Personale di terra. A terra

IMG_0845Sono un abituale frequentatore di diversi aeroporti, focalizzato negli ultimi anni su London Heathrow, T5 visto che volo solo ed esclusivamente British Airways (BA). L’altro giorno mentre ero in attesa di imbarcarmi, l’attenzione è stata catturata dalle sagome controluce del personale di terra di British Airways. Le grandi vetrate di Heathrow facevano filtrare molta luce che trasformava le divise blu scuro in silhouette, quasi fosse un esercizio fotografico. Cinque persone erano in attesa di espletare i propri compiti relativi all’imbarco di forse 130 passeggeri.

Da quell’immagine è partita una riflessione circa le azioni e i passaggi necessari per arrivare a un gate. Ho mentalmente ricordato come il processo fosse gestito in passato e mi sono soffermato sulla situazione che stavo vivendo. In altri termini, ha rivisitato i passaggi e le modalità che affronto regolarmente oggi, confrontandole con il passato. Oggigiorno il tutto avviene attraverso l’iPhone e l’app di British Airways. L’intero processo inizia più o meno 24 ore prima del decollo tramite una notifica da parte di BA per avvisare dell’apertura del check-in. Una volta nell’app (credenziali memorizzate, fortunatamente), attivo la procedura di emissione del boarding pass in 3 clicks e salvo il risultato prodotto in Passbook. Faccio così da almeno 2-3 anni. Tutti i miei boarding pass sono memorizzati lì, già solo questo un grande valore e una comodità. Stato del volo e altri dettagli sono forniti ovviamente con un certo livello di approssimazione visto che in 24 ore può succedere di tutto e molto deve essere ancora definito. Carina la presenza delle previsioni meteo all’arrivo e la password della rete WiFi del lounge (per vostra info BA usa sempre e solo le stesse 4 password da almeno 4-5 anni!). Questa fase preliminare si completa con la ricezione di un messaggio di posta elettronica di ulteriore conferma dell’avvenuto check-in, ma succede altro prima che io raggiunga il gate.

Nella giornata prevista per il volo l’accesso al boarding pass compare sempre in primo piano sullo schermo dell’iPhone. Idea semplice, ma saggia: sapendo che l’imbarco avverrà a ore, giusto rendere il boarding pass elettronico facilmente accessibile. Arrivato a T5  estraggo l’iPhone dalla tasca per prepararmi ad accedere al controllo di sicurezza. È sufficiente una  scansione del codice QR presente nel boarding pass e qualche secondo di attesa affinché venga scattata una foto da una camera integrata al cancello di ingresso. Una volta presidiata da personale a terra, da qualche mese questo passaggio all’area delle partenze prevede la presenza di un solo addetto inoperoso per la maggior parte del tempo visto che la sua funzione è quella di gestire un eventuale problema. BA si aspetta che quasi la totalità dei passeggeri sia in grado di fare la scansione del proprio boarding pass – elettronico o cartaceo – e di proseguire verso il controllo di sicurezza. Non è difficile, onestamente. Dopo qualche metro mi attende il noioso, ma necessario, rituale del controllo del bagaglio a mano e degli effetti personali. Un piccolo scanner invita – non è obbligatorio – a fare nuovamente la scansione del boarding pass proprio in prossimità del nastro su cui appoggiare gli effetti personali. Mossa astuta: serve a BA per misurare il tempo intercorso tra l’accesso all’area e l’inizio del controllo. Il mio dato aggregato con quello di milioni di altri passeggeri immagino venga condiviso con BAA, l’azienda spagnola che gestisce Heathrow in modo da monitorare l’efficacia e del servizio preposto e i tempi di espletamento dei controlli di sicurezza.

In realtà tra le due scansioni arriva un SMS per invitarmi a esprimere un giudizio sul check-in, iniziativa anche questa mirata a raccogliere evidenze per valutare la qualità del servizio. Superato il controllo, la prossima tappa è il lounge BA dove l’accesso mi è garantito da un’ulteriore scansione del boarding pass sul telefono. Anche in questo caso degli agenti BA controllano l’ingresso, ma l’operazione consiste nel trasferire per qualche secondo il mio telefono e permettere loro di fare una nuova scansione. Potrei farlo da solo: vedo veramente un valore aggiunto molto limitato dalla loro presenza. Piacevole essere salutato, ma forse costoso per l’azienda nel complesso. Al momento l’uscita dalla lounge non è monitorata in alcun modo, ma consiglierei a BA qualche semplice soluzione per completare l’acquisizione dati aggiungendo anche la permanenza nella saletta tra le tante informazioni prodotte.

BA ground crewFinalmente sono giunto al gate. Non ho quasi interagito con nessun umano, salvo seguire qualche cenno con la mano e lo sguardo al controllo sicurezza e quanto appena descritto per accedere al lounge. In merito, dei cancellati automatizzati potrebbero forse rappresentare una valida alternativa. Il processo di boarding non è ancora iniziato. Appena riceverò il via libera replicherò per l’ennesima volta la medesima scansione ormai fatta in altre diverse occasioni integrata da un sempre piacevole sorriso e un saluto.

Quindi? Non sto ipotizzando Heathrow privo di personale BA di terra, ma francamente … forse non è nemmeno necessario dover completare la frase. La loro presenza è giustificata da ragioni storiche e dall’eventuale esigenza di dover gestire degli imprevisti di qualsiasi genere. Poco più o forse addirittura nulla di più. Se l’intero processo tecnologico funziona fin dalle sue primissime fasi come descritto, riesco a prender posto a bordo solo grazie al mio smartphone e a una serie di dispositivi pensati e concepiti per garantire la ripetuta verifica delle mie credenziali, elemento cardine per la sicurezza in volo.

Oltre alla ovvia conclusione che presto mi aspetto di assistere a un’ulteriore riduzione del personale a terra efficacemente sostituito da diverse soluzioni tecnologiche (ci saranno presto molti schermi agli imbarchi per eventuali interazioni con agenti remoti), è incredibile la quantità di dati e informazioni che vengono prodotti in poche centinaia di metri lineari che separano l’ingresso dell’area delle partenza dalla porta di un aereo. Se alle azioni fisiche esplicite descritte si aggiungono le riprese video che catturano pressoché ogni metro di Heathrow calpestatile, facile capire quali potranno essere le prossime evoluzioni nel rendere il posto sempre più sicuro e le operazioni di boarding più semplici e fluide. Non mi manca moltissimo ad arrivare a 2 milioni di miglia volati con BA: quindi prevedo di di essere testimone diretto di altra tecnologia applicata agli scali aeroportuali. Fra due settimane il Passenger Terminal EXPO 2015 a Parigi un’ottima occasione per conoscere le prossime evoluzioni nel settore.

PS Per gli appassionati di tecnologia in volo, intanto BA è diventata interamente paperless sui propri 787 Dreamliners, la prima al mondo.

Altro che polipo: le stelle hanno parlato!

world-cup-2014Non fatevi influenzare dai polipi vari, esperti di calcio, agenzie di scommesse o anche banche di investimento. Mi riferisco alle tante previsioni sull’esito dell’imminente World Cup 2014 che si terrà in Brasile dal prossimo 12 giugno. Chi vincerà? Molto semplice la risposta: Inghilterra. Contro ogni pronostico, statistica e logica.

Come mai sono così sicuro che qualcosa di poco improbabile si materializzerà tra poche settimane? L’ispirazione e la fiducia arrivano dall’alto, una fonte estremamente credibile che non ho problemi a condividere con voi. Prima però un veloce salto nel tempo, fino al 1966 per la precisione. E per spiegare cosa sta alle spalle della mia granitica certezza sulla vittoria dell’Inghilterra, alcune domande:

  1. Nome della squadra che ha vinto il campionato spagnolo nel 1966?
  2. Nome della squadra che ha vinto l’equivalente dell’epoca della Champions League nel 1966?
  3. Nome della nazione che ha vinto per la prima e unica volta Eurosong Festival nel 1966?

Ora ponetevi le stesse domande cambiando solo la data sostituendo al 1966 il 2014. Da ultimo – ma non dovrebbe essere difficile rispondere a questo punto – quale nazione ha vinto la World Cup nel 1966? England.

Per completezza, le risposte corrette alle prime tre domande sono Atletico Madrid, Real Madrid e Austria. Come avete capito, l’indicazione sulla nazione che solleverà il trofeo viene … dagli astri!

PS Se fosse, visto le bassissime probabilità assegnate alla nazionale inglese dai bookmakers inglesi, una vincita non trascurabile.

Da grande faccio il meteorologo

IMG_1233Quale il mestiere più semplice in assoluto? Difficile rispondere con precisione. Di sicuro non avrei mai pensato che occuparsi del meteo fosse semplice. In molte occasioni ho constatato come le previsioni potessero essere clamorosamente smentite dalle condizioni reali anche a distanza di una o due ore rispetto a quanto ipotizzato.

Da qualche mese mi sono ricreduto: nulla di più semplice che fare il meteorologo se si vive a Scottsdale in Arizona. Esiste una sola previsione possibile: sole. Come è il tempo oggi? Bello. E domani? Bello. Nel weekend? Bello. La prossima settimana? Bello.

Oggi nel mondo meglio del sig. Conte

20120802-134206.jpgEcco alcuni eventi meritevoli di copertura successi oggi, 2 agosto, e più rilevanti di quanto sta accadendo al povero sig. Conte:
– una ragazzina di 16 anni ha vinto l’oro nella ginnastica artistica. Anni di durissimo lavoro premiati con un risultato fantastico anche perché è la prima Afro-American a centrare questo obiettivo;
– i mercati finanziari USA hanno reagito male al discorso del Governatore Draghi, registrando una chiusura in negativo, scalfendo ulteriormente l’ottimismo sui mercati finanziari;
– Michael Phelps con 20 medaglie è l’atleta olimpico numero uno di tutti i tempi;
– il titolo di Facebook crolla sotto i $20 dimostrandosi un investimento finanziario disastroso nei primi 75 giorni di trattazioni pubbliche;
– calano i fatturati di GM, ma non gli utili. Mercato dell’auto difficile ovunque, ma è l’Europa a rappresentare un vero problema;
– un adulto ogni due in Colorado è sovrappeso o addirittura obeso;
– le ultime mosse di Mitt Romney fanno discutere negli USA. È lui il presidente giusto per i prossimi 4 anni anche per noi europei?
– …

Ovviamente c’è molto di meglio del mio poco professionale elenco di spunti editoriali. Dimenticavo: è agosto e l’Italia chiude per ferie. Corretto e sensato dare un po’ di riposo al cervello.

La Fine dell’Era del Buon Senso: alcune prove schiaccianti

Avete ancora qualche dubbio relativamente al fatto che stiamo vivendo le prime fasi di una nuova era dove la tecnologia digitale esercita un ruolo dirompente e rappresenta un elemento di costante innovazione?

Vi propongo una serie di fatti risultato di analisi e osservazioni condotte di recente negli ambiti più disparati per sostenere la teoria che il mondo sta evolvendo verso forme di pensiero, comportamento e anche organizzative diverse dal presente e dal passato. Si tratta di esempi scorrelati tra loro che evidenziano molti dei concetti chiave esposti ne La Fine dell’Era del Buon Senso. In molti di questi troverete la costante misurazione della realtà che ci circonda, il tutto effettuato con grande precisione, accuratezza e ampiezza dei dati raccolti per descrivere in profondità un qualsiasi fenomeno comportamentale o microeconomico. In altri, come la tecnologia sostituisca progressivamente forme consolidate e ampiamente diffuse di pratiche di business o anche semplicemente abitudini comunemente accettate. L’elenco non può che espandersi nel tempo visto che ogni giorno che passa ci avvicina sempre più al futuro/presente che siamo destinati a vivere. Con soddisfazione, mi auguro.

  • Commuting time. Secondo uno studio pubblicato nell’ottobre 2011 da OECD, gli italiani trascorrono oltre 40 minuti al giorno per raggiungere il posto di lavoro, un valore superiore alla media dei trentaquattro paesi membri (38 minuti) e molto superiore agli USA (28 minuti). 44 minuti al giorno significa 3 ore e tre quarti alla settimana dedicati a trasferimenti fisici in andata e ritorno. Queste misurazioni differiscono da uno studio condotto in Europa nello stesso periodo, ma poco importa. La sostanza è che trascorriamo troppo tempo in attività spesso economicamente non convenienti visto che l’80% della capacità di trasporto delle auto non viene utilizzata in alcun modo. Ciò significa la sola presenza del guidatore a bordo nella maggior parte dei casi. Esistono le condizioni per modificare questo dato di fatto? Probabilmente no nel breve e medio periodo, ma sicuramente quanto può cambiare nei prossimi anni è l’esperienza a bordo delle nostre auto. Nel libro racconto di un nuovo fenomeno chiamato Quantified Self, l’accurata misurazione di attività individuali come il battito cardiaco, il sonno e molte altre ancora. Ipotizzare le auto dei prossimi anni equipaggiate con sensori progettati per misurare alcuni parametri chiave del funzionamento corporeo può risultare utile nel suggerire comportamenti da tenere in ufficio per ottimizzare le proprie prestazioni, check-up continui di parametri fisiologici chiave (battito cardiaco attraverso il volante, per esempio) e anche stabilire l’alimentazione ottimale a fine giornata. Probabile che, salvo situazioni urbanisticamente favorevoli, saremo costretti ad allocare oltre 160 ore all’anno (pari a 20 giornate lavorative) per il non troppo piacevole commuting, anche se in questo lasso di tempo saremo nelle condizioni di fare qualcosa di più utile e interessante rispetto a oggi.
  • Restaurant stats. Il numero di ristoranti negli USA sfiora quasi il milione: 970.000 per la precisione. Numericamente significa un punto di ristorazione per ogni 321 cittadini americani a cui andrebbero aggiunti i milioni di visitatori annui, sebbene presenti nel territorio solo per una breve parte dell’anno. Il numero di addetti è pari a 12.9 milioni, un grande esercito per un’industria che cattura 48 centesimi ogni dollaro speso in cibo e genera un fatturato giornaliero pari a $1.7 miliardi. Su base annua, la dimensione di questa industria corrisponde al 4% del PIL USA. A supportare l’immagine maturata nel tempo vedendo i film americani, un adulto su due ha avuto un’esperienza professionale nell’industria, nella maggior parte dei casi come cameriere come da aneddotica cinematografica appunto. Oltre 2.500 dollari all’anno per famiglia la spesa in ristoranti su base annua. Nonostante ciò, il tasso di fallimento al primo anno di esercizio si attesa al 30% corrispondente a 9000 locali il cui fatturato medio si attesa introno a $580.000 all’anno. Per concludere con un dato legato alla tecnologia, il 38% degli adulti americani afferma di desiderare il ricorso a specifiche apps per smartphone per accelerare e semplificare il servizio al tavolo. Le implementazioni di modalità di ordinazione con iPad o smartphone e di pagamento finale grazie a soluzioni tecnologiche di vario genere ormai si sprecano.
  • iPad and breakfast. Avete mai alloggiato presso l’Hotel Bel-Air nell’omonimo quartiere di Los Angeles? Nulla di grave perché se l’avete fatto vie siete persi l’opportunità di ordinare la colazione in camera in un modo innovativo e particolarmente piacevole: attraverso un iPad presente in ogni camera di questo rinomato hotel. Il 75% degli ordini ricevuti – quindi 3 su 4 – provengono dal tablet, il tutto a sole poche settimane dal lancio di questo servizio. I vantaggi sono molteplici come facile immaginare. Per il consumatore si tratta di un’esperienza molto più realistica rispetto al passato perché la selezione si basa su immagini e video dei piatti disponibili, ma anche di commenti dello staff della cucina. Inoltre è veloce e istantaneo e non richiede nemmeno di scomodarsi per ricercare una penna o posizionare il cartoncino fuori dalla porta della camera. Le statistiche raccolte indicano anche un aumento della spesa per colazione con tempi di ordinazione molto anticipati rispetto a quelli di consegna. Oltre al vantaggio economico, quindi, anche evidenti benefici nell’organizzazione del lavoro in cucina e pianificazioni istantanee su come ottimizzare la consegna nelle camere. Inutile aggiungere come modifiche al menu e statistiche sui consumi siano due attività a costo praticamente nullo e tempi di esecuzione ridotti ai minimi termini oltre anche a memorizzare le preferenze di ogni singolo ospite per rendere ancora più gradevole e piacevole il prossimo soggiorno.
  • Le città più fotografate al mondo.  Portland in Oregon, Dublino in Irlanda e Austin capitale del Texas agli ultimi tre posti di questa classifica delle Top 25 località più fotografate al mondo che si basa sull’analisi di alcune decine di milioni di fotografie analizzate attraverso appositi software. Le tre località più immortalate sono elencate nel libro. Provate a immaginare. Le statistiche raccolte negli ultimi mesi indicano in 2.8 il numero medio di dispositivi elettronici per coppia di viaggiatori, valore che sale a 7 se viene presa in esame una famiglia. Realistico ritenere quindi che in occasione di un viaggio di piacere una delle azioni più frequenti consista nello scattare foto.
  • Cause del surriscaldamento del pianeta. Quali le cinque cause principali per il surriscaldamento del pianeta? Il buon senso porterebbe a colpevolizzare il traffico automobilistico e ad attribuirgli le responsabilità maggiori in assoluto. Le cose non stanno così. La numero uno è la progressiva e continua azione di deforestazione del pianeta con conseguente minor consumo di CO2 e ridotta produzione di O2. Al secondo posto si attestano gli allevamenti bovini e la naturale emissione di gas metano. Impianti per il trattamento di combustibili fossili, i veicoli e l’estrazione di combustibili fossili (soprattutto l’attività mineraria) completano l’elenco.
  • Internet of Things. Aggiungere intelligenza a qualsiasi oggetto: questo un trend in atto e in progressiva espansione grazie alla sempre più massiccia adozione di tecnologia e di software negli oggetti che ci circondano. Nel maggio 2012, GE ha sviluppato un innovativo contenitore per il latte collaborando con il laboratorio Quirky. Due le finalità del progetto: conoscere sempre lo stato qualitativo del latte e informare il consumatore su eventuali esigenze di nuovi acquisti e rifornimenti. Il primo punto viene indirizzato tenendo sotto controllo il livello di pH che deve attestarsi a 6.7 per preservare condizioni ottimali. Scostamenti rispetto al valore indicato sono percepite dal contenitore che interagisce con un’apposita app per iOS segnalando anche la quantità di latte residuo in unità di misura utili e comprensibili – tazze riempibili, per esempio – e momento della scadenza. Necessario disporre di un simile contenitore? Probabilmente no, ma è una chiara indicazione di quanto dobbiamo aspettarci prossimamente: adozione e applicazione di tecnologia in qualsiasi contesto e ambito.
  • Conversazioni telefoniche. Duravano mediamente poco più di 3 minuti nel 2006, anno precedente all’introduzione del primo Apple iPhone. Alla fine del 2011, la durata media era scesa a 1.78 minuti cioè un minuto e 47 secondi. La metà. A livello mensile, si è passati da un valore medio di 826 minuti sempre nel 2006 a 681 alla fine del 2011. È evidente come il ricorso a molteplici forme di comunicazione basate su Internet stia progressivamente erodendo il tempo complessivo allocato a delle tradizionali conversazioni telefoniche, in qualche modo superate da forme più idonee alle esigenze di oggi. Lo spettro di soluzioni comprende la semplice e spesso denigrata email, fino a soluzioni di video conferenza con più interlocutori, spesso fornite gratuitamente e accessibili da un ampio insieme di dispositivi, dai più tradizionali computer agli smartphone di ultima generazione. Prevedibili quindi revisioni ai diversi piani tariffari e anche l’introduzione di pacchetti di soli dati visto che il consumo si sta indirizzando verso quella direzione.
  • Photos. Diversi miliardi di foto sono state scattate negli ultimi tempi, numero che aumenta come conseguenza della diffusione degli smartphones, di social network specializzati come Instagram, Pinterest e LoveIt oltre al mastodontico Facebook e alla presenza di una videocamera anche nei tablet dal 2011. Una metrica che impressiona (ma non so quanto oggettivamente misurabile) indica in 2 minuti il tempo necessario oggi per scattare lo stesso numero di foto del secolo scorso. L’idea di progressione esponenziale la fornisce però l’indicazione che il 10% del totale di foto scattate in tutti i tempi è concentrato negli ultimi dieci mesi. Secondo Facebook, le foto caricate ogni giorno ammontano a 300 milioni. Se questo numero fosse costante per un intero anno – cosa che non è perché cresce di diverse di decine di milioni di unità ogni trimestre – il numero complessivo di nuove immagini alla fine di un anno sarebbe pari a poco meno di 110 miliardi di foto, in media 16 per ogni abitante del pianeta.
  • Private space mission. Nel libro ricordo in un paio di occasioni le missioni lunari condotte da NASA negli anni sessanta e settanta. Nel 2012 abbiamo invece assistito al lancio con successo di una prima missione spaziale gestita interamente da privati, la prima di quella che si delinea come una lunga serie da parte di più aziende. Analizzando il tutto dalla prospettiva della competizione spaziale tra USA e USSR di qualche decennio fa sembra quasi un’eresia. Un’attività di ricerca di punta e con costi considerevoli non poteva essere affrontata che da una nazione super ricca o totalitaria. Oggi operiamo in un mondo diverso per molti aspetti. L’accesso a capitali anche ingenti non è più prerogativa delle nazioni e la disponibilità di tecnologia e di competenza diffusa consente di arrivare a commentare iniziative come quella di SpaceX che ha completato la prima missione di aggancio alla stazione orbitante International Space Station il 31 maggio 2012. L’azienda è attualmente privata, ma il successo conseguito con la missione di maggio 2012 apre le porte per una probabile quotazione in borsa nel 2013. Il modo in cui dobbiamo abituarci a pensare è ben illustrato da Spacex: imprenditorialità, innovazione, ingresso di privati in spazi precedentemente a esclusivo appannaggio di agenzie controllate da uno o più paesi e costante ridefinizione di quanto ritenuto logico, atteso e in continuità con il passato.
  • Apps economy. Alcuni dati per comprendere il fenomeno dell’apps per smartphone e, più in dettaglio, per la piattaforma iOS di Apple:
    • La data di lancio di Apple iTunes è stata il 9 gennaio 2001;
    • La disponibilità di apps per la piattaforma iOS coincide con il rilascio della versione di iPhone 3G. Per la precisione l’App Store precede di un giorno la commercializzazione di Apple iPhone negli USA: 10 luglio 2008 per il negozio, 11 luglio per il cellulare;
    • La data di lancio di Apple App Store per Mac risale al 6 gennaio 2011;
    • Il raggiungimento del primo miliardo di downloads da iTunes è avvenuto il 4 ottobre 2010.
    • Il 5 marzo 2012 il numero di downloads complessivi ha raggiunto i 25 miliardi, pari a 46 milioni al giorno o 532 al secondo;
    • Circa 600.000 apps disponibili al momento.
    • Il numero complessivo di dispositivi di prodotti equipaggiati con iOS è pari a 315 milioni;
    • In media ogni dispositivo iOS è equipaggiato da circa 80 tra apps e prodotti media comprati da iTunes.

Cosa serve ancora per convincerti a prendere seriamente in considerazione il tuo ingresso nella nuova era post buon senso?

La Fine dell’Era del Buon Senso inizia oggi

Sempre bello e piacevole assistere all’evoluzione di un progetto che prende forma nel tempo fino a raggiungere lo stadio finale. È una sensazione che ho provato in molte occasioni durante la mia carriera lavorativa. Questa mattina mentre correvo mi sono ricordato dell’emozione nell’annunciare l’ingresso sul palco di Bill Gates in occasione di un evento organizzato a Roma una decina di anni fa. Io ero sensibilmente agitato, ma anche la sala super gremita di oltre mille persone trasmetteva attesa, ansia e un forte senso di partecipazione. Quello il momento clou di un progetto iniziato mesi prima che aveva richiesto il lavoro di molte persone in Microsoft con l’obiettivo di posizionare MSN come uno dei principali player nel nascente mercato Internet. Anche la prima edizione della Windows Professional Conference nell’autunno 1994 con 1087 partecipanti un momento che ricordo come un risultato concreto per tutti noi all’epoca impegnati come Microsoft University. Questi solo due dei tanti esempi passati.

Stessa situazione e sensazioni per il libro La Fine dell’Era del Buon Senso appena uscito esclusivamente in versione digitale e disponibile praticamente in tutti gli store esistenti, sebbene al momento solo in italiano. I dubbi e le perplessità che mi attanagliavano – più durante la fase di rifinitura che nel momento originario della scrittura – riguardavano la bontà di quanto prodotto, la sua capacità di stimolare interesse e di far scattare riflessioni partendo dal materiale raccolto e presentato nel testo. Qualche primo feedback incoraggiante l’ho ricevuto nelle scorse settimane da parte di editor di diverse case editoriali italiane. Pur avendo scritto oltre una dozzina di libri in passato, questo è diverso, molto diverso, dai precedenti. È un racconto di tecnologia, ma non una lettura riservata a chi opera nel settore dell’Information Technology. Almeno questa la mia intenzione. Una volta trovata conferma da parte di chi di libri se ne intende, è aumentato il desiderio di completare il lavoro e di vedere pubblicato l’ebook. Oggi ci siamo, ma – come sempre – la mia attenzione è già da giorni rivolta a cosa fare di stimolante prossimamente. L’hashtag è #finebuonsenso.

Nel frattempo aspetto i commenti e le valutazioni dei lettori, augurandomi di riuscire a instaurare un dialogo e una conversazione stimolante per tutti e di leggere tante reviews. Sono poi estremamente curioso di capire dall’interno il nuovo fenomeno degli ebooks, la risposta dei consumatori a questo genere di formato e tutte le implicazioni connesse soprattutto in ambito social. Un po’ teso, ma vale sempre la pena correre dei rischi.

Vi consiglio di iniziare dal sito e dal Prequel, una parte non inclusa nel libro, ma organica con quanto raccontato nel testo. Altrettanto vale per la sintesi dei principi e delle idee raccolte. Buona lettura:

PS Chissà se le mie figlie lo leggeranno?