Extra room for my Mac

JetDrive16GB of RAM but only 256GB of SSD flash storage. Not a very balanced ratio, but couldn’t get a 512GB disk when needed a new Macbook. It turned out recently that I passed 1M files on my disk! Did some cleaning with limited improvement. Only after some radical decisions I was able to raise the amount of free disk space from 4GB to 40GB, a sufficiently safe percentage out of the total capacity.

Then I decided to test JetDrive, an SD like card promising SSD comparable performance, adding another 128GB of space to my Macbook. This tiny card fits into the SD slot and – as expected – is seen by the Mac OS Finder as a separate storage unit of decent capacity, a 50% boost to my overall internal storage space.

Disk spaceStrategizing on optimizations. I came to the conclusion that the best solution would have been to store on this card files I need to have with me, but not necessarily vital and indispensable. That was my generic definition of what I intended to park there. What would match that definition? Music – my Apple iTunes library – was my best answer. Currently 30GB, of personal data I could move from the SSD internal drive to a slightly less performing unit without any real impact. In addition and despite subscripting to iTunes Match, the extra room provided by the card allows me to download other thousands of purchased songs without risking to ever face a space crisis as happened before.

No one-size-fits-all. So far pleased with the benefits generated by a relatively affordable investment in extra hardware. There’s though a stringent intrinsic limitation in this product: hardware specificity. Before buying this card you need to know precisely what generation of Macbook you own because this unit has some hardware specific dependencies (scroll down in the link provided above to get to the official table containing specs). This means  my card is not “portable” to any other previous or future Macs, quite annoying considering I regularly update to a new computer on average every 18-24 months.

A volte largo è meglio

lg-monitor-34UM95-feature-img-detail_UltraWide_QHDNulla a che vedere con le dimensioni corporee, dove anzi il contrario è decisamente consigliabile e suggerito. Il titolo si riferisce al nuovo schermo LG 34UM95 da 34 pollici in formato ultra-wide (o 21:9) con risoluzione 3440 x 1440. Da diverso tempo mi domandavo se fosse il caso di dotare il mio Macbook Pro retina di un monitor esterno per poter beneficiare di più spazio, considerando l’enorme quantità di tempo che trascorro davanti al computer e la molteplicità di azioni da portare a termine in parallelo. Inoltre, non so se rallegrarmene o meno, sono tornato a essere un massiccio utilizzatore di Excel costretto a navigare tra dati di ogni genere e in grande quantità. Evitare qualsiasi forma di scrolling e visualizzare tante celle un vantaggio non indifferente.

Pur non essendo un esperto, continuo a credere che monitor Thunderbolt di Apple sia il migliore sul mercato nonostante in commercio da diversi anni. Giudizio condiviso anche dal nostro dipartimento IT che continua ad acquistarne in quantità. La sensazione è che presto Apple introdurrà qualcosa di nuovo come design, risoluzione e funzionalità: di conseguenza l’investimento di quasi 1,000 sterline per un prodotto valido, ma alla fine del suo ciclo di vita, non mi è sembrata la scelta più adatta.

Alternative? Cercando, mi sono imbattuto nel nuovo LG 34UM95, uno schermo un po’ particolare, molto bene recensito, non facile da trovare sul mercato e con caratteristiche decisamente uniche. Non mi riferisco alla dimensione e al formato, ma anche alle prese di collegamento sul retro che ne fanno di fatto un’estensione del Macbook a tutti gli effetti. Il collegamento via Thunderbolt la chiave. Lo schermo ne presenta due, consentendo la realizzazione di una catena di dispositivi Thunderbolt in aggiunta a quelli gestibili direttamente attraverso le porte del Macbook. Già questa una caratteristica che equipara questo prodotto al monitor esterno di Apple e, di conseguenza, un plus. Le altre porte sono 2 x USB 2.0, 2 x HDMI,  USB 3.0 upstream, DisplayPort, Audio line-out, USB 3.0 downstream: insomma una periferica. Alla USB 3.0 ho collegato il lettore di schede della macchina fotografica, mentre – almeno al momento – per l’audio non ho sentito l’esigenza di integrare soluzioni esterne di alcun genere. La webcam – non è inclusa nel prodotto – è una Logitech ad alta risoluzione connessa a una porta USB 2.0.

LG 34UM95 back

Al lavoro. Uno spettacolo, ovviamente. Pur disponendo di un Mac con risoluzione retina, la quantità di spazio offerta da questo monitor rende la vita estremamente e più piacevole, gradevole e produttiva. Diversamente da quanto vedo fare da molti miei colleghi, il mio Macbook rimane sempre chiuso non avendo bisogno di altro spazio. Forse potrei tentare di gestire la posta sullo schermo del portatile e il resto sul quello esterno, ma l’idea di continuare a ruotare il collo non mi entusiasma.

Pros & Cons. Funziona tutto alla perfezione e ormai sono abituato a lavorare in modalità “allargata”. Questo, in estrema sintesi, il giudizio super positivo  del prodotto. Passando ai Cons, sl momento ho trovato due limitazioni: una la dimensione e l’altra l’assenza di un controllo granulare del volume audio. Il primo punto può sembrare un controsenso dopo aver esaltato le dimensioni dello schermo. In realtà, più che un difetto vero e proprio, la larghezza del LG 34UM95 mi ha fatto comprendere l’utilità e la logica degli schermi arrotondati, dove le estremità mantengono una distanza costante dall’utente per rendere più semplice, comoda e anche funzionale la visione di quanto presente negli angoli. Logico che per chi usa questo schermo per il gioco, questo genere di esigenza è molto meno sentita perché la distanza è maggiore. Personalmente lavoro a una cinquantina di centimetri dallo schermo e avrei sicuramente beneficiato di una forma arrotondata.

La seconda area di miglioramento riguarda la gestione dell’audio. Lo schermo dispone di un menu interno accessibile mediante la pressione di un tasto sotto il logo frontale. È facile da gestire e tutte le funzionalità di base vengono controllate da lì. Selezionando il monitor come fonte di output audio, non esiste però alcuna forma di controllo del volume attraverso le normali interfacce messe a disposizione da MAC OS X. Un dettaglio, ma proprio per questo un peccato che non sia stato preso in considerazione.

Conclusioni. Da comprare? Costa non poco e non è facilissimo da trovare sul mercato. È comunque un ottimo investimento per chi ha realmente bisogno di tanti pixels (produttività individuale, video editing, fotografia, …) o può permettersi di migliorare ulteriormente la propria esperienza di lavoro aggiungendo un pezzo di hardware non indispensabile, ma sicuramente di elevato valore aggiunto.

 

Tutto bello da Apple

iOS 7Gli annunci di Apple di ieri in occasione della manifestazione riservata agli sviluppatori (WWDC 2013) hanno spaziato su tutti i fronti: hardware, software e servizi. Sempre con un minimo comune denominatore: innovazione e volontà di arricchire l’esperienza dei consumatori. Personalmente mi ritengo soddisfatto di tutto quello che ho visto e sentito. Avevo aspettative software da diverso tempo e sono state ampiamente soddisfatte non solo con iOS 7, ma soprattutto per la suite iWork completamente rivoluzionata al di là di ogni ragionevole aspettativa. Ora completamente browser-based, opera esclusivamente su iCloud e rappresenta di fatto una risposta sufficientemente potente e semplice allo stesso tempo per soddisfare le esigenze di utenti Mac OS X e iOS. Curioso di testarla.

La nuova UI di iOS 7 è molto pulita, essenziale, intuitiva ed elegante. Solo una prova “su strada” potrà però trasferire le sensazioni più corrette, anche se i video disponibili al momento trasferiscono una sensazione wow decisamente forte. In realtà il pensiero che si è spontaneamente sviluppato nel mio cervello è stato il seguente: è stata progettata avendo in mente il prossimo iPhone, ipotizzando una dimensione dello schermo differente dall’attuale. Le novità per gli sviluppatori sono innumerevoli e la scrittura di applicazioni compatibili iOS 7 può iniziare già da oggi prevedendo un rilascio nel prossimo autunno.

Sul fronte hardware MacBook Air (già disponibile) mantiene a distanza di anni un fascino incredibile grazie a un design raffinato sempre più supportato da funzionalità avanzate e potenti. La risoluzione video massima ferma a 1440 x 900 del modello da 13″ la percepisco come un “limite” così come l’assenza delle porte Thunderbolt 2. Sebbene sia convinto che la diagonale da 13″ sia quella corretta per un portatile, gradirei maggior densità di pixel per contenere più informazioni e limitare lo scrolling, condizione che trovo particolarmente penalizzate soprattutto con gli strumenti di produttività aziendale. L’appunto sulla mancanza dell’ultimissima porta di comunicazione annunciata alcuni mesi fa da Intel forse troverà concordi altri 3 o 4 individui sull’intero pianeta. Nasce dall’esigenza  di vedere i dati (soprattutto foto e video) raggiungere velocemente destinazioni di parcheggio più sicure e definitive rispetto all’SSD interno. Un dettaglio visto che la porta Thunderbolt esistente è già di per sé ottima.

Intriganti le nuove stazioni WiFi sia per design che per funzionalità. Rendere la propria rete domestica più veloce e performante il sogno di ogni padre di famiglia alle prese con figlie molto esigenti in termini di affidabilità e di disponibilità di banda. Questa la prospettiva familiare che immagino possa essere condivisa anche in ambito Small Medium Business (SMB). Spettacolare il nuovo Mac Pro, la dimostrazione concreta di come anche un segmento abbastanza defunto come il desktop possa essere reinventato con elementi tali da renderlo interessante a un’utenza più ampia dei soli professionisti del settore video.

Sul fronte dei servizi è iTunes Radio la novità più scontata e attesa. Streaming di musica gratis grazie al supporto della pubblicità o priva di questo elemento per i sottoscrittori di iTunes Match. Nulla di rivoluzionario rispetto a soluzioni già presenti sul mercato, quanto piuttosto un’aggiunta necessaria.

Non sarà poi sfuggito a chi ha seguito la presentazione la comparsa delle mappe Apple su MAc OS X Maverick e l’aggiunta di Bing ai servizi di Siri oltre a Twitter e Wikipedia. Insomma, strade più strette per Google nell’ecosistema Apple.

AirPlay everywhere

AirPlay 01In questo relativamente nuovo mondo di schermi e contenuti video, una delle esigenze più frequenti è quella di riuscire a far circolare il segnale video da un dispositivo a un altro in modo semplice, naturale e immediato. La diffusione di dispositivi mobili – smartphone tablet – ha creato un universo parallelo, complementare e a volte alternativo rispetto ai computer, agendo di fatto come il terzo lato di un ipotetico triangolo che comprende anche gli schermi televisivi. La soluzione ideale consiste nel proiettare il contenuto da una qualsiasi sorgente verso un’altra senza troppi problemi. I motivi sono semplici e molteplici:

  • i vantaggi di uno schermo televisivo sono le dimensioni e il posizionamento in una casa in un locale confortevole per la visione. In ambito d’ufficio rappresentano il modo migliore per condividere concetti e presentazioni con altre persone. Storicamente nel primo caso si trattava di una sorta di circuito chiuso con il contenuto recuperato direttamente dal televisore, mentre per le proiezioni aziendali era richiesta la collaborazione di un computer;
  • tablet sono dei dispositivi particolarmente adatti per il consumo di contenuto video personale, meno ideali per la condivisione con altri. Poter visualizzare il contenuto su schermi più grandi spesso una comodità e un vantaggio;
  • i computer come schermo di destinazione di un contenuto hanno ricoperto questo ruolo fin dall’inizio seguendo la medesima logica descritta in precedenza per i televisori: contenuto ospitato localmente e subito dopo visualizzato;
  • gli schermi degli smartphone sebbene in progressiva espansione nel tempo e con risoluzioni elevate mi sono sempre piccoli e scomodi. Trasmettere il proprio contenuto su superfici più ampie in vantaggio. Se il destinatario è un computer il vantaggio addizionale consiste anche nel poter memorizzare il contenuto video dando origine a un filmato vero e proprio. QuickTime Player assolve allo scopo.

Insomma, diversi i motivi per voler trasferire dei video dalla fonte di playback verso un altro dispositivo per la visualizzazione. AirPlay di Apple è una tecnologia pensata apposta per risolvere questo genere di esigenza.

AirPlay 02L’idea originaria prevedeva un flusso ben definito: da dispositivi mobili iOS verso una AppleTV collegata a uno schermo televisivo. Volete condividere gli ultimi video musicali presenti dall’applicazione Vevo per iPad? Sufficiente attivare AirPlay sull’iPad – doppio click sull’home button, scorrimento verso destra fino alla fine e quindi click sul pulsante circolare contenente un rettangolo e un triangolo per poi selezionare il dispositivo di output prescelto.

AirPlay 03I dispositivi di output capaci di accettare un segnale video con AirPlay sono diversi in questo caso, compresi anche due Mac equipaggiati con Mac OS X. Non si tratta di una funzionalità nativa, bensì del risultato dell’utilizzo dell’applicazione AirServer, una utility molto smart che equipara un mac a una AppleTV, almeno per quanto concerne il supporto ad AirPlay. Le tre immagini che riprendono il contenuto dello schermo del mio iPhone 5 sono degli screen dump dell’iMac da 27″. Questa soluzione è veramente comoda per fare delle demo da iPhone trasferendo il contenuto video su un MacBook Air, per esempio, collegato a sua volta con un proiettore in una sala conferenze, beneficiando dei vantaggi del computer e producendo demo live dal telefono o dall’iPad. Fondamentale al fine del corretto funzionamento di AirPlay che tutti i dispositivi in questione siano collegati alla medesima WiFi.

In chiave prospettica, sarebbe veramente comodo poter vedere estesa e applicata questa tecnologia a qualsiasi dispositivo Apple in modo nativo.

Siamo sulla strada giusta

terahertz-chip-625x428Devo ammettere di essere sempre stato affascinato dall’idea di acquistare gli occhiali che consentivano di vedere sotto i vestiti come pubblicizzato in diverse riviste a fumetti dell’infanzia. Ci ho pensato in più occasioni dimostrando tutto il mio acume e intelligenza. Immagino di non essere stato l’unico e sarebbe fantastico se uno degli acquirenti – immagino che qualcuno abbia ceduto alla tentazione e alla curiosità – raccontasse cosa effettivamente quel prodotto offriva. Di sicuro una bufala.

Più concreta questa tecnologia legata alla visione attraverso materia solida. Due ingegneri di CalTech (California Institute of Technology) hanno prodotto un chip per emettere onde elettromagnetiche ad alta frequenza o TeraHertz (THz) capaci di passare attraverso materia solida e di restituire una nitida immagine di quanto si trova immediatamente sotto.

Evidenti le implicazioni in ambito medico, ma da non escludere un prossimo filtro Instagram capace di esporre con gioia e orgoglio la propria tibia, il femore e altro. Più seriamente, l’ennesimo esempio di innovazione che sfrutta le infinite opportunità date dalla piattaforma degli smartphone. Ipotizzabile una auto-diagnosi di fratture in occasione di attività sportive esposte a questo rischio come lo sci.

Xbox SmartGlass

L’ecosistema che Microsoft sta costruendo per il consumatore ruota attorno a Xbox, l’unico brand che sia riuscito negli ultimi anni a guadagnarsi un po’ di credibilità in quel contesto. L’idea è quella di estendere il significato del brand oltre la componente gaming come recentemente provato con l’introduzione di Xbox music, il servizio musicale digitale per Windows 8 in diretta contrapposizione a Apple iTunes e alternative come Pandora, Spotify, Songza e Deezer.

Oggi Microsoft introduce Xbox SmartGlass, un app per connettere dispositivi varie e costruire un’esperienze digitale ricca e integrata nel salotto di casa. Guardando il video si ritrovano molte delle caratteristiche e delle funzionalità tipiche del mondo Apple, dove i vari Apple TV, iPad e iTunes sono sostituiti da componenti simili e marcati Microsoft a livello hardware, software o entrambe le componenti. Interessante e da capire il livello di ricchezza di questa proposta di immersione digitale anche fuori dagli USA. Il timore, come sempre, è che chi possa effettivamente beneficiari di questo genere di soluzioni sia principalmente un utente americano.

Prenotato Kindle PaperWhite, il regalo più azzeccato per Natale

A detta di molti, il miglior e-reader sul mercato. Da oggi disponibile anche in Italia sul sito Amazon.it in modalità pre-ordine con spedizioni a partire dal 22 novembre. €129 per la versione WiFi e €189 per quella 3G. Sulla base della mia esperienza personale e della dozzina di Kindle che ho regalato, la versione WiFi è quella che realmente serve. Il rischio di “rimanere a terra” senza un libro quando lontani dalla WiFi domestica mi sembra un’eventualità assai remota, anche per il lettore più avido e impaziente.

Kindle e iPad gli unici tablet da prendere in considerazione per leggere libri. Kindle PaperWhite è ottimizzato per la lettura, ma ha il vantaggio di disporre di una libreria in costante espansione e di garantire la lettura sincronizzata dello stesso testo anche su computer, Mac e dispositivi iOS grazie ad apposite app. iPad meno indicato e specializzato per la lettura, ma per definizione il tablet di riferimento per chi presenta esigenze che vanno al di là degli ebook. La grafica sottostante offre una panoramica sul mondo dei lettori e dei libri in digitale.

Nike+ FuelBand

Misurare le mie prestazioni ormai un’abitudine che risale alla fine del 2006. All’epoca la soluzione Nike richiedeva un sensore nella scarpa sinistra, un’estensione all’iPod e una paziente azione di calibrazione per assicurarsi una misurazione abbastanza accurata delle distanze percorse e delle calorie consumate. Rispetto a quei tempi si sono registrate molte evoluzioni. L’ultima, presentata al Consumer Electronic Show di Las Vegas nel gennaio 2012, è il Nike+ FuelBand, un prodotto per alcuni versi differente dai semplici misuratori di prestazioni legate alla corsa. È un prodotto che ricade a pieno titolo nella categoria degli strumenti utili per misurare il moto nell’arco della giornata e non esclusivamente la corsa. Allo scopo Nike ha definito una nuova unità di misura – Fuel appunto – con la quale fornisce un’indicazione del consumo di energia nell’arco delle 24 ore. Questo valore è anche convertito in calorie, ma il focus è piuttosto ribaltato secondo la filosofia dell’azienda di Beaverton: tutto ruota attorno ai Fuel consumati.

Il bracciale è molto bello esteticamente per la sua semplicità e dimensioni contenute. Il display LED fornisce informazioni su Fuel, calorie, steps e anche l’orologio indicando con LED colorati dal rosso al verde il progresso giornaliero al momento rispetto al target preimpostato. Nel mio caso ho definito 3000 fuel come l’obiettivo da centrare ed è per questo che lo slider colorato è già abbondantemente nel territorio giallo di prima mattina. Nel mio caso – peso, altezza ed età – il rapporto tra fuel e calorie è pari a 3.48. Personalmente non presto troppa attenzione a questo parametro perché non ritengo particolarmente accurata la rilevazione. E quando corro ricorro sempre al Nike+ GPS Watch per avere indicazioni precise sulle mie prestazioni.

L’app per iOS in foto consente di visualizzare i risultati conseguiti grazie a una sincronizzazione via Bluetooth, una funzionalità carina, ma più estetica che concreta. Stesse funzionalità e informazioni sono recuperabile dal sito Web di Nike al quale si accede ricaricando il bracciale attraverso la sua porta USB e facendo loging.

Carino, simpatico per la sua praticità ed essenzialità, ormai ha sostituito qualsiasi altro orologio al mio polso e rappresenta uno stimolo a fare sempre più sport ogni giorno. credo questa sia la sua finalità principale: motivare.

Sphero: non può mancare sotto l’albero di Natale

Indispensabile. Fondamentale. Cruciale. Obbligatorio. Categoricamente vitale. Si trova su Amazon.com a $128. Il trasformatore funziona anche in Italia con una presa di adattamento. Tropo carino.

Il gatto non è compreso nella confezione e non è indispensabile. Per usarlo in modo divertente meglio ricorrere alle applicazioni per iPad.

E per chi avesse dei dubbi, si la pallina cambia colore a piacere.