Da ieri vado di Apple Pay

Apple PaySemplicemente troppo comodo. Ovunque ci sia un lettore abilitato alle carte Contactless, è sufficiente avvicinare l’iPhone con il dito sul sensore Touch ID e la transazione viene approvata all’istante. Meglio rispetto ad appoggiare la carta al lettore? Direi di si per almeno due motivi:

  • Maggior sicurezza visto che è richiesto un elemento di verifica dell’identità e di autorizzazione rappresentato da un’impronta;
  • non esiste limite di spesa, almeno per quanto riguarda la mia carta. Normalmente le contactless sono autorizzate fino a un massimo di £20 (£30 da settembre), mentre sono stato piacevolmente sorpreso dalla notizia che per la mia banca una transazione effettuata con Apple Pay è equivalente all’inserimento della carta nel lettore e conseguente digitazione del PIN.

Inoltre, in termini di immediatezza e di naturalezza del gesto, non c’è confronto. iPhone è sempre un tasca a portata di mano probabilmente anche perché probabile l’abbia consultato durante l’attesa per raggiungere la cassa. Basta avvicinarsi al lettore e la “magia” si realizza.

Le operazioni di configurazione sono semplici e istantanee. Sufficiente lanciare l’applicazione Passbook, fare una scansione della carta di credito che si intende associare ad Apple Pay, inserire il codice di sicurezza e completare il tutto con un codice ricevuto via SMS. L’operazione è ovviamente ripetibile con più carte, replicando di fatto lo scenario di un tipico portafoglio.

Quello che resta è sperare in una veloce adozione di questa modalità di pagamento in un ampio numero di punti vendita. Nelle ultime 24 ore ho comprato cibo in due supermercati diversi e un ottimo gelato, tutte transazioni concluse con Apple Pay. Immagino che molti londinesi si siano già cimentati con la metropolitana, magari utilizzando Apple Watch.

Da anni si parla di pagamenti con il cellulare e dopo alcuni goffi tentativi da parte di molte aziende, questa soluzione sembra semplice, pratica, comoda e spero sicura.

 

Square, la quadratura del cerchio

Square 01Ragionando in modo puramente astratto, Square è una delle pochissime aziende dove vorrei lavorare. Da domani mattina. Non l’unica, ma il mio elenco è veramente corto per molti motivi. Square è forse al top dell’elenco per diversi motivi:

  • è tecnologia
  • è innovazione
  • è dinamismo
  • è velocità d’esecuzione
  • è scalabilità
  • è customer centric
  • è semplicità concettuale e operativa
  • è Jack Dorsey

Square è un ottimo esempio di azienda che cambia le regole in un settore come quello dei pagamenti consolidato da decenni, al centro dell’attenzione di una miriade di soggetti e considerato da tutti come un territorio di conquista in un mondo sempre più digitale. Square ci sta riuscendo operando in modo “elegante”, noncurante di tutti i colossi che si stanno scatenando da anni per definire le regole dei pagamenti digitali. A settembre 2012 il run-rate annuale aveva raggiunto $8B, una cifra irrisoria rispetto al circuito delle carte di credito, un importo ragguardevole per una start-up partita nel maggio 2010.

Il funzionamento di Square è molto semplice. È sufficiente inserire nella presa audio del proprio cellulare un piccolo oggetto con superficie quadrata (quasi un cubo) e quindi strisciare una carta di credito. Il pagamento avviene sfruttando la connessione del cellulare, la firma viene fatta sullo schermo, la ricevuta inviata per posta elettronica. Alla seconda esperienza di pagamento in questo modo, i dati sono stati precedentemente memorizzati e quindi il tutto diventa veramente istantaneo. La scorsa estate a Portland, OR, ho fotografato il cartello esposto da una bancarella a un mercatino in centro: oltre a Visa, AMEX e gli altri soliti noti, in posizione dominante compariva il logo di Square.

Ideale per liberi professionisti e piccoli business, Square addebita 2.75% per transazione, accetta qualsiasi carta di credito e fornisce strumenti online per controllare le operazioni eseguite e monitorare l’andamento del proprio business. Disponibile negli USA e in Canada, alcuni mesi fa ha ricevuto un finanziamento da parte di Starbucks che è diventata quindi socia dell’azienda. A voi capire le implicazioni.

La foto si riferisce a un taxista di Miami Beach che ha abbandonato i pos tradizionali per passare a Square (sotto la ricevuta arrivata nella mia inbox). L’ho fotografato e quasi si è stupito della mia richiesta. Infatti non ha molto senso fotografare o immortalare azioni routinarie come lavarsi i denti visto che si fa con semplicità, naturalezza e più volte al giorno. Come Square.

Square receipt

Intanto tutti gli altri si stanno dannando per capire come catturare i consumatori. Negli USA è partito ISIS, il progetto per pagamenti con cellulari sviluppato dai maggiori carrier americani. Su NFC si sono spesi fiumi di parole, spesso a vanvera. Square non è la soluzione per qualsiasi tipo di transazione, ma sicuramente è troppo conveniente per non essere considerata come uno strumento valido per fare meglio il proprio business. E come consumatore non posso che parlarne bene.

Qualcuno mi racconta, per piacere, come potrebbe essere l’accettazione di Square in Italia? Da qualsiasi punto di vista.