apple di oggi sono davvero “solidi” e vanno interpretati proprio in questa direzione. Apple Watch Series 2 sembra incarnare alla perfezione il concetto di innovazione: aver trasformato il prodotto in waterproof e la presenza di GPS solo due delle caratteristiche che fanno di questo oggetto un concentrato incredibile di tecnologie e di ingenierizzazione avanzata.

Gli AirPods sono un ulteriore esempio in questa direzione. Oggi tutti i media parlano a sproposito – come quasi sempre – dell’assenza del connettore auricolare dimenticando che si tratta di una tecnologia vecchia di decenni sostituita da Lighting, qualcosa di più flessibile, altrettanto efficace e comunque sicuramente più consono a un oggetto come iPhone 7. Le cuffie wireless saranno forse la nemesi della maggiorate degli acquirenti ipotizzando un’estrema facilità a perderle, ma tecnologicamente parlando sono un concreto esempio di evoluzione e innovazione in un’area complementare al prodotto principale, ma pur sempre vitale. Stessa considerazione per la doppia lente nella versione 7 Plus. La conclusione è molto semplice, seppure nota da anni: ogni volta che Apple introduce una nuova versione incrementale di iPhone, le chances di sopravvivenza del settore delle macchine fotografiche tascabili (point and shoot) si assottiglia ulteriormente.

In attesa dei nuovi Mac, al momento mi ritengo soddisfatto.

Alla fine ho scelto Amazon Drive

Amazon DriveEra da un po’ di tempo che cercavo una soluzione per salvare in rete documenti, la libreria video e soprattutto il mio archivio fotografico. Molte le offerte disponibili e poco il tempo a disposizione per valutare con attenzione la soluzione più conveniente come capienza, praticità d’uso ed economicità. i servizi che comportano una copia fisica – sebbene non obbligatoria – sull’SSD locale non rispondevano e rispondono tuttora alle mie esigenze visto che ho intenzione di occupare spazio nell’ordine di alcuni terabyte. Ho provato inizialmente iCloud Drive di Apple oltre a Dropbox, ma non ho trovato nulla di sufficientemente attraente al punto che ho sensibilmente ridotto lo spazio acquistato da Apple arrivando a pagare $0.99 al mese, un investimento abbordabile e finalizzato al backup dei dispositivi iOS. Su Dropbox mi sono limitato a pochi GB, spazio che uso per noiose attività professionali come la gestione della nota spese e poco più.

OneDrive di Microsoft è in pratica la mia soluzione professionale, mentre l’utilizzo di uno spazio separato associato a un mio account personale non ha mai riscosso grande successo e generato particolare entusiasmo anche per la limitazione a 1TB introdotta successivamente al lancio che invece prevedeva spazio illimitato.

Non sono mai stato attratto dall’idea di cloud privata per aspetti di costo, affidabilità e anche di sicurezza fisica nonostante i consigli e le raccomandazioni ricevute. Il fatto che molti dei miei punti di riferimento nel settore tecnologico condividano questa scelta ha rafforzato il mio convincimento.

Fin dall’inizio ho dato fiducia a Amazon Drive (nome originario Cloud Drive), per poi quasi abbandonare il servizio a vantaggio delle altre soluzioni citate in precedenza. Recentemente – anche complice qualche secondo di tempo a disposizione – ho ripreso in esame la questione arrivando alla conclusione di partenza: Amazon Unlimited Everything – questo il nuovo nome introdotto da poco – il servizio che mi serve. I clienti Amazon Prime beneficiano del servizio Unlimited Photos (altrimenti $11.99 all’anno con un free trial iniziale di tre mesi), ma la versione che ho scelto ($59.99 o $5 al mese) offre il vantaggio di poter salvare anche illimitate quantità di video e non presenta restrizioni di alcun genere (per la prima volta in vita mia ha sfogliato con una certa attenzione l‘Amazon Drive Terms of Use e non mi sembra di aver riscontrato alcune limitazione essenziale). questo servizio è apparentemente offerto esclusivamente negli USA, ma non sembra una restrizione particolarmente vincolante. Ho iniziato quindi a caricare le migliaia di file RAW prodotti negli anni.

Il trasferimento di file è davvero semplice grazie a un client davvero essenziale nelle funzionalità, ma efficace nell’uso. e l’interfaccia web offre una visione dei file molto pulita e semplice, esattamente quello che cercavo.

Quindi ora non mi resta che consumare un’incredibile quantità di banda in upload per essere certo di avere un’ulteriore copia di foto e video.

Lower and Upper Antelope Canyons: vanno visitati

Page, AZ 04-03-2015 - 1155La parte superiore dell’Arizona riserva paesaggi ed escursioni mozzafiato. Antelope Canyons – Lower and Upper – una delle mete più affascinanti e gettonate della zona sebbene meno nota di Grand Canyon. Entrambi i canyon si trovano a poche centinaia di metri di distanza in linea d’aria e sono il soggetto di shooting fotografici mozzafiato. Oltre a essere particolarmente affascinanti e unici, anche i soggetti ideali per scatenarsi con la macchina fotografica. Nulla di meglio, no? La località è Page, AZ, dotata di un piccolo aeroporto. per la maggior parte dei turisti il percorso più logico consiste nel risalire da Phoenix sfiorando Sedona, toccando Flagstaff (entrambe località molto carine e da visitare) per poi proseguire sempre verso corso per raggiungere Page a poche miglia a sud del confine con Utah. Sono oltre 4 ore in auto estremamente piacevoli per un paesaggio vario, dal desertico a quello alpino per poi arrivare in una zona ideale per Beep-beep e gli altri personaggi dei cartoons Looney Tunes.

Upper AntelopeOnline ho trovato alcuni consigli e commenti su come prepararsi per la visita in queste località, ma l’esperienza mi suggerisce che ci sia spazio per una visione maggiormente strutturata soprattutto per chi intende visitarli con lo scopo di scattare qualche foto, possibilmente memorabile. Come anticipato, i due canyons sono decisamente diversi e richiedono un “approccio fotografico” differente.

In generale, queste le considerazioni di fondo:

  • Entrambi i canyons sono in Navajo Nations e possono essere visitati esclusivamente attraverso tour organizzati;
  • Esistono almeno una mezza dozzina di organizzazioni dedicate allo scopo, tutte più o meno con siti web decisamente modesti e al di sotto delle aspettative o di quello che servirebbe per avere un’idea chiara e precisa del tipo di esperienza offerto;
  • Esistono due tipologie di tours: quello generico e quello fotografico. Il secondo va generalmente prenotato con un certo anticipo per posti limitati e orari chiave da assicurarsi.  Già su questo aspetto la quasi totalità dei siti lascia a desiderare per le poche informazioni esposte e il modo. Inoltre, non è nemmeno garantito che rispondano al telefono. Detto ciò, non bisogna demordere e valutare con attenzione. Il momento dell’anno gioca anche un ruolo non trascurabile. Per Upper Antelope Canyon l’orario migliore è sicuramente quello di mezzogiorno con il sole in posizione verticale. I tour fotografici in questa fascia orario sono iper gettonati e il motivo lo illustrerò a breve;
  • Sempre riguardo alle agenzie, molti commenti di precedenti visitatori sono estremamente negativi e contraddittori tra loro. Difficile quindi farsi un’idea precisa su come procedere. Avendo prenotato all’ultimo momento, la scelta è stata limitata e condizionata dalle poche disponibilità residue. ancora una volta, muoversi in anticipo è un suggerimento banale, ma particolarmente utile in questo caso;
  • Ho visitato Lower Antelope Canyon con Ken’s Tour e Upper Antelope Canyon con Antelope Slot Canyon. In entrambi i casi esperienze positive, ma non ho termini di confronto;
  • Diverse le modalità per raggiungere i due canyons. Nel caso di Lower si arriva in auto dove un ampio parcheggio risolve qualsiasi problema. L’agenzia si trova in loco e il tour a piedi inizia direttamente sul posto. Per Upper, invece, il trasporto dalla città avviene attraverso appositi veicoli visto che le ultime miglia sono tutte in una zona protetta e con fondo sabbioso;
  • I prezzi dei tour variano parecchio da agenzia ad agenzie. Anche questa una variabile non trascurabile e – in qualche modo – fuori controllo;
  • Per quanto riguarda gli appassionati di foto, scordatevi di poter beneficiare di condizioni di scatto ideali. Anzi, il contrario. I canyons sono sempre affollati e nonostante la durata di due ore per i tour fotografici, lo spazio microscopico va condiviso con almeno una dozzina di apprendisti fotografi e con tutti gli altri “peones” presenti nello stesso momento. Quindi caos come elemento permanente salvo particolari giorni dell’anno di limitata presenza di turisti che – peraltro – non saprei indicare;
  • Esiste un significativo gradiente termico rispetto all’esterno. Indossare una giacca decisamente consigliabile. In aggiunta, nonostante lo spazio limitato, spostarsi con un piccolo zainetto sulle spalle non crea problemi.

Upper Antelope Canyon (UAC)

  • Il sito può essere raggiunto esclusivamente con i mezzi dei tour operator. Si tratta mediamente di un tragitto di una quindicina di minuti, metà su strada e altra metà su sabbia. La polvere/sabbia sarà la vostra compagna dell’esperienza presso UAC ponendo non pochi problemi alle apparecchiature fotografiche;
  • L’orario migliore per Upper Antelope Canyon è a ridosso del mezzogiorno. In quel momento i raggi del sole verticali creano l’effetto di “trave di luce” alquanto spettacolare e fotograficamente quasi unico;
  • La sabbia cade in continuazione dall’alto. Se la giornata è particolarmente ventilata, aspettatevi una “pioggia di sabbia” continua per tutta la durata della visita. Indossare un cappellino con visiera un buon consiglio, anche se gran parte del tempo lo trascorrerete con il naso verso l’alto. Alcuni si proteggono con mascherina sulla bocca e con occhiali trasparenti;
  • Per quanto riguarda la macchina fotografica, soprattutto se si tratta di una DSLR, questi i miei consigli:
    • Proteggerla l’intero corpo e la lente con un sacchetto di plastica leggero e trasparente bloccando l’estremità frontale con un elastico e lasciando spazio per l’eventuale sviluppo in lunghezza della lente;
    • Bloccare il sacchetto con un elastico sul copri lente. Prima di farlo, consiglio alcune prove;
    • Assicurarsi che il sacchetto sia sufficientemente lungo e ampio per permettere di accedere ai comandi della macchina mantenendola sempre protetta. Il rischio di danneggiare lente o corpo sono realmente elevati soprattutto in condizioni di elevata presenza di sabbia nell’aria;
    • Pensare di cambiare lente dentro il canyon pura follia. Assolutamente da evitare;
    • Circa la lente da usare, difficile fornire una risposta precisa. La sensazione è che la maggior parte degli scatti stia intorno ai 20mm su una full frame. Quindi un 11-24mm potrebbe essere la lente ideale;
    • Considerando la limitata illuminazione interna e l’assenza di cavalletto (vietato nei tour normali, obbligatorio per quelli fotografici), difficile che vengano delle belle foto salvo macchine capaci di ottima resa anche con ISO elevati;
    • Per far apparire le rocce arancioni, occorre impostare WB su Cloud;
    • Cavalletto indispensabile per tenere ISO bassi, apertura 11+ e tempi che possono raggiungere facilmente i 5 secondi. Il tutto sapendo che il posto è iper frequentato e il rischio di bombing fotografico elevato.

Una visita normale dura un’ora, quella fotografica il doppio. Esperienza notevole, ma – ripeto – preparatevi a condividere lo spazio con almeno una quarantina di persone allo stesso tempo. Occorre essere veloci, pronti e rispettare le regole e i tempiese guide.

Lower Antilope Canyon

Page, AZ 04-03-2015 - 1175A me è piaciuto molto, forse addirittura di più del celebrato Upper. Teoricamente meno scenico, in realtà decisamente più tranquillo e per questo più gradevole da visitare e apprezzare. L’accesso richiede di scendere su una scala metallica di almeno una ventina di metri per poi proseguire all’interno del canyon, risalendolo dolcemente fino a emergere quasi allo stesso livello del parcheggio auto sfruttando una fessura nella roccia. Colpisce l’uscita: sembra impossibile che lì sotto si cieli uno spazio comunque ampio per ospitare molte persone e lungo centinaia di metri. Ma il meglio è chiaramente all’interno. Qui una galleria di alcuni scatti fatti in occasione di una recente visita.

Penso di tornare perché l’esperienza vale una seconda visita, considerando anche che tutt’intorno esistono altre dozzine di posti spettacolari da visitare.

Il video che verrà. Oggi o al massimo dopodomani

canon8k-728x410L’alta definizione ci accompagna da alcuni anni, ma non è infrequente – soprattutto in ambito televisivo – assistere a trasmissioni nella molto più modesta e quasi anacronistica Standard Definition (SD). Di risoluzione 4K se ne parla da almeno 2 anni grazie alla disponibilità di un’ampia gamma di prodotti a partire dalle telecamere GoPro e ultimamente con i nuovi iPhone 6s e 6s Plus. Molte videocamere di fascia amatoriale e semi professionale registrano a questa risoluzione. Inoltre, nel comparto degli schermi, le soluzioni abbondano con prezzi progressivamente in calo. Il treno in atto è evidente è logico per molti aspetti. Risoluzioni sempre maggiori a portata di chiunque, partendo da uno smartphone.

Crescono in parallelo le dimensioni dei file prodotti, ma lo spazio di memorizzazione sembra evolvere nella stessa direzione senza penalizzare troppo il consumatore sul fronte dei costi. Inoltre, lo spazio su cloud segue la solita traiettoria in discesa con costanti riduzioni di prezzo (50GB di spazio iCloud costano ora $0.99 al mese).

Immagini e video a risoluzioni sempre maggiori e spazio cloud  a costi irrisori. Tutto bene quindi? I due colli di bottiglia sono connettività e porte di comunicazione, due elementi “hardware” sul quale il consumatore ha poco controllo o addirittura nulla. Canon ha appena annunciato un nuovo sensore fotografico con risoluzione da 120 mega pixel. Non ancora in commercio, rappresenta comunque un incredibile passo in avanti rispetto ai 50MP della nuovissima Canon 5Ds Mark III, sufficientemente esagerato da risultare spiazzante. Un file in formato RAW prodotto da questo nuovo super sensore raggiunge la dimensione di 210MB, più o meno 10x lo spazio occupato da un file nello stesso formato prodotto con una Canon 1D X. Immagino indispensabile ricorrere a schede di memoria Compact Flash da almeno 128GB per avere una discreta capacità fotografica (600+ immagini), ma il vero punto critico è la velocità di connessione di periferiche o di file verso spazi di post-produzione e di memorizzazione permanente. Sotto USB 3.0 probabilmente il trasferimento di uno shooting risulta un investimento di tempo non trascurabile. E questo valore minimo vale sia per un card reader che per la porta di comunicazione per tethering a bordo della fotocamera. Qualsiasi soluzione più performante solo ben accetta.

big-picture-with-text_updateStesse considerazioni per le porte di comunicazione installate sui computer. Anche in questo caso USB 3.0 il minimo indispensabile. Personalmente mi auguro che USB Type-C diventi pervasivo e sia seguito dall’introduzione di dispositivi di varia natura secondo le specifiche Thunderbolt III capaci di gestire un monitor esterno 5K o superiore (attualmente Thunderbolt II non dispone di canali di comunicazione sufficientemente potenti ed è per questo che Apple non ha ancora rinnovato il proprio monitor esterno ad alta risoluzione) e velocità di trasferimento pari a 40GBps oltre ad altre funzionalità interessanti sempre con connettori USB Type-C. I prossimi MacBook Pro con il processore Skylake auspicabilmente previsti entro la fine dell’anno dovrebbero seguire l’esempio del recente MacBook, ma con prestazioni superiori in qualsiasi ambito.

Upload speedPassiamo alla banda. Senza una velocità di upload decente lo spazio cloud risulta solo un mezza vittoria (o forse una mezza sconfitta). Qualsiasi prestazione sotto i 10MBps comporta investi di tempo stratosferici e complicate pianificazioni notturne, l’opposto di quanto serve per gestire con naturalezza e semplicità archivi video e/o fotografici, ma anche banalmente grandi quantità di dati. Non a caso Google Cloud Storage ha introdotto negli USA, EMEA e APAC un nuovo servizio di upload di grandi archivi proponendo ai clienti l’invio fisico di un disco contenente le informazioni da trasferire avendo realizzato (calcoli molto semplici e banali) che per trasferire 1TB di dati serve oltre un giorno con una velocità di upload di 100MBs (in questa pagina si possono fare alcune simulazioni), durata che sale esponenzialmente al decrescere della banda arrivando anche a decine di giorni con tutte le conseguenze del caso. Quindi, anche in contesti super professionali risulta evidente come la banda costituisca un collo di bottiglia rispetto alle dimensioni dei dati prodotti con estrema facilità e naturalezza e non solo da parte di grandi organizzazioni. La prossima esplosione di wearables inevitabilmente porterà anche comuni mortali a produrre e conseguentemente memorizzare volumi di informazioni sempre crescenti. Basta pensare al comparto health per comprendere come questa ipotesi non sia particolarmente utopica.

Screen-Shot-2015-09-08-at-3.37.26-PM-600x329Gli elementi di “tensione” in questa contrapposizione tra qualità video e soluzioni di memorizzazione non ha ancora raggiunto un punto di equilibrio con l’esponenziale crescita legata a 4K che si parla già di 8K come del prossimo imminente passo. Sempre Canon ha recentemente introdotto una prima soluzione cinematica a questo livello risolutivo capace di generare immagini da 8,192 x 4,320 pixel (circa 35.39 milioni di pixel effettivi).

Senza avventurarsi troppo nel futuro e in soluzioni indirizzate al segmento dei professionisti, come anticipato, la nuova linea di iPhone 6s introduce una fotocamera da 12MP e video con risoluzione 4K. Questo significa che realisticamente i 5GB di spazio iCloud forniti in dotazione gratuita saranno insufficienti per un numero crescente di utenti. Allo stesso tempo, la velocità di upload giocherà sempre più un ruolo chiave anche per il generico Joe intento a immortalare con costanza encomiabile ogni pietanza a portata di scatto. Servono fibra, computer “muscolosi” e periferiche veloci come gazzelle.

 

 

 

 

 

 

 

La mia eredità digitale

Seattle 02-12-2015 - 0073Nessuna intenzione di smettere di essere attivo sul fronte digitale, sia a livello professionale che personale. E godendo di ottima salute al momento (dita incrociate), non sto prefigurando scenari con connotazioni fosche. Mi riferisco semplicemente alla non trascurabile quantità di materiale digitale che produco giornalmente e che assorbe una buona parte del mio tempo libero. Rimanendo solo in ambito fotografico, ho chiuso il 2014 con 26,691 scatti archiviati, apparentemente circa 600GB di spazio disco. Tutti capolavori e testimonianze di un genio creativo e artistico di rilevanza mondiale? Ovviamente no, nemmeno lontanamente. Di sicuro molti bei ricordi e diversi momenti del tempo trascorso in varie parti del mondo e in contesti differenti. Potenzialmente un valore affettivo per i membri del ristretto nucleo familiare oggi e ancor di più in prospettiva. Ogni tanto ci capita di rivedere una buona porzione di questo abbastanza voluminoso database comodamente rilassati sui divani di casa davanti allo schermo in veloce sequenza. Indubbiamente piacevole e ripetibile nel tempo.

Qualche utilità all’esterno della stretta cerchia familiare? Probabilmente non molto. Indirettamente ho catturato e testimoniato qualcosa di Londra, dell’Arizona, delle Hawaii e dei tanti altri posti dove sono stato nel 2014. Altrettanto vale per gli anni precedenti. Nessuna pretesa di aver comunque dato corpo a qualcosa di utile. Questa riflessione mi ha però portato a pormi una domanda più generale. Di sicuro non sono l’unico ad aver prodotto dei documenti digitali – foto, video, scritti, presentazioni, … – e sono certo che considerando ampi segmenti della popolazione, oltre a quantità ci sia indubbiamente anche qualità che sarebbe un peccato perdere. Questa la domanda quindi: cosa suggerire ai singoli per fare in modo che quanto prodotto risulti accessibile in futuro e, ancor prima, non venga in qualche modo perso? Esistono delle soluzioni per assicurarsi che venga estratto il valore che sicuramente risiede nella mole di documenti digitali prodotti coscientemente e a volte per caso come uno scatto fotografico? Cosa potremmo capire meglio del 2014 fra 50 anni facendo riferimento all’incredibile quantità di documentazione prodotta da ciascuno di noi?

Sono sempre stato sorpreso dall’apparente facilità con la quale l’umanità sia riuscita in passato a dimenticare quanto di buono, di tecnologico, di utile e di avanzato prodotto in un certo periodo storico. All’organizzazione dell’Impero Romano è seguito uno sfascio in gran parte all’incapacità di trattenere tutto quanto di positivo realizzato in precedenza. Ora ci troviamo in una condizione teoricamente opposta: ogni istante delle nostre esistenze è iper documentato e lo sarà sempre di più (tra l’altro, quante telecamere mi hanno ripreso questa mattina mentre andavo in palestra oltre a quelle presenti nel palazzo in cui vivo?). Personalmente sono quasi angosciato quanto sento di persone che non salvano le tante immagini scattate sul proprio telefono. Una logica “usa e getta” dei propri ricordi – anche quelli banali e del momento – mi sembra in totale contraddizione con il mondo in cui viviamo. Da capire cosa fare invece per assicurare continuità e utilità nel tempo a tutto quanto catturato e prodotto digitalmente. Non ho risposte o proposte al momento. Nel frattempo vado di backup.

Come evitare di costruire un modesto sito di ecommerce

manfrotto 01L’esempio lo fornisce Manfrotto, azienda italiana leader nel mondo per accessori per la fotografia. Adoro i loro prodotti e la maggior parte degli accessori che compro sono di loro produzione. Qualità ineccepibile e riconosciuta universalmente da chi effettivamente di fotografia se ne intende e se ne occupa professionalmente. Eppure il loro sito è a dir poco modesto e quasi scoraggiante. Tutto sommato tutto quanto possibile sbagliare in un sito di commercio elettronico è racchiuso all’indirizzo www.manfrotto.com. Valutazioni strettamente personali e soggettive, enfatizzate dal fatto che esempi di eccellenza in questo settore se ne contano a centinaia e che quindi l’ispirazione non manca. Alcuni spunti utili.

Search. La funzionalità di ricerca interna al sito lascia molto a desiderare partendo proprio da come il tutto è presentato all’utente. Una piccola finestrella nell’angolo superiore destro dello schermo. Una ricerca di pochi termini eccede lo spazio a disposizione e non risulta molto comoda. I veri problemi sono però nella risposta. I tempi di attesa sono “eterni” e la qualità del result set lascia molto perplessi. Dopo la pioggia e la neve di questi giorni, ero alla ricerca di una copertura per la macchina fotografica e quindi ho cercato camera rain cover, una combinazione di termini sufficientemente logici e validi a mio avviso. Come mostrato nella prima foto, le prime due risposte non hanno nulla a che vedere con l’obiettivo della mia ricerca. Un po’ meglio con il meno intuitivo dslr rain cover.

Fotografia. Ero interessato a capire qualcosa di più relativamente ai pannelli LED e Manfrotto ha un’ottima reputazione anche in questo settore. Molti modelli con un’ampia varietà di prezzi, ma anche tipologie differenti di utenti, sebbene per definizione la quasi totalità della gamma dei prodotti Manfortto si indirizzi ai professionisti o ai super appassionati. Avere qualche sensazione sulle funzionalità e caratteristiche di un prodotto attraverso un adeguato supporto fotografico sempre una buona cosa e un elemento di forte supporto per la vendita. Per il modello Spectra900FT-LED Light-540lx@1m-CRI>90, 3200-5600°K, Dim (bel nome, vero?) le immagini a corredo sono 4, di cui solo due effettivamente relative al pannello. Qualcosina in più? Possibile ipotizzare uno sforzo aggiuntivo per meglio documentare il prodotto compreso il retro e, magari, con un livello di accuratezza maggiore? Sebbene produrre foto possa generare dei costi di manutenzione e di gestione, tutto sommato un paio di scatti addizionali non sono certo quelli che compromettono un risultato fiscale e fanno esplodere i costi. Anzi, semplificano il processo di vendita e si ripagano all’istante. Il video a corredo è poi pura propaganda, con un valore descrittivo del prodotto e delle sue funzionalità molto limitato.

Manfrotto 02

Descrizione. Credo che il peggio sia però nella descrizione del prodotto. Sembra redatta quasi controvoglia, senza nessuna passione e forma di coinvolgimento di chi potrebbe trasformarsi in un acquirente disposto a sborsare centinaia di euro. Uno degli obiettivi della descrizione – oltre a essere esaustiva e chiara – dovrebbe consistere anche nell’incentivare all’acquisto e a educare. Questo passaggio lo trovo sublime:

The LED light can also be operated by mains, through an AC adaptor, which is optionally available. Moreover, Spectra900FT is provided with D-Tap input, which allows the operation of the fixture with various power sources utilizing D-Tap plugs (D-Tap Adapter Cable is not included).

Non solo pile/batterie, ma anche alimentazione di rete per chi – come molto spesso capita – intende utilizzare il pannello LED all’interno dove il problema di recuperare una presa di corrente è minimo nella maggior parte dei casi. Nessuna indicazione di quale tipo di adattatore possa essere utilizzato, nessuna menzione se disponibile sul sito Manfrotto e/o link a qualche rivenditore esterno in grado di fornire una soluzione compatibile. Nelle specifiche tecniche – un comodissimo PDF – viene indicata la natura dell’adattatore e un codice d’ordine che – inutile a dirsi – genera un errore se inserito nella finestra Search del sito. I codici EAN e UPC inclusi sempre nella documentazione non sono di grande aiuto.

manfrotto 03Ecommerce a 360º. Manfrotto, come molte altre aziende, non vende i propri prodotti esclusivamente attraverso il sito di e-commerce aziendale. Anzi, molto facile ritenere che le vendite dirette corrispondano solo a una minima frazione del volume complessivo di transazioni online. I vari B&H e Amazon – giusto per citare uno specializzato e un grande retailer – sono di sicuro tra i canali di vendita di questa fortissima azienda veneta. Questo significa che i contenuti digitali prodotti all’origine – foto, video e descrizioni – sono quanto realisticamente verrà visto da chiunque a livello mondiale attraverso Amazon e B&H. Se poveri all’origine, lo saranno sempre con logici ed evidenti impatti sulla propensione all’acquisto di chi potenzialmente interessato. E in assenza di un numero significativo di commenti da parte di precedenti acquirenti – situazione abbastanza a comune per prodotti di nicchie e con un tasso di obsolescenza tecnologica elevato – il rischio è di metter dil consumatore in una forte posizione di imbarazzo e di difficoltà, esattamente e l’opposto di quanto dovrebbe succedere.

Il suggerimento – non solo per Manfrotto – è di delegare a qualche esperto di comunicazione web e con un minimo di sensibilità al processo di vendita il compito di esporre le qualità e le caratteristiche del proprio catalogo di prodotti. Banale e scontato, ma apparentemente un utile consiglio da seguire per chiunque intenda vendere online.

Appassionato di Smugmug

smugmug logoDa diverso tempo ormai sono alla ricerca di soluzioni utili per salvaguardare nel tempo la crescente quantità di immagini e di video realizzati con ogni genere di dispositivo. Da alcuni mesi sono diventato un assiduo utilizzatore di Smugmug, un servizio nato oltre una decina di anni fa e che sembra aver raggiunto un discreto livello di popolarità e di seguito tra gli appassionati di fotografia digitale proponendosi principalmente nei confronti di professionisti o aspiranti tali. Me ne ha parlato un amico giapponese appassionato di fotografia e me ne sono reso conto quando nell’ultima versione di Aperture di Apple ho trovato un connettore integrato nell’applicazione.

Per me, almeno al momento, si tratta di una convenientissima soluzione per la memorizzazione delle foto e dei video prodotti a integrazione e complemento del continuo lavoro di archiviazione su un numero sempre crescente di dispositivi fisici. Quindi in parte backup, ma anche vetrina centralizzata sulla quale far convergere l’attenzione di amici e utenti di social media.

Subscription. Prima di procedere, una necessaria precisazione: si tratta di un servizio a pagamento con diverse soluzioni e costi partendo da $40 dollari all’anno, fino ad arrivare a $300 per l’offerta più professionale. Il costo è comunque minimo se si pensa che una delle tante proposizioni di questo servizio consiste nel consentire l’archiviazione di un numero infinito di immagini. In pratica spazio senza limiti a $40/anno (max 50MB a immagine e 3GB per video con risoluzione 1080p). Partendo da questa prima considerazione, trovo che la proposta da $40 trovi una giustificazione più che valida considerando che il tutto si trasforma in $3.3/mese (€2.5/mese). Ripeto, per chi ha una qualche forma di interesse o passione per la fotografia, un investimento accettabile e utile per i vantaggi che descriverò a breve.

Architettura. Lo spazio disco è basato sull’architettura AWS di Amazon e anche il pagamento può essere completato attraverso il proprio account Amazon, al momento solo la versione USA (almeno credo). Quindi non solo spazio in quantità (attualmente gli archivi di Smugmug occupano 2 petabyte di spazio su Amazon), ma anche una discreta (ottima direi) garanzia di sicurezza della qualità della soluzione di storage offerta. Il canone base supporta l’archiviazione di praticamente tutti i formati a eccezione di RAW. per chi scatta in questo formato esiste l’offerta denominata SmugVault che richiede un contratto sperato  stipulato direttamente con Amazon e con costi direttamente legati al consumo di spazio e alla frequenza d’uso dei file. Per chi scatta come me in RAW, il tutto si risolve con una conversione automatica di un’immagine RAW da 26MB nell’equivalente JPEG da 5.3MB mantenendo le dimensioni originarie, giusto per fornire un’indicazione di massima. Personalmente, non percepisco la conversione come un problema visto che il mio intento è quello di disporre si una soluzione comoda, semplice e veloce per condividere immagini avendo archiviato l’originale RAW in modo sicuro su dispositivi fisici.

Impostazioni. La logica di funzionamento di Smugmug ruota attorno al concetto di Gallery, un contenitore di informazioni video e fotografiche strutturato a piacere. Il livello di personalizzazione è decisamente elevato e la sicurezza una delle priorità del servizio. Le Pages, invece, contengono contenuti di ogni genere, testo compreso. Come il nome suggerisce, sono a tutti gli effetti delle pagine web inservibili in un normalissimo sito. I Folders, da ultimo, sono cartelle che aiutano a strutturare lo spazio provvedendo a definire una struttura gerarchica modulare simile a quelle di un tradizionale file system (fino a un massimo di chiunque cartelle concatenate). La mia strategia attuale prevede il ricorso a Folders privati (protetti da password) per contenere materiale prodotto on the road e che deve essere successivamente archiviato una volta tornato alla base. Faccio ampio uso di Galleries – alcune protette da password – per mostrare alcune foto scattate e raggruppate per argomenti logici. Creazione, organizzazione, scelta di layout, caricamento foto, impostazioni e qualsiasi altra operazione relativa alla gestione delle immagini sono intuitive, veloci e semplici.

App per iOS. Smugmug è corredato da un’apposita applicazione per visualizzare le proprie Galleries su dispositivi iOS (esiste anche l’app per Android). Molto semplice nelle sue funzionalità, è essenzialmente un visualizzatore del contenuto presente nel sito. In pratica tutte le operazioni di caricamento, gestione e organizzazione delle immagini vanno fatte via Web, mentre l’app consente di sfogliare le diverse gallerie disponibili. Decisamente logico e più comodo.

Logica di utilizzo. Ultimamente sono arrivato alla conclusione che non abbia più senso per me generare dei Photo Stream automatici da Aperture – il contenitore generale delle mie immagini – sia per i volumi di foto scattate che per la sovrapposizione dei flussi visto che anche la macchina fotografica svolge lo stesso lavoro. Piuttosto creo Photo Stream personalizzati indirizzati verso amici (ma anche me stesso) selezionando solo alcune foto e agendo quindi in modo più selettivo che in passato. Alle gallerie di Smugmug ho quindi demandato il compito di “illustrare” i miei scatti sapendo di poter condividere facilmente un link a una singola foto o specifica galleria via Web o sfogliandone il contenuto attraverso l’app da un dispositivo iOS. Smugmug è di fatto la vetrina preferenziale per consultare quanto prodotto e per mostrarlo ad altri. Questa organizzazione del flusso delle immagini che ho sommariamente descritto si integra con quanto catturo e archivio su Amazon con CloudDrive e quanto succede tra la mia macchina fotografica e i dispositivi iOS via WiFi al momento degli scatti. Uno schema illustrativo potrebbe servire per descrivere meglio il tutto e forse anche per convincermi della validità dell’architettura che ho impostato.

Dominio personalizzato. Come vezzo finale, ho deciso di acquistare un nuovo dominio e di associarlo al mio spazio personale. Le alternative nella famiglia dei nuovi gTLDs sono molteplici – camera, photo, photos, photography – e la mia scelta è caduta su smaruzzi.photography. Si tratta di una specie di incoraggiamento a imparare a scattare foto piuttosto che l’attribuzione di una competenza specifica in materia. La mia galleria quindi è raggiungibile qui.

Svelato il segreto dell’ecommerce

Digital Photo studioDa tanti anni ormai sono un abituale cliente di prodotti di vario genere attraverso un discreto numero di internet retailers. Non tantissimi, ma annovero almeno una decina di fornitori abituali dai quali acquisto un po’ di tutto. Insomma, l’ecommerce mi è sempre piaciuto e interessato. Fin dalla metà degli anni novanta ho cercato di approfondire tutti gli aspetti correlati soprattutto con la parte di logistica e di presentazione dell’offerta, cercando di capire quali comportamenti virtuosi fossero alla base della ricetta di successo. Negli anni ho assistito alla repentina ascesa e altrettanto veloce crollo di etoys.com, a flop facilmente prevedibili come la anglo-svedese boo.com capace di bruciare $135M in soli 18 mesi, all’evaporazione di proposte di consegna istantanea di qualsiasi prodotto in grandi aree metropolitane (Londra e New York per esempio), ma anche alla quasi maniacale attenzione per il consumatore di zappos.com e all’inarrestabile ascesa di amazon.com.

Mi sono sempre domandato quali fossero quindi i fattori realmente abilitanti alla base dell’ecommerce. Ovviamente i servizi offerti da soluzioni di logistica e trasporto hanno reso il tutto possibile, soprattutto accorciando i tempi di consegna, semplificando le operazioni doganali e trasferendo trasparenza al processo di spedizione nel suo complesso (seguire gli spostamenti dei pacchi in arrivo quasi un’attività divertente). L’evoluzione registrata dalle tecnologie Web un altro mattone fondamentale. Ricordo ancora quando nell’estate 1996 ho assistito dal vivo presso il Children’s Theather di Seattle alla presentazione di ASP – Active Server Pages – di Microsoft, una forma all’epoca realmente rivoluzionaria per costruire pagine Web con contenuto dinamico e quasi una piattaforma di programmazione. Sul fronte della connettività il passaggio a diverse forme di broadband ha aggiunto non solo velocità, ma arricchito l’esperienza con immagini e video. Comprare un vestito indossato da una modella che muovendosi l mostra a vestibilità e il fitting aggiunge valore e limita gli inconvenienti dei resi con vantaggi sia per i merchants che per i clienti. L’automazione dei centri di distribuzione con il ribaltamento della logica che ora prevede che gli oggetti raggiungano il punto di confezionamento dove risiede un operatore e non viceversa ha portato alla costruzione di mega cattedrali computerizzate, dove instancabili robot svolgono incessantemente un lavoro fondamentale per accorciare i tempi di spedizione e ridurre gli errori. Tutti questi fattori fondamentali per sostenere la crescita e la diffusione dell’ecommerce.

Solo recentemente però sono riuscito a mettere a fuoco il vero fattore abilitante che ha reso possibile la nascita e la diffusione del commercio elettronico. Se quelli citati concorrono e hanno esercitato un ruolo vitale, la vera chiave dell’ecommerce è un’altra: la fotografia digitale. Poco credibile? Di sicuro un po’ provocatoria come tesi, ma non più di tanto. Fate mente locale all’offerta di un qualsiasi online store, dalla vendita di lenti a contatto agli abiti, dalle apparecchiature elettroniche ai vestiti. Cosa serve? Cosa fa la differenza? Risposta semplice: mostrare il prodotto possibilmente con un’ampia molteplicità di scatti, inquadrature e risoluzioni. Occorre visualizzare e cercare di avvicinarsi per quanto possibile all’esperienza sensoriale più completa di un negozio fisico attraverso una documentazione fotografico (e video) molto dettagliata. E per quanto strano possa sembrare, la quantità di immagini digitali a corredo di un prodotto è di gran lunga inadeguata per rispondere all’obiettivo di vendere un oggetto. E per alcuni settori come l’abbigliamento, la quasi assenza di un book digitale per singolo capo, scarpa o accessorio richiede lo shooting di una quantità incredibile di foto su base giornaliera, nell’ordine di migliaia e migliaia di scatti per singolo retailer. Considerando la quantità di prodotti in commercio e l’esigenza anche di differenziarsi, la matematica è facile sebbene il numero non semplice da calcolare. Senza una soluzione scalabile, economica, qualitativamente efficace e pratica nella realizzazione, l’ecommerce sarebbe stato molto più complicato, laborioso e costoso. Ecco perché la fotografia digitale merita un ruolo non secondario tra i fattori che concorrono al successo di un sito di ecommerce. Click.