Furto con perdono

Ogni tanto succedono anche delle cose belle su questo pianeta. Protagonista della storia è Samuel, un ragazzino di circa dieci anni, residente nello stato dell’Oregon. In una recente visita al palazzo del governo dello Stato, Samuel si è appropriato di una nocciolina e di una penna. Colpito dal senso di rimorso e guidato dai genitori, ha scritto una lettera di scuse alla governatrice dello stato, includendo una banconota da $1 in qualità di risarcimento e dimostrandosi sinceramente contrito per l’accaduto. La frase finale – I hope that you and the people of Oregon can forgive me – un semplice capolavoro.

La risposta della governatrice Kate Brown è stata all’altezza della situazione. “In nome del popolo dello Stato dell’Oregon, accetto le tue scuse e ti perdono“: spettacolare e immagino il senso di sollievo del ragazzino!!! In aggiunta al biglietto, una penna per ricordare dell’accaduto.

Tutto troppo carino!!!

 

Sempre più costoso essere obeso

24F07BA800000578-2920219-Graphic_shows_an_epidemic_of_obesity_across_most_of_the_U_S_Euro-a-18_1421927991256Per David Cameron, Primo Ministro inglese, è giunto il momento di riconsiderare la strategia legata alle gestione dell’obesità, considerato un problema sociale con impatti più ampi rispetto al semplice aspetto legato alla salute dei cittadini. Un suo recente commento ha innescato un acceso dibattito negli UK sul tema. La proposta consiste nel ridurre i sussidi pubblici alle persone sovrappeso nelle condizioni di poter fare qualcosa per migliorare la propria condizione fisica. Allo stato attuale i sussidi arrivano fino a £100 alla settimana (circa €130) e spesso sono considerati sufficienti per vivere senza lavorare beneficiando del supporto pubblico. Per molti – ovviamente non tutti i beneficiari – un’opportunità per vivere “on sickness benefits” cioè sulle spalle della collettività evitando accuratamente di impegnarsi per perdere peso, riacquistare una forma fisica compatibile con il lavoro. Può sembrare eccessivo, ma da tempo l’argomento è il soggetto di un TV Show molto seguito su Channel 5: Benefits Britain.

La proposta nel concreto consiste nel valutare di ridurre i benefici per coloro che rifiutino di collaborare nel tentativo di risolvere i propri problemi di salute (non necessariamente solo peso, ma anche dipendenze di varia natura). Quindi non necessariamente un taglio draconiano, quanto piuttosto un progetto in divenire. Recentemente il Daily Mail ha pubblicato la mappa dell’obesità mondiale. American Samoa in testa a questa particolare graduatoria con il 75% della popolazione sovrappeso. In Europa, contrariamente a quanto avrei mai immaginato, la leadership spetta alla Czech Republic.

Riprendendo alcuni dati pubblicati nel mio libro La Fine dell’Era del Buon Senso ormai quasi 3 anni fa, ecco alcuni dati su cui riflettere sul tema in questione:

… Prendiamo come esempio la salute. Il problema dell’obesità tra i giovanissimi ha assunto negli USA livelli allarmanti interessando una percentuale pari al 33% tra i pre-teens (sotto i tredici anni) e teens (da tredici fino a diciannove). In Italia, nonostante una dieta teoricamente più bilanciata, la tendenza di fondo evolve nella medesima direzione. La gravità del problema è evidente nelle implicazioni mediche associate nel breve e nel lungo periodo. Per esempio, studi condotti su ampi campioni della popolazione hanno evidenziato come ragazzi obesi tra i 10 e i 13 anni abbiano l’80% di probabilità di diventare adulti obesi a causa delle difficoltà oggettive nel trattare questa condizione medica. Le possibili patologie comprendo alta pressione sanguigna, diabete, rischi cardiocircolatori, difficoltà di respirazione e di sonno e problemi alle ossa e alle articolazioni. Da una prospettiva economica, questa condizione medica rappresenta un costo per il sistema sanitario, le aziende, i diretti interessati e la collettività. Uno studio condotto dalla George Washington University School of Public Health ha determinato in $4.879 e $2.646 il costo individuale annuo rispettivamente per donne e uomini obesi. In generale, sempre negli USA i costi sanitari associati all’obesità ammontano a $147 miliardi annui, quasi il 10% del totale della spesa medica generale. …

A migliaia le reazioni del pubblico sul tema che – in prossimità delle elezioni generali del 7 maggio 2015 – si presta perfettamente a qualsiasi valutazione e strumentalizzazione. Il principio di fondo non sembra sbagliato, soprattutto se interpretato dal punto di vista medico e con l’obiettivo di eliminare una causa di disagio nel breve e di problemi maggiori nel lungo periodo.

 

Romney non se la cava male

Pensavo fosse spacciato e probabilmente l’esito del confronto pende sempre a favore di Obama. In occasione del primo dibattito di Denver – un’ora e 29 il video per intero disponibile qui – l’ex- governatore del Massachusetts ha riscosso molti consensi ed è stato proclamato come il vincitore di questo primo round. Senza entrare nel merito dei messaggi politici, ho trovato interessante la fluidità, la schematicità e la strutturazione della sua prosa, caratteristiche riscontrare anche a suo tempo in David Cameron e David Clegg nelle ultime elezioni UK.

Per avere un’idea di cosa intenda, qui inizia un segmento di un paio di minuti dove Romney articola molto bene un suo pensiero mettendo in evidenza tutte le sue qualità oratorie (se compare una pubblicità, portate pazienza. Il video inizia esattamente dove prestabilito subito dopo).

Andrebbe fatto un confronto con quanto sanno offrire la maggior parte dei politici nostrani. E questo paragone, ancora una volta, non nei contenuti, ma nella forma. basta quello. Bravo Romney, hai sorpreso tutti.

Oscar Giannino, Golden Set e Perfect Game

Questo non è un post di tecnologia, né di media. Un racconto di un’esperienza personale.

Ieri sera ho cenato in compagnia di diversi altri commensali ascoltando per oltre un’ora il giornalista Oscar Giannino illustrare la situazione economica italiana. Esposizione molto piacevole, costellata di riferimenti numerici presentati in modo estremamente preciso, puntuale e con cognizione di causa. Un quadro oggettivo della condizione del paese penso, di sicuro un racconto in buona fede. Evito qualsiasi commento sulle probabilità di successo un piano di recupero per il paese: non credo nemmeno interessi.

Mentre sentivo parlare di spread, GDP, eurozone, dollari, materie prime, commodities e altro ancora, il pensiero si è dapprima trasferito sui campi da tennis e quindi sul diamante del baseball. Cosa mi ha spinto a collegare problematiche di finanza con questi due sport? Due espressioni credo poco note a molti: Golden Set e Perfect Game. Partiamo da questa seconda.

Perfect Game. Siamo nel baseball dove le partite durano 9 innings, salvo situazioni di parità che richiedono un’estensione. Ogni fase di gioco è caratterizzata dalla presenza in pedana di tre battitori che sfidano il pitcher per cercare di percorrere per intero il diamante in una sola tratta (home run) o frammentato con soste nelle basi. In questo caso si usa l’espressione “caricare le basi” proprio a indicare la presenta di uno o più battitori in qualcuna delle tre basi del diamante. Quindi, come minimo 3 x 9 = 27 battitori (magari le stesse persone) nell’arco di una partita si confrontano con il lanciatore della squadra avversaria, quello al centro del diamante per intenderci. Un Perfect Game consiste nell’eliminare tutti e i 27 i battitori senza mai permettere ad alcuno di loro di raggiungere nemmeno la prima base. In pratica la squadra in questione risulta sistematicamente bastonata in ciascun tentativo di caricare le basi e di fare punti. Quindi 27 up, 27 down. Se il lanciatore è sempre la stessa persona, un trionfo personale oltre che di team. È successo solo 23 volte nella storia del baseball professionistico americano, cioè in oltre 100 anni di confronti. L’ultima volta a opera di Felix Hernandez dei Seattle Mariners lo scorso 15 agosto 2012. Insomma, una rarità.

Golden Set. Vincere un set 6-0 è una chiara indicazione di dominanza e di controllo del gioco. Significa aver strappato il servizio tre volte all’avversario, lasciando pochi dubbi su chi sia il più forte in quel preciso istante. Un punteggio così severo potrebbe però nascondere un’altra verità. Games combattuti o addirittura estremamente combattuti, persi al 30 o anche ai vantaggi, Il tutto indipendentemente da chi ha servito. Esiste però un risolto più truce di un simile 6-0, ed è quanto viene definito come Golden Set. Il risultato sul tabellone è sempre quello, 6-0 appunto, ma la dinamica di gioco è fortemente mono direzionale visto che sottintende la conquista di 24 punti di fila. Quattro per game, il minimo indispensabile per aggiudicarsi un gioco: quindi 4 punti per 6 games = 24. In questo caso il 6-0 di cui sopra assume i connotati di una disfatta totale. Nella storia del tennis professionistico è successo solo 3 volte in assoluto, una per mano di un tennista e due nel settore femminile con Sara Errani infelice co-protagonista dall’altra parte della rete.

In entrambi i casi questi risultati vengono sempre ricordati come imprese eroiche, enfatizzando la figura dell’atleta che le ha portate a termine. Quello che è meno documentato, ma altrettanto ovvio, è lo stato mentale e la condizione dell’avversario – squadra o singolo individuo – che si trova schiacciato da un risultato così pesante, quasi devastante. A tutto c’è rimedio, ma di sicuro si tratta di manifestazioni di “massacro sportivo” che trasferisce una sensazione di impotenza e di impossibilità a sovvertire l’esito del confronto. Nel caso del baseball subire un Perfect Game implica automaticamente perdere l’incontro, nei tre casi del tennis i rispettivi match. Insomma, non c’è storia.

Quale il nesso con il racconto di Oscal Giannino?