Apple has solved a big dilemma!

HandoffFor years, maybe decades, experts have passionately debated about TV and computer convergence.

Way back in 1995, Web TV Networks created a product ultimately bought by Microsoft and rebranded MSN TV. The idea in those days was to deliver the browser experienced on a TV screen (almost certainly a CRT monitor!) using a setup box and a custom keyboard. A total failure for obvious reasons, starting from a very poor video quality.

The opposite approach – video content displayed on a computer screen – was pioneered by a company originally called Cameron Broadcast Systems and eventually renamed broadcast.com. Yahoo! acquired it in April 1999 for almost $6B, making their founder instant billionaires.

None of the two approaches ever delivered anything closer to the expectations. The introduction of broadband made it almost natural to play HD videos on a computer (and  mobile devices more recently), eventually paving the way to services such as Vimeo and YouTube. Nowadays moving video content from a computing device to a TV monitor requires a very inexpensive hardware products (Apple TV, Google Chromecast, Microsoft Wireless Display Adapter, Roku, Boxee, and many more), and this task is delegated to some functions embedded into the operating system. Apple AirPlay a perfect example.

With the introduction of iOS 8 and soon Yosemite, the scenario changes drastically, adding a new dimension to the debate. Thanks to the progressive integration and convergence of the two Apple operating systems, phone capabilities have been added to Macs and iPads too: Apple Handoff adds telephony functionalities to devices otherwise incapable of performing such a task. Besides running iOS 8 and Yosemite, a second prerequisite consists in sharing the same WiFi. In this environment, iPhone’s telephony functionalities are automatically shared with other devices, allowing for calls to be made and received while working on a Mac or an WiFi iPad.

While this might seem such as a marginal new feature, in practical term it is quite convenient to decouple the telephony service from the iPhone and extending it to any other connected devices. The benefits and consequences are obvious: bridging a Mac and an iPhone means closing a gap and blurring the line between these two devices, at least from an operating perspective. Calling one of your contacts while working at your desk in a seamless and natural way is super cool and very convenient. Same for incoming calls ringing on the Mac screen.

As a consequence, I personally won’t consider anymore buying an iPad equipped with a SIM card. While under the same WiFi, iOS will provide seamless integration between devices, and while on the road a personal hotspot will connect the tablet to the Internet.

Consider solved the dilemma between TV and computers. The former is a simply a screen (despite all efforts by Samsung and LG to add some smart functionalities) populated by content from multiple sources. High resolution screens and displays provide excellent solutions to render HD content. And the integration between the phone and a Mac has revitalized the old computing experience. What truly matters are high resolution screens, powerful computing powers, and excellent connectivity.

Simple and cool!

What is Apple selling?

Apple EarningsWithout any doubts, an “avalanche” of iPhone 6 and 6 Plus. According to some estimates, more than 20 million units since the debut on September 18th 2014. In the UK, in store purchases are regulated thru an online reservation process, a smart solution reducing endless waits, long lines, and setting the right level of expectations among customers. This tool indirectly provides some clues on what consumers perceive as cool and trendy. Here’s what I found.

In the last two weeks reserving the iPhone 6 Plus has turned out to be a true MI (Mission Impossible). On the contrary, great abundance of iPhone 6 16GB in every color, indicating either over production or the premature death of the low entry model due to the common  perception that that amount of memory is inadequate for the average user.

Color wise, gold/champagne seems less trendy than one year ago. Among the three colors, it is frequently available in the 64GB and 128GB configurations as well. Grey and silver are rarely available, almost always exclusively in the entry level configuration.

What about iPhone 6 Plus? OK, next question. Impossible to find in stores across the UK, waiting time from the Apple online store is currently between three and four weeks. As stated by many analysts and despite all negative comments re to its size, the Plus seem a smashing success in every color, latitude and among every consumer.

Speculations will dissolve on October 20th when Apple will report Q4 FY14 Earnings results.

 

Bravo Timoteo: well done!

iPad AirIeri è stata la giornata dei numeri tondi per Apple: 200 milioni di dispositivi con iOS 7 dopo 5 giorni dal lancio, 1 milione di applicazioni su AppStore, 1 miliardo di canzoni in streaming con iTunes Radio solo negli USA grazie a  20 milioni di ascoltatori, 60 miliardi di downloads da AppStore. Fuochi d’artificio in partenza della presentazione tenutasi a San Francisco in una location abituale per Apple.

UN evento piacevole non solo per contenuti, ma soprattutto per il tono e le modalità con cui sono stati veicolati i messaggi e gestita la presenza sul palco. Questa volta la sensazione complessiva è quasi un desiderio a procedere a un upgrade hardware e software già nelle prossime ore, con ampia scelta e su tutti i fronti.

In ordine. L’esperienza su MacBook e iMac raggiunge un livello superiore grazie alla nuova versione del sistema operativo, raffinato e arricchito di funzionalità appariscenti come le mappe integrate con la versione iOS e di sostanza come quella per la gestione delle password. La disponibilità immediata e totalmente gratuita – R&D for free – due ottime motivazioni aggiuntive per una migrazione istantanea. Per chi possiede un MacBook Pro da soli due mesi come il sottoscritto, la nuova linea hardware non può che suscitare invidia e la speranza che Santa Klaus si commuova e provveda a risolvere il problema visto che tutto sommato trascorro ore e ore ogni giorno davanti alla tastiera. Volendo sognare, il Mac Pro sembra più un prodotto da Star Wars che per una scrivania per design, ideale per video, fotografia, musica e altre attività dove la potenza fa realmente la differenza.

Ritornando al fronte software, la suite iLife è ora interamente a 64bit, ma quello che conta maggiormente è la totale integrazione tra la piattaforma Mac OS X e iOS per rendere le esperienze creative in ambito musicale, fotografico e video semplici e naturali come avrebbe logico fossero, facilitando utenti poco esperti e anche i più skillati. Anche in questo caso il prezzo ridotto a zero un ottimo incentivo all’uso e alla diffusione. Stesso completo processo di riscrittura per iWork sia per iOS che Mac OS X. Si tratta di un investimento non trascurabile, ma è evidente a questo punto come Apple abbia deciso di ricoprire un ruolo centrale nell’esperienza personale di generazione di contenuti, condivisione e collaborazione perché ritenute aree strategiche per preservare il valore di iOS nel tempo e garantire continuità alla linea dei MacBook attraverso un’integrazione naturale e capace di aggiungere ulteriore valore grazie alla bidirezionalità. Tutto gratuito per chi acquista i nuovi prodotti hardware Apple. Questa scelta va sottolineata: se da un lato impatta teoricamente sui risultati economici, è altrettanto evidente che si tratta di un rischio minimo e ampiamente compensato dai benefici indotti. In primo luogo rimuove qualsiasi resistenza alla migrazione verso piattaforme e applicazioni di ultima generazione. Il consumatore è – almeno teoricamente – felicemente “ingabbiato” in una combinazione software e hardware che comprende oggi la scrivania e la mobilità con qualche estensione nello spazio TV. Il futuro riserva ovviamente qualche altra estensione come auspicato e ipotizzato da tempo.

iPad Air? Spettacolare per le caratteristiche hardware, ma anche per tutte le premesse software rappresentate da iOS 7, le apps di Apple e di terze parti e il mondo parallelo che ruota attorno a Mac OS X.

Pensando a questi annunci e riflettendo su quanto faccio ogni giorno, rimango semplicemente affascinato dalle complessità architetturali che costituiscono il presupposto per far funzionare questo mondo di dispositivi sempre collegati e con un livello di qualità e di sofisticazione crescente. Non una novità di oggi, ma una continua presa di coscienza dei benefici dell’essere connesso in qualsiasi momento e a elevata velocità. Banale, ma piacevole da rimarcare soprattutto quando tutto funziona secondo le aspettative e le esigenze semplificando il lavoro, aprendo nuove prospettive e garantendo comunicazioni interpersonali ricche e soddisfacenti. Have fun!

PS Mamma mia quanto costano le custodie!!!

La vita dietro le quinte di iPhone 5s e il bisogno di upgrade

Stanford 09-14- 0014Annunciati il 10 settembre, nelle mani dei consumatori dieci giorni dopo, il 20. Questo almeno negli USA e in molti altri mercati scelti da Apple per la commercializzazione dei nuovi modelli iPhone. Nel frattempo cosa succede e cosa è successo? Parte della storia è molto ben raccontata in questo pezzo. Nulla di completamente sorprendente, ma è evidente come il processo di produzione e di distribuzione degli apparecchi debba avvenire con meticolosa precisione e pianificazione per rispettare gli obiettivi di fatturato prefissati, garantire sufficienti approvvigionamenti e soddisfare i consumatori nei mercati di riferimento. Nel caso dei nuovi modelli 5c e 5s lo scenario risulta un po’ più complesso che in passato per l’introduzione della variabile colore, problema comunque già affrontato da Apple con gli iPods.

Ma ci deve essere dell’altro viste alcune “anomalie” rispetto ai lanci passati. In primo luogo, la strategia del pre-ordine. Ha sempre funzionato sfruttando alla perfezione il canale distributivo online. Anche in questo caso i consumatori americani sono nella condizione di farlo da venerdì 13 settembre, ma solo ed esclusivamente per il modello 5c. Stranamente, 5s non è pre-ordinabile e potrà essere acquistato solo nei negozi e online dal 20 settembre. Come mai? Quale il razionale? Difficile rispondere con precisione. Alcune ipotesi puntano a un atteggiamento più conservativo da parte di Apple visti presunti problemi di produzione del sensore legato all’home button. Quindi una motivazione produttiva con risvolti di tipo distributivo che avrebbero consigliato di procedere con maggiore cautela. Altri, invece, ipotizzano una scelta marketing per cercare di gonfiare le code davanti ai punti vendita temendo un atteggiamento più tiepido rispetto al passato da parte dei consumatori meno energizzati del solito dai nuovi annunci (di sicuro la comunità di Wall Street risponde appieno a questa descrizione visto l’andamento al ribasso del titolo AAPL dal 10 in poi). Indipendentemente da quale sia il motivo, 5c ordinabile online da 24 ore circa negli USA, 5s solo nei negozi a breve.

Parlando di negozi e di logistica, l’esperienza diretta di queste ultime ore mi ha portato a toccare con mano un altro aspetto della ben nota perfetta organizzazione logistica, distributiva e commerciale di Apple. Dal 10 settembre il modello 5 è morto. È la prima volta che succede visto che le versioni precedenti sono sempre sopravvissute agli ultimi nati. In tre diversi Apple Store – compreso il nuovissimo e semplicemente spettacolare punto vendita nello shopping center di Stanford a fianco all’università – i modelli 5 erano presenti in pochissimi esemplari vendibili (qualche unità) o completamente esauriti. In pratica Apple è riuscita nelle settimane precedenti a pilotare le vendite e i riassortimenti in modo quasi perfetto per arrivare al momento del cambio generazionale con magazzini praticamente vuoti, avendo anche da subito chiuso il canale online nei paesi dove la vendita inizierà a giorni. Immagino anche che tutti i modelli in esposizione verranno “riciclati” per sostenere le esigenze di componentistica a supporto di tutti i modelli 5 venduti negli ultimi 12 mesi.

E proprio a proposito dell’usato, interessante la politica commerciale di trade-in attivata da Apple negli ultimi giorni che si aggiunge a quanto fanno da tempo aziende come gazelle.com. Recuperare qualche dollaro per finanziare l’acquisto dell’ultimissima versione non stupido soprattutto per chi è costantemente alla ricerca di upgrade tecnologici. E la comunicazione televisiva di T-Mobile che indirizza questi consumatori merita proprio di essere citata. Il programma Jump! – questo il nome dell’iniziativa – ha lo scopo di semplificare il passaggio a un nuovo telefono senza dover aspettare la scadenza naturale alla fine del secondo anno (quindi 730 giorni = 365 x 2) come da contratto. I vari clip mettono in evidenza scenari comuni e vissuti da molti. Forse sono proprio fesso, ma rido ogni volta che li vedo. Vi ci ritrovate?

Paga prendere in giro i consumatori?

dangerous-black-bullDal 26 ottobre 2012 il mondo non è più lo stesso: in quella data Microsoft ha rilasciato Windows RT Surface, un tablet basato su architettura hardware ARM. Senza troppi giri di parole, il prodotto ha deluso al punto che Microsoft è stata costretta ad annunciare un write-off di quasi un miliardo di dollari e a ridurne il prezzo del 30% nelle scorse settimane. A fine giugno 2013 il fatturato generato da questo prodotto è stato pari a $853M, molto al di sotto delle aspettative e inferiore a quanto speso per marketing e comunicazione. Questi dati sono inclusi nell’ultima trimestrale disponibile al momento.

Non è semplice né scontato realizzare prodotti di successo e tutti possono sbagliare. Nessuna critica specifica quindi, ma solo valutazione dei dati generati da questa iniziativa fino a oggi. La sensazione è che si tratti di un esperimento con limitate possibilità di successo e di evoluzione nel prossimo futuro soprattutto per i problemi di compatibilità software noti fin dall’origine. Il progressivo allontanamento degli OEM da questa piattaforma, un altro segnale inequivocabile. Indipendentemente da tutto ciò, Microsoft continua a spingere il prodotto con pubblicità televisiva di tipo comparativo.

Molto carina e simpatica, risulta anche convincente e impattante. Sembra proprio che Windows RT Surface sia un prodotto superiore alla concorrenza. La voce di Siri rende la sensazione di imbarazzo e di inferiorità trasferita al pubblico. Magari le cose stanno effettivamente così, anche se i dati di vendita e quanto raccontato da Microsoft nel suo Form 10K fanno sorgere diversi dubbi in merito. A mio avviso, il vero problema non è la presenza o l’assenza di una porta USB – giusto per citare una delle funzionalità decantate – ma nel fornire ai consumatori un’esperienza superiore alla concorrenza e vincente nel complesso. Questo è quanto manca al prodotto.

Quindi la domanda è la seguente: ha senso mettere a rischi o addirittura danneggiare la propria reputazione spingendo un prodotto che presenta solo sulla carta caratteristiche vincenti e distintive? La notorietà di Microsoft presso i consumatori è inferiore alla concorrenza soprattutto per l’assenza di prodotti e servizi vincenti ormai da anni, salvo Xbox. Visto anche il recente annuncio dell’acquisizione di Nokia, sembra logico aspettarsi un crescente impegno nel produrre nuovo hardware e nel combattere una concorrenza agguerrita in primo luogo sul piano della qualità. Mi domando se questo genere di comunicazione non possa generare un effetto boomerang.

Per contro Google segue l’approccio che ho appena descritto: fornisce in modo estremamente gradevole e convincente una visione pratica  del proprio tablet riuscendo anche a strappare un sorriso per le modalità scelte. Evita lo scontro, adotta una durata sufficientemente lunga per raccontare una storia (90 secondi), lo fa con gusto e con garbo.

Microsoft invece si presenta come un vincitore, capace di sconfiggere la concorrenza su qualsiasi fronte: peccato poi che le vendite siano quelle che siano, così come la quota di mercato. Un po’ di strategia in più anche a livello di comunicazione a mio avviso non guasterebbe.

Ruotare il grafico di almeno 45º verso sinistra per piacere

NokiaQuasi esattamente tre anni fa – verso il 20 settembre 2010 – il canadese Stephen Elop avrebbe preso il comando delle operazioni di Nokia diventandone il CEO. Società di provenienza: Microsoft. Ora, dopo l’acquisizione della porzione  handheld devices di Nokia annunciata da Microsoft all’inizio di questa settimana, Elop ritorna alla casa madre. Di lui ho già scritto in passato e dei risultati conseguiti. Non più tardi dell’agosto 2012 commentando la trimestrale oggettivamente da brivido, nella conf call con gli analisti Elop commentava:

“We have truly great products but aren’t getting the traction that we would prefer.”

Affermazione profonda e particolarmente arguta allora e ancor di più oggi a distanza di dodici mesi quando la quota di mercato mondiale di Nokia negli smartphone si è ulteriormente ridotta. Giusto per completare il quadro, Elop è considerato il candidato più accreditato per sostituire Ballmer al comando di Microsoft. Visto i risultati conseguiti con Nokia, qualche perplessità sembra più che giustificata.

Certo che la situazione in Microsoft è proprio particolare. Steve Ballmer ha riorganizzato recentemente l’azienda creando una struttura che – a detta di tutti – rafforzava il suo potere e posizione, poi annuncia che lascia, compra le spoglie di Nokia, aliena tutti gli altri produttori di telefoni che ovviamente smetteranno di produrre smartphone con Windows 8x (Samsung ha scartato questa ipotesi fin dall’inizio), ammette che Windows RT è stato un bagno di sangue con un write-off da $900M e addirittura smette di sorridere nelle occasioni pubbliche!

Ancora più preoccupante lo scenario relativo al nuovo CEO. Mi domando cosa vorrà e potrà fare il nuovo arrivato visto che SteveB ha già deciso tutto per lui. Ricambia l’organizzazione? Prosegue nell’esperimento copycat di aprire negozi vuoti di contenuto, significato e prodotti? Abbraccia la filosofia di produttore hardware nella speranza di riuscire a sostenere le vendite del software? Quali margini di manovra per il nuovo arrivato? Sconfessa tutte queste recenti decisioni e fa svoltare completamente l’azienda o si adegua?

Proprio perché risulta abbastanza poco credibile pensare a un ribaltone, ecco che le probabilità che sia proprio Elop a proseguire in questo lavoro sono alte. E forse uno come lui ci si ritrova pure in un contesto/scenario al quale ha contribuito in modo esplicito. Rimane infatti il sospetto che fosse “on a mission“. Non ha creato molto valore per Nokia (affermazione estremamente educata nei confronti di Elop) e con la decisione di non scegliere Android ha indirizzato l’azienda verso l’esito finale comunicato a inizio settimana. Questo articolo aiuta a capire la situazione. Sarebbe bello sentire qualche commento dei dipendenti Nokia per capire come si sentono e come hanno vissuto gli ultimi anni.

Cani, gatti e tecnologia

a-smartphone-is-your-dogs-best-friend-L-zRoVLtSoprattutto i cani, ma anche i gatti sembrano avere uno spiccato interesse per i tanti prodotti tecnologici presenti nelle abitazioni domestiche. Secondo una ricerca condotta da SquareTrade – un’azienda specializzata in assicurazioni e piani per dispositivi elettronici di ogni genere – ogni anno gli animali domestici distruggono, mangiando, rosicchiano e frantumano 8 milioni di dispositivi causando danni per oltre 3 miliardi di dollari sostenuti ovviamente dai rispettivi proprietari.

Come sempre i maschi hanno la capacità di distinguersi anche in questa speciale classifica con una propensione maggiore del 50% a combinare disastri. Posso confermare visto che il nostro Toby (non ritratto qui) ha deciso anche di distruggere il mio passaporto oltre a dozzine e dozzine di altri oggetti presenti in casa.

Tutto bello da Apple

iOS 7Gli annunci di Apple di ieri in occasione della manifestazione riservata agli sviluppatori (WWDC 2013) hanno spaziato su tutti i fronti: hardware, software e servizi. Sempre con un minimo comune denominatore: innovazione e volontà di arricchire l’esperienza dei consumatori. Personalmente mi ritengo soddisfatto di tutto quello che ho visto e sentito. Avevo aspettative software da diverso tempo e sono state ampiamente soddisfatte non solo con iOS 7, ma soprattutto per la suite iWork completamente rivoluzionata al di là di ogni ragionevole aspettativa. Ora completamente browser-based, opera esclusivamente su iCloud e rappresenta di fatto una risposta sufficientemente potente e semplice allo stesso tempo per soddisfare le esigenze di utenti Mac OS X e iOS. Curioso di testarla.

La nuova UI di iOS 7 è molto pulita, essenziale, intuitiva ed elegante. Solo una prova “su strada” potrà però trasferire le sensazioni più corrette, anche se i video disponibili al momento trasferiscono una sensazione wow decisamente forte. In realtà il pensiero che si è spontaneamente sviluppato nel mio cervello è stato il seguente: è stata progettata avendo in mente il prossimo iPhone, ipotizzando una dimensione dello schermo differente dall’attuale. Le novità per gli sviluppatori sono innumerevoli e la scrittura di applicazioni compatibili iOS 7 può iniziare già da oggi prevedendo un rilascio nel prossimo autunno.

Sul fronte hardware MacBook Air (già disponibile) mantiene a distanza di anni un fascino incredibile grazie a un design raffinato sempre più supportato da funzionalità avanzate e potenti. La risoluzione video massima ferma a 1440 x 900 del modello da 13″ la percepisco come un “limite” così come l’assenza delle porte Thunderbolt 2. Sebbene sia convinto che la diagonale da 13″ sia quella corretta per un portatile, gradirei maggior densità di pixel per contenere più informazioni e limitare lo scrolling, condizione che trovo particolarmente penalizzate soprattutto con gli strumenti di produttività aziendale. L’appunto sulla mancanza dell’ultimissima porta di comunicazione annunciata alcuni mesi fa da Intel forse troverà concordi altri 3 o 4 individui sull’intero pianeta. Nasce dall’esigenza  di vedere i dati (soprattutto foto e video) raggiungere velocemente destinazioni di parcheggio più sicure e definitive rispetto all’SSD interno. Un dettaglio visto che la porta Thunderbolt esistente è già di per sé ottima.

Intriganti le nuove stazioni WiFi sia per design che per funzionalità. Rendere la propria rete domestica più veloce e performante il sogno di ogni padre di famiglia alle prese con figlie molto esigenti in termini di affidabilità e di disponibilità di banda. Questa la prospettiva familiare che immagino possa essere condivisa anche in ambito Small Medium Business (SMB). Spettacolare il nuovo Mac Pro, la dimostrazione concreta di come anche un segmento abbastanza defunto come il desktop possa essere reinventato con elementi tali da renderlo interessante a un’utenza più ampia dei soli professionisti del settore video.

Sul fronte dei servizi è iTunes Radio la novità più scontata e attesa. Streaming di musica gratis grazie al supporto della pubblicità o priva di questo elemento per i sottoscrittori di iTunes Match. Nulla di rivoluzionario rispetto a soluzioni già presenti sul mercato, quanto piuttosto un’aggiunta necessaria.

Non sarà poi sfuggito a chi ha seguito la presentazione la comparsa delle mappe Apple su MAc OS X Maverick e l’aggiunta di Bing ai servizi di Siri oltre a Twitter e Wikipedia. Insomma, strade più strette per Google nell’ecosistema Apple.

L’email è morta! Not in my backyard

email volumesL’email esiste da molti decenni e ormai è un elemento acquisito della comunicazione digitale. Il termine è sdoganato anche a livello corrente e compreso da un’elevata percentuale della popolazione. Scambiarsi email una quotidianità per milioni e milioni di persone, una comodità e una consuetudine. Il tallone d’Achille è il famigerato spam, un problema rientrato negli ultimi tempi grazie a tecnologie capaci di filtrare miliardi di messaggi indesiderati ogni giorno. L’avvento dei social è stato posizionato, tra l’altro, come il fattore che poneva fine all’utilità e alla popolarità dell’email. Le cose non stanno così almeno nel settore dei retailers che nel 2012 hanno fatto un massiccio ricorso all’email marketing come strumento per promuovere i propri prodotti. Secondo una ricerca condotta da Responsys i principali retailer hanno inviato in media a persona 210 messaggi promozionali che hanno raggiunto le caselle di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente. Nel mese di dicembre 2012, quasi una al giorno per singolo retailer. Questi alcuni elementi emersi dall’analisi per quanto riguarda i volumi record e la percentuale di retailers che hanno inviato messaggi promozionali:

  • Cyber Monday, 26 novembre 2012, 93%
  • Free Shipping Day, 17 dicembre 2012, 87%
  • Green Monday, 10 dicembre 2012, 84%
  • Thanksgiving, 22 novembre 2012, 83%
  • 6 dicembre 2012, 80%
A supportare questa evidenza della popolarità dell’email come strumento di marketing e di promozione della vendita online, il 43% degli americani ammette che almeno la metà della posta ricevuta è costituita da proposte commerciali. Nonostante ciò, il livello di apprezzamento è abbastanza elevato visto che il 40% del campione afferma di trovare il contenuto informativo, stimolante e utile. Per il 53% il volume di posta ricevuta è corretto e gestibile e il tempo dedicato alla loro lettura è per il 22% sotto i 10 minuti e per il 37% tra 10 e 30 minuti. L’apertura della quasi totalità delle mail ricevute tocca il 42% dei riceventi, forse il dato più significativo. Questi dati sono in linea con il vostro comportamento? Vi ci ritrovate?
Visti tutti questi dati incoraggianti, la chiave di differenziazione sembra risiedere nella creatività e nei messaggi promozionali, richiedendo sempre di stupire, intrattenere e incuriosire i destinatari. In sintesi, l’email marketing funziona anche nel 2013.
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Serve ancora la Gazzetta?

Gazzetta Formula 1Molti mi odieranno per il titolo. La Gazza è un’istituzione consolidata nel tempo, quasi un mito. Mai stato particolarmente attratto da titoli cubitali e approfondimenti poco stimolanti, chiedo comunque scusa per l’ecamotage concepito per catturare l’attenzione dei lettori. Le Media Companies tradizionali sono in grande difficoltà, condizione che sta emergendo in tutta la sua crudezza anche per le realtà italiane con frequenza e intensità sempre maggiore. La minaccia principale è il crollo verticale nella raccolta pubblicitaria associato a una disaffezione dei lettori per il prodotto cartaceo. A questi due elementi si aggiunge poi una strategia digitale che penalizza l’esperienza online per contenuti ridotti, spesso mal presentati e, a mio avviso, incapaci di trasferire la strategia e il posizionamento editoriale della testata. Troppo spesso l’interpretazione dell’online è stata declinata con photo galleries e video pensati solo ed esclusivamente per generare qualche click in più e allungare la permanenza sul sito di qualche secondo allo scopo di visualizzare qualche banner addizionale.

L’altra minaccia a cui faccio riferimento arriva da una fonte diversa, in passato un alleato degli editori: i detentori dei diritti di eventi sportivi. Queste realtà hanno velocemente realizzato che nell’era digitale si trovavano sedute su un’opportunità facile da cogliere e con non secondari benefici di tipo economico. Lo sfruttamento dei propri diritti per la produzione, divulgazione e commercializzazione dei contenuti in formato digitale è oggi una realtà sempre più frequente, diffusa e capace di generare un’esperienza vincente per i consumatori. Il circuito della Formula 1 oggi è a tutti gli effetti una Media Company digitale di prim’ordine per quanto concerne la qualità dell’informazione trasferita agli appassionati. È sufficiente visitare il sito www.formula1.com per farsi un’idea precisa di cosa intendo. Ancora una volta un giudizio strettamente personale, ma la completezza, la tempestività, la ricchezza e la chiarezza con cui vengono esposte le informazioni relative ai Gran Premi non ha confronto. E non potrebbe essere diversamente assolvendo quindi in parte le Media Companies: l’origine del dato è un altro e, nell’era digitale, la sua distribuzione anche in un formato arricchito richiede poco tempo per raggiungere milioni di appassionati in tutto il mondo. Lo stesso ragionamento vale per MLB – la lega del baseball USA – NFL e NBA oltre confine, ma anche PGA – golf – e ATP nel tennis. Più in generale, il fenomeno riguarda qualsiasi sport professionistico. La presenza di siti e di apps specializzate non fa altro che restringere ulteriormente lo spazio di manovra di Media Companies specializzate come quelle che operano in campo sportivo, rendendo le prospettive future sempre meno rosee, termine in questo caso particolarmente appropriato. Del contenuto editoriale presente nella foto relativa a Gazzetta.it, solo la main news dove compare la Lotus di Raikkonen è relativo alla giornata del 23 marzo, quella delle qualifiche ufficiali. Gli altri che si intravvedono sono del venerdì e del mercoledì precedenti. Il tutto a una decina di ore dalla conclusione delle prove. L’assenza di video – su formula1.com sono veramente spettacolari – e anche la ricca copertura televisiva fornita da Sky non fanno altro che restringere notevolmente lo spazio per un editore tradizionale anche nei media digitali. Immaginiamo poi sulla carta, supporto che per definizione ha qualche difficoltà a competere con immagini o video in HD. Facile prevedere che in prospettiva la quantità di contenuto digitale reso disponibile dai proprietari dei diritti non potrà che aumentare.

Queste emanazioni di contenuto da parte di leghe, circuiti professionistici e associazioni sportive manca forse della componente di commento tipica delle strutture editoriali tradizionali. Compensa però questa eventuale mancanza – anche in questo caso l’opinione dell’esperto non è certo una componente particolarmente attrattiva per quanto mi riguarda – con una strategia informativa basata sui dati, elemento storicamente assente nel DNA delle Media Companies.

Esistono “antidoti” o approcci alternativi per controbattere questo trend? La risposta è implicitamente contenuto nella logica de Il Giro d’Italia, manifestazione concepita e organizzata da Gazzetta. In questo caso l’editore è anche il “titolare” del prodotto rimuovendo il problema all’origine. Ma è evidente che non è sufficiente una sola iniziativa  per sostenere una strategia editoriale e un conto economico che deve essere forte 365 giorni all’anno. A mio avviso, poche chance in chiave prospettica. Analizzando anche segnali debolissimi come il consumo di news a bordo degli aerei, si comprende come la potenziale rimozione del divieto all’uso di dispositivi elettronici a bordo in fase di valutazione da parte della FCC rappresenti un ulteriore elemento che gioca contro la carta e anche contro espressioni digitali di limitata profondità e ricchezza.

Voglio però concludere con una specie di nota positiva, capace di garantire un minimo di respiro nel breve. Ultimo baluardo che garantisce ancora qualche prospettiva nel tempo, la barriera linguistica. Per una buona fetta della popolazione, disporre di contenuti in italiano un’esigenza. Ovviamente anche questa dimensione è destinata a sparire prossimamente come conseguenza di investimenti multi lingua sui contenuti e nuove tecnologie che renderanno le traduzioni automatiche affidabili e istantanee. Per il momento, almeno, i contenuti in inglese di Formula 1 scoraggiano alcuni potenziali lettori a tutto vantaggio del mercato nostrano. Ma è una speranza concreta a cui attaccarsi? Dubito fortemente.