Apple has a future except for one

AAPL chartAt the end of the trading session on July 14th, Apple Inc. is worth over $580B. After reaching the all time record  of $700 dollars per share on September 18 2012 before the 7:1 stock split, Apple has progressively moved towards the $100 target, de facto replicating its best performance ever. Apple has a 1-year low of $59.8157 and a 1-year high of $96.80. Financial firm Canaccord Genuity has raised AAPL target price  from $102.00 to $112.00 in a research note issued to investors on Friday.

Implicitly that means returning to the #1 spot as the largest worldwide publicly traded corporation. For the greatest majority of financial analysts, the stock is a gem, as documented here. Actually not: one analyst is recommending to sell this stock in case you own it. His prediction for the next 12 months are kinda catastrophic: -60%.

He could be right: time will tell! Not an expert, but more confident and I wonder what his opinion will be in September when Apple is expected to introduce a revolutionary iPhone, new Macs, and the long anticipated iWatch.

I numeri di Facebook puntano a Nord

Facebook_like_thumbFacebook ha raccolto $2.59B in totale nel trimestre, un miliardo di dollari secco in più rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Gli introiti da pubblicità assommano a $2.34B, il +76% più. Di questi, il 53% da pubblicità su dispositivi mobili. Non credo ci sia da aggiungere altro.

Poi forse avranno assunto gente talentosa, fatto acquisizioni, consolidato prodotti e terminato esperimenti vari e molte altre cose. Quello che conto, tutto sommato, sono i fatturati e la traiettoria. Ora è un’azienda da circa $8B di fatturato all’anno. Nulla da eccepire e mai come in questo caso appropriato il pollice verso l’alto.

Dove va Yahoo!? Al Polo Sud

MarissaNon sono un super esperto, ma non mi è mai capitato di assistere a una video conferenza per commentare i risultati finanziari trimestrali. Da qualche tempo questa è la regola per Yahoo!, un’occasione in più per Marissa per apparire. Problemi suoi.

Il problema vero è dove stia andando Yahoo!. I risultati degli ultimi anni vanno costantemente verso il basso, il Sud appunto. L’anno 2013 si è chiuso con $4.4B di fatturato in totale. Nel 2008 era pari a $7.2B per scivolare a $6.4B e $6.3B rispettivamente nel 2009 e 2010. La cifra dei 5 miliardi di dollari è stata saltata completamente. Nel 2011 il fatturato annuo si è attestato a $4.98B, stabile a $4.99B nel 2012. Nel primo anno solare completo da CEO di Marissa, il calo della top line è stato del 5.9%. L’azione è scesa nell’after market, ma non è una notizia.

Yahoo! results 03

Se fossi in loro sarei decisamente preoccupato. Il fatturato è calato in tutte le aree: display, search e others. I $306M in meno di fatturato registrati nel 2013 vanno confrontati con una crescita del 9% del mercato Display negli USA nei primi sei mesi del 2013 (il dato annuale sarà disponibile tra qualche settimana), del 24% nel segmento dei digital video e del 145% per la comunicazione su dispositivi mobili. Marissa ha sbandierato la crescita in fatturato della parte mobile come primo punto a conclusione della conferenza con gli analisti. Il dato per Yahoo! è stato del +2%.

Altro elemento da sottolineare, la presenza e il significato di Yahoo! è quasi essenzialmente US-centrico. $3.5B dei $4.4B totali arrivano dalle Americas, con EMEA (Europa, Middle East and Africa) sotto i $400M e Asia Pacific a $800M. La crescita di Q4, ovviamente il trimestre più significativo in assoluto, rispetto a Q3 è stata pari all’11%, meno di quanto registrato confrontando i due trimestri terminali del 2012. E visto che il fatturato è in calo anno su anno, risulta evidente come il processo erosivo sia – almeno al momento – inarrestabile. Il tutto alla luce anche di investimenti e acquisizioni (oltre 25) portate a termine nel corso del 2013 che hanno allargato il perimetro di riferimento dell’azienda. Al momento la capitalizzazione di borsa di Yahoo! è di poco superiore a quella di Twitter. La sensazione è che l’utilità percepita e le prospettive delle due aziende siano però quasi divergenti.

L’indicazione per Q1 2014 oscilla tra $1,120M e $1,160M: era stato $1,140M nel primo trimestre del 2013. Quindi crescita zero anche per i primi tre mesi del 2014. Prevista anche la compressione dei profitti. Nessuna indicazione per l’intero 2014, salvo indicare che si aspettano la crescita nell’ultima parte dell’anno. Come dire, speriamo che le cose migliorino e intanto prendiamo tempo. Si fa fatica quindi a vedere la crescita che Marissa ha citato in innumerevoli occasioni nella sua video presentazione dove i passaggi sulle assunzioni di super talentosi giovani e i successi sul traffico sono stati così insistenti da risultare sospetti. Non ha caso sono stati oggetto di richieste di approfondimenti da parte degli analisti.

Una sola considerazione: che senso economico ha sbandierare al vento un incremento del numero di visitatori quando il fatturato generale – e quindi a maggior ragione quello per utente e per PV – è inevitabilmente in calo? Non è un po’ sciocchino e privo di senso? Mi sembra come una squadra di calcio che a fine stagione festeggia e si auto celebra per essere stata la squadra che ha battuto il maggior numero di calci d’angolo. Serve? Conta?

Yahoo! results 01

Yahoo! results 01

12 words worth $18B

david_ebersmanWe are not sure how David slept last night. Maybe he had a good night sleep. Or maybe scary nightmares one day before Halloween when being scared to death is almost what you would expect.

David apparently said something he shouldn’t have said. Few words, but sufficient to have a catastrophic impact on Facebook market cap. Because this David is the CFO of Facebook: David Ebersman. During the earnings call yesterday evening David had a chance to report fantastic results primarily on mobile. Those numbers forced the FB stock to skyrocket to an all-time high of $57, adding $18B to the company evaluation. Them out of the blue, David added: “We did see a decrease in daily users specifically among younger teens”. 58 letters resulting into a horrific sequence that reached the ears of analysts attending the calls. The after-market jump of $7+ has evaporated instantaneously, leaving the stock unmodified at $49.

What will happen today when trading resumes? I’m personally confident the stock will move North, and I’m sure David shares the same view. During last night, many have been deeply disappointed: several Porsche, ferrari and Bentley dealers, realtors, marina clubs, …. You understand what I mean, dear David the evaporator, right?

 

Il terzo CEO di Microsoft

Steve_Ballmer_at_CES_2010Steve Ballmer (SteveB) ha annunciato questa mattina presto che entro 12 mesi lascerà il ruolo di CEO di Microsoft e quindi l’azienda. Molto realistico ritenere che succederà decisamente prima della scadenza indicata per diversi motivi:

  • è probabilmente lui il primo a voler voltare pagina;
  • tutti in azienda e nel mercato si aspettano questa mossa e più a lungo si protrae l’attesa, meno conveniente è la situazione per il board, gli azionisti e il management;
  • di sicuro l’identikit di chi potrebbe essere il candidato ideale è stato tracciato e diversi nomi inseriti nell’elenco;
  • qualcosa è successo per indurre un cambio così repentino di strategia a un mese di distanza da una profonda riorganizzazione interna in Microsoft che era stata valutata da tutti come un rafforzamento del ruolo dello stesso Ballmer come leader incontrastato.

Doppiamente ironico quanto successo questa mattina prima che aprissero i mercati e subito dopo l’annunci riportato per primo da CNBC, il canale finanziario di NBC: l’azione MSFT è salita del 9% per poi chiudere a +7.29%. Significa che i mercati apprezzano la dipartita di Ballmer, ma – allo stesso tempo – il tutto ha comportato un non trascurabile aumento di ricchezza personale dello stesso Ballmer. E questo un primo elemento da ricordare e sottolineare che serve per valutare la persona e il suo operato: il patrimonio personale di SteveB è stimato in $15.3B, cioè 15.3 miliardi di dollari. In euro scende a poco più di 10 miliardi. Questo parametro mi ha sempere indotto ad avere grande stima per SteveB avendo visto il tipo di vita che ha condotto per quasi un’intera vita, lavorando giornate interne senza un secondo di pausa. Molti dei manager Microsoft hanno lasciato l’azienda e si sono ritirati disponendo di una fortuna personale infinitamente inferiori. Se SteveB si è dedicato anima e corpo a Microsoft l’ha fatto per passione (o amore come ha scritto nel suo meno) visto che da oltre 15 anni è un miliardario in dollari.

Inoltre non va dimenticato che lui è stato CEO di un’azienda che ha sfornato profitti trimestrali nell’ordine di $5B, un’enormità. Credo gli debba essere riconosciuto come merito visto che ha di sicuro contribuito a questo risultato. Allo stesso tempo è stato oggetto di molte critiche e ripetuti inviti a farsi da parte perché qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. Anch’io mi sono permesso di esprimere questa opinione in più di un’occasione, ricordandone disastri e insuccessi. I “punti deboli” della gestione di Ballmer sono stati i seguenti:

  • Ha passivamente accettato di sbagliare tutto su Internet difendendo negli anni manager che alla prova dei fatti si sono dimostrati degli inetti leader producendo come risultato una perdita cumulata di oltre una quindicina di miliardi di dollari. Un po’ troppo anche per un’azienda ricca come Microsoft. Non riuscire a spezzare questa spirale una chiara indicazione di debolezza;
  • Nel settore delle acquisizioni si ricordano aQuantive ($6.5B volatilizzati), Great Plains e il goffissimo tentativo di acquisizione di Yahoo!, azienda decrepita da anni e ora ancora più cotta nonostante il modo in cui venga descritta dai media;
  • Ha permesso che la franchigia Windows entrasse in una fase letargica di difficile guarigione, processo iniziato nel 201 con il lancio di Windows XP. Da quel momento sono seguiti anni bui per quanto riguarda l’innovazione del sistema operativo vero e proprio e di comprensione dei trend hardware. All’inizio degli anni 2000 in Microsoft avevano dei laptop/tablet touch, prodotto morto dopo poco per mancanza di evoluzione HW-SW. Sappiamo poi come sia andata a finire con i tablet;
  • Si è fissato con il mondo dei giochi e delle console, dando origine a un’enclave tecnologicamente avanzato, ma incapace di generare profitti e con prospettive future modeste visto che il trend dei giochi si è spostato su altre piattaforme;
  • Il disastro nel mondo della telefonia mobile è di proporzioni bibliche. Prima ancora che entrassi in Microsoft nel 1999 ricordo di una presentazione seguita a Redmond (WA) dove Microsoft stessa indicava nei dispositivi mobili il futuro. Windows CE – il sistema operativo per quelle piattaforme – non è mai decollato e le successive versioni sono state una peggio dell’altra. Windows 8 arriva dopo un decennio abbondante quando è successo praticamente di tutto nel settore e Microsoft è rimasta alla finestra a guardare. Il telefono Kin un aborto di progetto costato oltre un miliardo di dollari tra acquisizioni, sviluppo e marketing;
  • Non ha capito nulla della musica digitale, facendosi “infinocchiare” dai suoi manager con la produzione del dispositivo Zune dapprima e mancando la distribuzione digitale;
  • Soprattutto si è reso ridicolo in diverse occasioni quando ha denigrato prodotti della concorrenza dando la sensazione di essere confuso e poco lucido, condizione non applicabile al CEO di una delle power house della tecnologia a livello planetario;
  • Come Keynote speaker a eventi pubblici ha sempre lasciato a desiderare, di fatto non riuscendo a trasferire appeal e interesse per il brand Microsoft anno dopo anno. Nei meeting interni trasferiva energia, ma dopo qualche anno di promesse non mantenute e innovazione stagnante era difficile separare la simpatia personale dalla delusione per la progressiva marginalizzazione di Microsoft nel mondo consumer;

L’elenco potrebbe proseguire, purtroppo. Personalmente ho solo dei bei ricordi della persona: è stato lui a premiarmi nell’estate 2001 a Miami Beach quando ho ricevuto il premio di Country Manager dell’anno per MSN e una mattina abbiamo fatto jogging insieme ad Hyde park a Londra. Spero che ora per lui inizi un periodo più tranquillo, piacevole e nel quale riesca a dedicarsi alle sue passioni e hobbies. A 57 anni ha molto tempo per fare tante belle cose.

Come gli analisti finanziari hanno stimato Q1 2013 di Apple

rev-and-eps-q1-2013-thursNegli USA non si placa la polemica relativamente alla correlazione tra il tonfo del titolo Apple in borsa e le erronee previsioni degli analisti finanziari. Per documentare il livello di accuratezza e di precisione del lavoro svolto da questi signori nel caso specifico – credo però che l’esempio sia un buon rappresentate più in generale del fenomeno – ecco un paio di grafici che propongono l’evoluzione nel tempo dei risultati trimestrali di Apple e le stime di analisti professionisti e indipendenti. Lo scarto è sempre ampio.

Ancora più imbarazzante per la categoria, questa tabella dove compaiono tutte le previsioni formulate nelle ultime settimane e relative al trimestre oggetto di tante controversie. per fornire una chiave di lettura ricordo che il fatturato di Apple si è attestato a $54.5 miliardi di dollari.

q1-2013-smackdown-final-sortedDieci analisti si erano spinti oltre $60B, mancando anche del 20+% il risultato. Come ricordato in un precedente post, molti si sono dimenticati di considerare nei loro calcoli che il confronto anno su anno avrebbe dovuto tenere conto della differenza di una settimana in meno (13 rispetto a 14), “dettaglio” che è stato stimato in oltre $4B di fatturato in meno rispetto all’anno precedente proprio per semplice mancanza di tempo a calendario. Insomma, da dei professionisti – o presunti tali – ci si potrebbe aspettare qualcosa in più.

Sull’onda di tutta questa scientificità applicata alle previsioni finanziarie, mi sento anch’io legittimato a fare delle previsioni. Eccole:

  • tra non molto andrò a giocare a tennis;
  • ci sarà bel tempo oggi a Miami;
  • uno dei due finalisti tra Murray e Djokovic vincerà gli Australian Open.

Non male, vero?

Il titolo Apple affonda dopo aver realizzato il trimestre record di tutti i tempi

White-Apple-logo-HD-wallpaper_1280x960Comprendere le dinamiche dei mercati finanziari va, purtroppo, al di là delle mie competenze e comprensioni. L’argomento mi piace, mi stimola e mi intriga, ma non ho le basi per comprenderne i contorni in modo chiaro, preciso e utile. Parlerò di Apple, condividendo però prima le stime degli analisti su Netflix e i risultati conseguiti. Per i professionisti di Wall Street l’ultimo trimestre del 2012 avrebbe dovuto chiudersi con una perdita. la realtà è stata diametralmente opposta sia come segno che come importo:

Fourth-quarter net income was $8 million or ¢13 per share, compared to a consensus estimate of a loss of ¢13 per share. Revenue in the period was $945 million, up by 8% from the expected $934 million.

Previsti 13 centesimi di dollaro di perdita, registrati 13 centesimi di dollaro di profitto. Insomma, un lavoro di qualità da parte di professionisti del settore. Questa la premessa.

Ora alcune considerazioni sui risultati di Apple nel quarto trimestre del 2012, il primo dell’anno fiscale 2013 per l’azienda di Cupertino:

  •  Fatturato. $54.51 mialirdi di dollari, record di tutti i tempi e valore superiore all’indicazione di $52B fornita alla fine del trimestre precedente. Gli analisti avevano stimato un fatturato di $54.7B. Lo scarto – qualora la previsione degli analisti avesse un qualsiasi elemento di veridicità o di credibilità (quanto successo con Netflix non è un’eccezione) è pari a $200M o 0.4%. I titoli dei media di tutto il mondo hanno riportato che Apple ha mancato le stime degli analisti: sappiamo ora di quanto e anche quanto attendibile sia il target stimato;
  • Crescita. È stata del 18% rispetto al trimestre corrispondente dell’anno precedente. Ancora una volta, commenti relativi al rallentamento e alla fine della corsa di Apple si sono sprecati. Peccato che il trimestre 2011 preso a paragone fosse di una settimana più lungo. un confronto omogeneo porta la crescita anno su anno (YoY) al 27%. Alcuni arguti osservatori hanno evidenziato un rallentamento nella crescita. Pensare di mantenere gli stessi tassi percentuali di crescita per oltre un decennio è da fantascienza pura, impossibile per molti motivi.  Nel 2013 il fatturato complessivo sfiorerà di $200 miliardi di dollari con potenzialmente $60B di profitti. Possibile che questi stessi osservatori si sentiranno nella posizione di affermare che Apple è troppo grande e con una presenza invadente nella spesa media delle famiglie americane, come già emerso nel passato recente. Nel 2011 questo importo è stato stimato in $444 per famiglia, in crescita rispetto a $295 del 2010.
  • Profittabilità. È stata pari a poco più di $13 miliardi di dollari, il quarto in assoluto per qualsiasi azienda quotata a Wall Street di tutti i tempi. Su base annua (l’intero 2012) Apple ha stabilito il record di tutti i tempi in termini di profitti generati con $41.7B. Percentualmente la redditività è calata rispetto allo scorso anno, ma era cosa prevista. La quasi totalità di prodotti in vendita – iPhone, iPad, iPod, iPad mini e iMac – era costituita da modelli introdotti negli ultimi 4 mesi dell’anno. Come è noto a tutti e da sempre, i costi di produzione dell’hardware calano progressivamente con la vita di un modello per il raggiungimento di economie di scala e l’ottimizzazione degli approvvigionamenti, liberando redditività incrementale. Il mondo delle console giochi si è retto su questo assioma da tempo. Avere prodotti nuovi significa costi incrementali su tutti i fronti – da quello produttivo alla comunicazione, dalla gestione degli stock alla formazione – ma anche mantenere vivo lo spirito di costante innovazione tipico di questo settore.
  • Volumi. Gli iPhone che hanno raggiunto le tasche e le borsette dei consumatori di tutto il mondo sono stati 48 milioni o +29% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (YoY). Gli iPad 23 milioni (+48%). In entrambi i casi, cifre record. In 8 trimestri dall’introduzione iniziale, iPad ha venduto 107 milioni di pezzi.
  • Price target. È il valore massimo del titolo stimato dagli analisti. Dopo la presentazione dei dati dei martedì 22 gennaio sono state fatte delle revisioni al ribasso. Secondo FBR Capital Markets il price target per Apple è pari a $675. Per Topeka Capital $888. Per Piper Jaffray è $767 con una previsione complessiva di fatturato nel 2013 (gennaio – dicembre) di $196.4 miliardi di dollari, una media di $49.1B a trimestre.
  • Disponibilità di cassa. È salita a oltre $130B, pari a poco meno di un terzo della capitalizzazione di borsa. Sono soldi che Apple deve mettere a profitto in qualche modo. Finanziariamente parlando, buy back delle azioni e dividendi maggiori due soluzioni molto apprezzate dagli azionisti. Ipoteticamente rimane aperta sempre l’opzione di acquisizioni, anche acquisizioni mega, facile a dirsi, meno a concretizzarsi. A scopo puramente numerico, Facebook vale in questo momento $68.2 miliardi di dollari. Questo dato mette tutto in prospettiva.
  • Supply chain. Nei giorni scorsi un’indiscrezione giornalistica del Wall Street Journal aveva scatenato una ridda di voci e il panico tra gli azionisti ripredendo e amplifando voci provenienti dall’Asia che indicavano in un taglio del 50% degli ordinativi di componenti per iPhone 5, un segnale inequivocabile a detta di questi “esperti” della crisi di Apple. Nulla di tutto ciò si è manifestato nella guidance sul fatturato del trimestre in corso (previsione di Apple di chiudere tra $41B e $45B) a ulteriore dimostrazione della superficialità con la quale vengono spesso trattate informazioni prive di alcun valore, ma presentate come fossero verità assolute. Credo possa risultare abbastanza realistico e credibile a chiunque ritenere che l’approvvigionamento di componenti e di prodotti da terze parti venga affrontato con professionalità e quasi scientificità, sapendo che l’ottimizzazione di anche una frazione di punto percentuale sui costi può avere degli impatti significativi sui risultati complessivi.
  • iCloud. Il servizio online ha raggiunto 250 milioni di utenti. Esattamente un anno fa erano 85 milioni. Triplicato in dodici mesi.

Ci sono molti altri numeri interessanti nella trimestrale di Apple. Una buona sintesi di quanto prodotto negli ultimi 92 giorni del 2012 da parte dell’azienda di Cupertino arriva da un pezzo di Slate.com che consiglio di leggere. Pur sempre un’opinione, ma qui avete trovato dei numeri, dei fatti:

To sum up, the world’s most valuable company posted one of the most stunning quarterly earnings reports in corporate history. Sales of its most important products were through the roof.

A fronte di tutto ciò, i commenti sul declino di Apple, l’incapacità del CEO Tim Cook di guidare l’azienda, la mancanza di innovazione e il progressivo allontanamento dei consumatori si sono sprecati in quantità industriali. L’azione è pesantemente calata rispetto al record storico di inizio settembre 2012: questo un fatto inconfutabile. Altrettanto incontrovertibile che i numeri prodotti nel 2012 siano da sogno su tutti i fronti: volumi di vendita, fatturato, marginalità, utenti e consumo dei servizi e prodotti offerti.

Leo colpisce ancora!

Vi ricordate di Leo Apotheker, per meno di un anno CEO di HP? Il grandissimo Leo – un visionario – ha lasciato l’azienda, ma i riflessi delle sue decisioni sono tangibili anche a distanza di tempo. Come si addice a un vero leader.

Non più tardi di ieri HP ha annunciato un writedown di $8.8 miliardi di dollari (si scrive così $8.800.000.000) relativamente all’acquisizione di Autonomy, concepita, partorita e portata a termine dal grande Leo. Quando all’epoca è trapelata la notizia, devo ammettere che il mio primo pensiero è stato quello del disastro annunciato, della spesa di soldi per un qualcosa che non serviva ad HP e di un’ulteriore manifestazione di “idiozia da management” intesa nella volontà di impresionare il mercato e gli azionisti con acquisizioni e nuove strategie. Peccato che molto spesso la storia insegni che queste azioni si trasformino in buchi nell’acqua.

E HP sembra eccellere in questo campo. Ha comprato sotto la sapientissima guida di Mark Hurd  l’azienda di Ross Perot – EDS – operante nel settore della consulenza. Un fiasco su tutti i fronti, di sicuro quello finanziario visto che rispetto al valore di $13.9 miliardi di dollari spesi nel 2008 HP ha indicato accounting charges per $8 miliardi nell’agosto 2012.

Autonomy è costata $10.2 miliardi di dollari, ma apparentemente l’intera operazione finanziaria è stata condotta in modo molto superficiale e maldestro visto che la stessa HP ieri ha ammesso l’esistenza di manipolazioni dei dati dell’azienda inglese, qualcosa vicino a una frode visto che si parla di importi del P&L totalmente inventati.

In precedenza HP aveva acquistato la texana Compaq per quasi $20 miliardi, di fatto spesi per annullare un rivale nel segmento dei personal computer.

Oggi l’azione HP vale meno di $12 dollari (era oltre $040 nell’agosto 2010) con una capitalizzazione di mercato di $23 miliardi. Noccioline. Un fantastico esempio di come “leader illuminati” possano distruggere valore con grande eleganza, senza ovviamente alcun senso di responsabilità o penalizzazione personale. Una dote anche questa!

52 miliardi di dollari in 92 giorni

Giovedì scorso Apple ha comunicato a Wall Street i risultati del proprio ultimo trimestre per l’anno fiscale 2012, fornendo anche indicazioni per il primo del 2013 che va dal 1° ottobre al 31 dicembre 2012. Il numero prospettato alla comunità finanziaria è stato di $52 miliardi di dollari, cioè $565 milioni per ciascuno dei 92 giorni a calendario. Cifre da capogiro in termini assoluti, ma ritenuti fattibili perché non avrebbe senso esporsi senza una buona dose di certezze viste le implicazioni connesse.

Non ho visibilità sullo spaccato di questo numero e solo fra tre mesi avremo qualche indicazione di massima per linea di prodotto e geografica. Di sicuro non la distribuzione del fatturato per singolo giorno. Solo dall’interno di un’azienda si ha accesso a un simile dato. L’aspetto che fa riflettere è però come la concentrazione di una parte significativa di questo obiettivo finanziario sarà spostato nel mese di dicembre non solo per la prossimità con il Natale.

Due gli elementi che fanno indurre picchi di fatturato giornalieri a dicembre di gran lunga superiori alla media del trimestre:

  1. l’effettiva disponibilità di molti prodotti solo negli ultimi giorni dell’anno;
  2. i problemi di produzione e di approvvigionamento che stanno sicuramente impattando le vendite in queste settimane.

I nuovi iMac da 27″ arriveranno solo a dicembre, quelli da 21.5″ a novembre. Questo non solo significa ritardare del fatturato, ma probabilmente esercitare anche un impatto negativo sulle vendite degli iMac esistenti per i prossimi 40 giorni, peraltro non più acquistabili online.

I nuovi iPad mini bianchi sono andati esauriti in poche ore e i tempi di attesa sono al momento di un paio di settimane almeno negli USA. I nuovi iPad – la quarta generazione – raggiungeranno i punti vendita tra l’inizio e la metà di novembre. Più “preoccupante” la situazione di iPhone 5: l’attesa segnalata dallo store Apple negli USA è di 3-4 settimane. Molto semplicemente significa che per essere relativamente certi di poter regale il telefono più ambito da tutti per Natale, l’ordine non può essere formulato oltre la metà di novembre per garantirsi un minimo di buffer.

Se il traguardo dei $52B verrà comunque raggiunto – o battuto come sensazione condivisa presso la comunità degli analisti di Wall Street – significa che il potenziale è ancora più alto. Un’indice di salute dell’azienda. Almeno per il momento.

Qui la conference call con gli analisti del 25 ottobre 2012 dove sono riportati i commenti relativi al primo trimestre dell’anno fiscale 2013.

Remembering Black Monday

Copertina WSJ 19 Ottobre 1987Il 17 ottobre 1987 le borse di tutto il mondo registrarono un improvviso calo seguendo lo svilupparsi della giornata. Da Hong Kong all’Europa e quindi Wall Street. Il Dow perse quel giorno oltre 500 punti chiudendo a 1738 (in questo momento, 25 anni dopo, vale oltre 13000). Il volume di azioni trattate superò i 600 milioni, il doppio del record precedente. L’IPO di Facebook ha registrato lo scambio di 515 milioni di azioni in una giornata record con volumi complessivi pari a 2.407.200. Altre cifre, altri numeri.

A lato, la copertina del Wall Street Journal di martedì 20 ottobre 1987.

Io ero a Seattle e avevo terminato la mia prima giornata di un corso di C language presso Microsoft University. In una camera dell’hotel La Quinta di Bellevue (c’è ancora) osservavo il dipanarsi di notiziari televisivi che commentavano la polverizzazione di circa il 25% del valore complessivo di Wall Street nel volgere di poche ore. Io mi consolavo con una meravigliosa Domino’s pizza, ma la situazione non presentava sfumature particolarmente piacevoli per milioni di azionisti che – mediamente – si erano impoveriti di un quarto dei propri asset. Quella catastrofica giornata è passata alla storia come Black Monday. L’aspetto quasi romantico da ricordare è la motivazione di quel tracollo di Wall Street. Per molti la causa fu il massiccio ricorso a programmi software per gestire ordini di acquisto o vendita in tempi ridotti. Una delle ipotesi formulate dopo Black Monday è che si sia innescata in modo del tutto casuale una sequenza di eventi che abbia portato molti software a muoversi in un’unica direzione: vendere, vendere, vendere e ancora vendere. Il dubbio che fosse del software mal scritto ad aver causato questo disastro un elemento ironico per chi, come me, si stava avvicinando a quel mondo.

Poi, per la cronaca:

  • Il blockbuster di quei giorni era il film Dirty Dancing e la canzone The time of my life la numero uno nelle classifiche di Billboard;
  • Internet come la intendiamo noi oggi non esisteva;
  • In Microsoft stavano lavorando alla versione di OS/2 1.0 e il codice era memorizzato su floppy disk da 360KB;
  • Windows 1.x – rigorosamente monocromatico – era stato introdotto da poche settimane;
  • WordPerfect e Lotus 123 i leader rispettivamente nel segmento dei word processor e spreadsheet;
  • Charles Schwab forniva quotazioni in tempo reale chiamando un numero 1-800.

Semplicemente un quarto di secolo fa. Rimanendo nel settore finanziario, venticinque anni dopo abbiamo assistito al più grande IPO di tutti i tempi – Facebook, 18 maggio 2012 – e contemporaneamente a una delle delusioni numericamente più marcate e, ieri, a Google che comunica in modo completo, per sbaglio e prima della chiusura dei mercati i propri dati finanziari dell’ultimo trimestre causando un sell-off che ha portato all’evaporazione di quasi $20 miliardi di capitalizzazione di borsa.

Da ultimo, capite come mai i lunedì borsistici non godono di buona fama. Da tempo, ormai.