Lower and Upper Antelope Canyons: vanno visitati

Page, AZ 04-03-2015 - 1155La parte superiore dell’Arizona riserva paesaggi ed escursioni mozzafiato. Antelope Canyons – Lower and Upper – una delle mete più affascinanti e gettonate della zona sebbene meno nota di Grand Canyon. Entrambi i canyon si trovano a poche centinaia di metri di distanza in linea d’aria e sono il soggetto di shooting fotografici mozzafiato. Oltre a essere particolarmente affascinanti e unici, anche i soggetti ideali per scatenarsi con la macchina fotografica. Nulla di meglio, no? La località è Page, AZ, dotata di un piccolo aeroporto. per la maggior parte dei turisti il percorso più logico consiste nel risalire da Phoenix sfiorando Sedona, toccando Flagstaff (entrambe località molto carine e da visitare) per poi proseguire sempre verso corso per raggiungere Page a poche miglia a sud del confine con Utah. Sono oltre 4 ore in auto estremamente piacevoli per un paesaggio vario, dal desertico a quello alpino per poi arrivare in una zona ideale per Beep-beep e gli altri personaggi dei cartoons Looney Tunes.

Upper AntelopeOnline ho trovato alcuni consigli e commenti su come prepararsi per la visita in queste località, ma l’esperienza mi suggerisce che ci sia spazio per una visione maggiormente strutturata soprattutto per chi intende visitarli con lo scopo di scattare qualche foto, possibilmente memorabile. Come anticipato, i due canyons sono decisamente diversi e richiedono un “approccio fotografico” differente.

In generale, queste le considerazioni di fondo:

  • Entrambi i canyons sono in Navajo Nations e possono essere visitati esclusivamente attraverso tour organizzati;
  • Esistono almeno una mezza dozzina di organizzazioni dedicate allo scopo, tutte più o meno con siti web decisamente modesti e al di sotto delle aspettative o di quello che servirebbe per avere un’idea chiara e precisa del tipo di esperienza offerto;
  • Esistono due tipologie di tours: quello generico e quello fotografico. Il secondo va generalmente prenotato con un certo anticipo per posti limitati e orari chiave da assicurarsi.  Già su questo aspetto la quasi totalità dei siti lascia a desiderare per le poche informazioni esposte e il modo. Inoltre, non è nemmeno garantito che rispondano al telefono. Detto ciò, non bisogna demordere e valutare con attenzione. Il momento dell’anno gioca anche un ruolo non trascurabile. Per Upper Antelope Canyon l’orario migliore è sicuramente quello di mezzogiorno con il sole in posizione verticale. I tour fotografici in questa fascia orario sono iper gettonati e il motivo lo illustrerò a breve;
  • Sempre riguardo alle agenzie, molti commenti di precedenti visitatori sono estremamente negativi e contraddittori tra loro. Difficile quindi farsi un’idea precisa su come procedere. Avendo prenotato all’ultimo momento, la scelta è stata limitata e condizionata dalle poche disponibilità residue. ancora una volta, muoversi in anticipo è un suggerimento banale, ma particolarmente utile in questo caso;
  • Ho visitato Lower Antelope Canyon con Ken’s Tour e Upper Antelope Canyon con Antelope Slot Canyon. In entrambi i casi esperienze positive, ma non ho termini di confronto;
  • Diverse le modalità per raggiungere i due canyons. Nel caso di Lower si arriva in auto dove un ampio parcheggio risolve qualsiasi problema. L’agenzia si trova in loco e il tour a piedi inizia direttamente sul posto. Per Upper, invece, il trasporto dalla città avviene attraverso appositi veicoli visto che le ultime miglia sono tutte in una zona protetta e con fondo sabbioso;
  • I prezzi dei tour variano parecchio da agenzia ad agenzie. Anche questa una variabile non trascurabile e – in qualche modo – fuori controllo;
  • Per quanto riguarda gli appassionati di foto, scordatevi di poter beneficiare di condizioni di scatto ideali. Anzi, il contrario. I canyons sono sempre affollati e nonostante la durata di due ore per i tour fotografici, lo spazio microscopico va condiviso con almeno una dozzina di apprendisti fotografi e con tutti gli altri “peones” presenti nello stesso momento. Quindi caos come elemento permanente salvo particolari giorni dell’anno di limitata presenza di turisti che – peraltro – non saprei indicare;
  • Esiste un significativo gradiente termico rispetto all’esterno. Indossare una giacca decisamente consigliabile. In aggiunta, nonostante lo spazio limitato, spostarsi con un piccolo zainetto sulle spalle non crea problemi.

Upper Antelope Canyon (UAC)

  • Il sito può essere raggiunto esclusivamente con i mezzi dei tour operator. Si tratta mediamente di un tragitto di una quindicina di minuti, metà su strada e altra metà su sabbia. La polvere/sabbia sarà la vostra compagna dell’esperienza presso UAC ponendo non pochi problemi alle apparecchiature fotografiche;
  • L’orario migliore per Upper Antelope Canyon è a ridosso del mezzogiorno. In quel momento i raggi del sole verticali creano l’effetto di “trave di luce” alquanto spettacolare e fotograficamente quasi unico;
  • La sabbia cade in continuazione dall’alto. Se la giornata è particolarmente ventilata, aspettatevi una “pioggia di sabbia” continua per tutta la durata della visita. Indossare un cappellino con visiera un buon consiglio, anche se gran parte del tempo lo trascorrerete con il naso verso l’alto. Alcuni si proteggono con mascherina sulla bocca e con occhiali trasparenti;
  • Per quanto riguarda la macchina fotografica, soprattutto se si tratta di una DSLR, questi i miei consigli:
    • Proteggerla l’intero corpo e la lente con un sacchetto di plastica leggero e trasparente bloccando l’estremità frontale con un elastico e lasciando spazio per l’eventuale sviluppo in lunghezza della lente;
    • Bloccare il sacchetto con un elastico sul copri lente. Prima di farlo, consiglio alcune prove;
    • Assicurarsi che il sacchetto sia sufficientemente lungo e ampio per permettere di accedere ai comandi della macchina mantenendola sempre protetta. Il rischio di danneggiare lente o corpo sono realmente elevati soprattutto in condizioni di elevata presenza di sabbia nell’aria;
    • Pensare di cambiare lente dentro il canyon pura follia. Assolutamente da evitare;
    • Circa la lente da usare, difficile fornire una risposta precisa. La sensazione è che la maggior parte degli scatti stia intorno ai 20mm su una full frame. Quindi un 11-24mm potrebbe essere la lente ideale;
    • Considerando la limitata illuminazione interna e l’assenza di cavalletto (vietato nei tour normali, obbligatorio per quelli fotografici), difficile che vengano delle belle foto salvo macchine capaci di ottima resa anche con ISO elevati;
    • Per far apparire le rocce arancioni, occorre impostare WB su Cloud;
    • Cavalletto indispensabile per tenere ISO bassi, apertura 11+ e tempi che possono raggiungere facilmente i 5 secondi. Il tutto sapendo che il posto è iper frequentato e il rischio di bombing fotografico elevato.

Una visita normale dura un’ora, quella fotografica il doppio. Esperienza notevole, ma – ripeto – preparatevi a condividere lo spazio con almeno una quarantina di persone allo stesso tempo. Occorre essere veloci, pronti e rispettare le regole e i tempiese guide.

Lower Antilope Canyon

Page, AZ 04-03-2015 - 1175A me è piaciuto molto, forse addirittura di più del celebrato Upper. Teoricamente meno scenico, in realtà decisamente più tranquillo e per questo più gradevole da visitare e apprezzare. L’accesso richiede di scendere su una scala metallica di almeno una ventina di metri per poi proseguire all’interno del canyon, risalendolo dolcemente fino a emergere quasi allo stesso livello del parcheggio auto sfruttando una fessura nella roccia. Colpisce l’uscita: sembra impossibile che lì sotto si cieli uno spazio comunque ampio per ospitare molte persone e lungo centinaia di metri. Ma il meglio è chiaramente all’interno. Qui una galleria di alcuni scatti fatti in occasione di una recente visita.

Penso di tornare perché l’esperienza vale una seconda visita, considerando anche che tutt’intorno esistono altre dozzine di posti spettacolari da visitare.

Fare shopping a Palouse, WA

Main Street, Palouse, WA

Recentemente sono riuscito a ritagliarmi qualche ora di tempo per esplorare la zona più orientale dello stato di Washington a ridosso con l’Idaho. Superficie essenzialmente piatta caratterizzata da abbondante quantità di sole su base annuo, ideale per la coltivazione di grano e altri cereali. Un’ampia superficie caratterizzata da quasi impercettibili collinette che rendono il paesaggio estremamente suggestivo durante tutto l’arco dell’anno. Infinite distese di grano, frumento e orzo al punto da avere l’impressione che le poche costruzioni galleggino su interminabili distese di spighe della stessa altezza e dello stesso colore. A luglio un mantello dorato raramente interrotto da qualcosa di cromaticamente differente, preceduto nei mesi precedenti da varie tonalità di verde. Insomma, un paradiso per gli appassionati di fotografia anche grazie a un cielo sempre terso impreziosito da pazzerelle nuvolette bianche, il perfetto compendio ai colori del terreno e del panorama.

La zona prende genericamente il nome di Palouse, ma esiste anche l’omonima cittadina, Palouse, WA. Come molte delle altre località della zona, si tratta di una comunità di pochissime centinaia di persone (per la precisione 1,011 secondo il censimento del 2013), salvo Pullman, WA e Moscow, ID leggermente più grandi grazie anche alla presenza di sedi distaccate delle rispettive State University. Il centro cittadino di Palouse – la classica Main Street – non supera i 700/800 metri di lunghezza a essere molto generosi. Il blocco reale del “downtown” cittadino è forse lungo la metà. E non c’è nulla, praticamente nulla. Buona parte dei teorici esercizi commerciali sono in strutture vecchie e in condizioni precarie, spesso adibiti a magazzini. I pochi negozi presenti fanno orari ridotti, vendono “antiques” ma difficilmente offrono spunti validi nemmeno per il collezionista più incallito. Mi domando se siano nelle condizioni di genere $100 di fatturato al giorno. L’ufficio postale, una sorta di biblioteca e un piccolo negozio di alimentari completano il quadro delle possibilità offerte per fare degli acquisti. Un caffe ristorante l’unico esercizio aperto la domenica mattina con un buon numero di clienti, la maggior parte probabilmente turisti.

Palouse non è molto diversa da molti altri paesini italiani afflitti da un esodo inarrestabile della popolazione da decenni e dall’incapacità di generare significative opportunità di lavoro. La qualità della vita è sicuramente diversa da un grande centro metropolitano, ma non necessariamente peggiore. Tutto ovviamente molto più lento, tranquillo, cadenzato, ma a misura d’uomo e, per alcuni versi, attraente e intrigante. Per i più giovani quasi sicuramente un deserto.

Il rischio per Palouse come per migliaia di altri piccoli centri è quello di procedere verso un’inevitabile estinzione per progressivo abbandono dei pochi spazi rimasti onesti come forme di intrattenimento e di socializzazione. problema di non facile risoluzione. L’unica soluzione che intravvedo per Palouse risiede nel turismo. Come potete vedere qui, gli spunti fotografici sono infiniti e le quattro ore di auto da Seattle trascorrono piacevolmente su strade praticamente prive di traffico e ricche di paesaggi che meritano di essere immortalati. Costruire attorno alla bellezza delle collinette ricoperte di grano delle opportunità per stimolare il flusso di turisti costituisce una delle poche opzioni a disposizione per sviluppare qualche attività commerciale capace di generare reddito per chi non è direttamente coinvolto in attività agricole. Le varie camere di commercio locali sembrano darsi da fare per fornire informazioni utili a chi vuole esplorare quest’area, ma andrebbe fatto di più e in modo sistematico, aggiungendo altre forme di intrattenimento. Invogliare soggiorni di 2-3 giorni per famiglie intere la chiave di svolta per questa località come per altre nelle medesime condizioni.

Io tornerò a Palouse e alcuni miei amici ci andranno a breve grazie agli spunti ricevuti (è successo così anche per me). E voglio portare la famiglia per un’esperienza particolare è diversa dal solito

 

 

Da grande faccio il meteorologo

IMG_1233Quale il mestiere più semplice in assoluto? Difficile rispondere con precisione. Di sicuro non avrei mai pensato che occuparsi del meteo fosse semplice. In molte occasioni ho constatato come le previsioni potessero essere clamorosamente smentite dalle condizioni reali anche a distanza di una o due ore rispetto a quanto ipotizzato.

Da qualche mese mi sono ricreduto: nulla di più semplice che fare il meteorologo se si vive a Scottsdale in Arizona. Esiste una sola previsione possibile: sole. Come è il tempo oggi? Bello. E domani? Bello. Nel weekend? Bello. La prossima settimana? Bello.

Volare … all’asta

OneUpC’è sempre spazio di miglioramento in qualsiasi attività, settore o iniziativa. È quanto insegnano alcune compagnie aeree che hanno adottato un modo decisamente intelligente per aumentare la capacità dei propri voli – obbiettivo primario di qualsiasi carrier – e ricavare più dollari per passeggero per miglio volato vendendo posti nelle classi superiori alla Economy, quella base. Il tutto mutuando un concetto tipico del mondo online: il modello delle aste applicato agli upgrade.

Questa la soluzione sviluppata da PlusGrade e adottata da diverse compagnie aeree come Air new Zealand, Virgin Atlantic, El Al, Ethiad e altre ancora. Il servizio proposto prende il nome di OneUp ed è riservato ai possessori di un biglietto aereo regolarmente acquistato attraverso le diverse alternative possibili. Entro sette giorni dalla data di partenza ogni viaggiatore è nella condizione di formulare un’offerta per un passaggio di categoria partendo da un importo minimo definito dalla compagnia aerea e con un valore massimo decisamente distante. Un indicatore visivo aiuta a comprendere le probabilità di successo del proprio bid sebbene non ci sia alcuna certezza al momento dell’offerta. Sarà infatti compito della compagnia aerea informare i viaggiatori dell’esito di ogni singola offerta indicando al vincitore il passaggio di classe, mentre a tutti gli altri verrà semplicemente reso noto che qualcun altro ha raggiunto l’obiettivo senza però notificare l’importo vincente. Questa soluzione che in qualche modo rende invisibile il meccanismo d’asta è probabilmente l’elemento vincente alla base del successo dell’iniziativa. Non è un caso infatti che gli introiti derivanti da questa soluzione siano superiori alla semplice e tradizionale vendita di moduli di upgrade. Un’ulteriore dimostrazione di come il consumatore sia contento di sganciare il proprio comportamento dalla ricerca del prezzo più conveniente nel momento in cui viene a percepire la situazione in cui si trova complessivamente attraente e stimolante. Quindi tutti soddisfatti e contenti.

 

 

New York in ricostruzione permanente

New York - 0406 - 04-28-2013A distanza di oltre sei mesi dall’uragano Sandy, la zona di Fulton Market continua a essere deserta, con tutti i negozi chiusi e le attrazioni di Pier 17 fortemente penalizzate. Ma è l’intero Financial District, Soho, Chelsea, Tribeca e altre zone cittadine a essere un cantiere a cielo aperto. Logico per a Ground Zero dove World Trade Zero è diventato proprio in questi giorni l’edificio più alto nell’emisfero occidentale, sono strade, palazzi, viadotti, rampe, ponti e quant’altro si possa immaginare al centro di un intensivo e quasi sistematico lavoro di ricostruzione che non si ferma nemmeno nei weekend. Difficile misurare la quantità di ponteggi per l’edilizia: non eccessivo stimare in decine e decine di miglia la lunghezza complessiva considerando che praticamente ogni blocco ne contiene uno o più. Curioso di vedere come sarà il landscape cittadino tra qualche mese ipotizzando che tutti questi lavori creeranno una panorama cittadino ancora più piacevole. Al 31 dicembre 2012 erano 8514 i cantieri aperti per i soli edifici con un incremento del 25% rispetto all’anno precedente. Tutto ciò è conseguenza della Local Law 11 una normativa cittadina relativa all’ispezione delle facciate degli edifici superiori ai 6 piani che deve avvenire regolarmente ogni 5 anni. L’aspetto perverso è che visti i costi di montaggio e smontaggio delle impalcature, soprattutto per palazzi molto vecchi si preferisce evitare di procedere a un continuo smontaggio e montaggio, facendo degli scaffoling un elemento strutturale del paesaggio cittadino. La parte più penalizzante riguarda le protezioni dei marciapiedi (sidewalk sheds) delle sorte di tunnel per proteggere i passanti. L’effetto sui punti vendita è quasi devastante perché l’impressione che si evince è di un cantiere generalizzato e che riguarda anche il livello stradale, inevitabilmente buio con la quasi certezza che tutto sia chiuso. A poco servono i banner esposti sugli scaffolding con la classica scritta We are Open. Spesso di vuole quasi un atto di coraggio per entrare in locali che dall’esterno danno l’idea di essere malmessi, non fosse altro per la polvere e il disordine che li avvolge.

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Nasce American, la più grande compagnia aerea USA. Come Twitter!

AmericanAltro esercizio di matematica finanziaria da non esperto. La valutazione di Twitter è stimata intorno ai $9 miliardi sulla base di recenti investimenti e scambi azionari (l’azienda è ancora privata e quindi non quotata). Il fatturato stimato di Twitter si aggira su qualche centinaia di milioni di dollari su base annua. In forte crescita, ma pur sempre importi contenuti e limitati se confrontati con altri big del settore. Insomma, grande blasone, diffusione e utilizzo, ma capacità di monetizzazione anche nella fase infantile.

La settimana che si è appena conclusa ha visto l’annuncio della fusione tra American Airlines e US Airways, due trai i principali carrier aerei americani per dare origine a una nuova entità denominata American a partire dal terzo trimestre 2013 dopo aver superato diversi passaggi procedurali indispensabili per attenere tutte le approvazioni del caso. Apparentemente formalità burocratiche visto che l’annuncio è stato dato e recepito come un done deal dai media e dai consumatori. Con la fantasia tipica dei consumatori americani, ieri nell’aeroporto di Tampa un titolare di un biglietto AA (American Airlines) pretendeva di accedere al lounge di US Airways “…visto che ormai le aziende si sono fuse…”. Un ulteriore esempio, se necessario, di come i consumatori diano tutto per acquisito e definitivo appena percepiscono una notizia: la realtà è sempre più complessa.

Alcuni numeri per capire il business della nuova compagnia:

  • 94mila dipendenti;
  • oltre 6.500 voli al giorno;
  • quasi $40 miliardi di fatturato complessivi;
  • una flotta di oltre 1400 aerei;
  • 200 milioni di passeggeri all’anno

Capitalizzazione di borsa stimata in $11 miliardi. Un business di una complessità incredibile, soggetto a stress di ogni genere – condizioni climatiche, fluttuazione dei prezzi del carburante, sicurezza a bordo e a terra, interazione fisica con diverse centinaia di migliaia di consumatori su base giornaliera, … – e sempre sotto pressione per quanto riguarda la bottom line molto, molto, molto risicata. Speriamo decolli. Ho volato American Airlines questo mese e l’esperienza è stata semplicemente notevole da tutti i punti di vista: a bordo, nei lounge e a terra. Magari sono stato semplicemente fortunato: mi auguro sia invece la norma da adesso in avanti grazie alla serie di innovazioni che l’azienda sta apportando rinnovando completamente la flotta, rendendo semplice la vita al viaggiatore grazie a una serie di semplici, ma efficaci accorgimenti. Go American!

Airlines entertainment systems

Le esperienze di intrattenimento in volo sono delle più varie. Si parte dal basso con jet privi di qualsiasi schermo se non eventualmente quelli per le dimostrazioni di sicurezza, fino ai più sofisticati sistemi che rendono gradevole la visione anche a 10.000 metri d’altezza. Giusto per fornire due esempi basati sulle recenti esperienze personali, alla prima categoria appartengono alcuni aerei utilizzati per brevi tratte, mentre nella seconda annovero gli ultimi allestimenti di British Airways sui voli intercontinentali. Soluzioni con display touch di grandi dimensioni (oltre 10″) e con contenuto disponibile on-demand superano i diversi milioni di dollari di costo, richiedono tempo per l’installazione e spesso sono introdotti in concomitanza con un completo riallestimento dell’abitacolo visto che comportano anche nuovi sedili. È il caso appunto di alcuni nuovi Boeing 777 di British Airways.

Oltre a questi aspetti, in passato i sistemi di intrattenimento sono anche stati causa di grossi problemi in volo, fino a rappresentare il disastro aereo del 2 settembre 1998 del volo Swissair 111 partito da New York JFK e con destinazione Ginevra. Il fuoco sprigionatosi a bordo che ha poi portato alla morte dei 229 passeggeri e membri dell’equipaggio a bordo è stato causato da alcuni cavi del sistema di intrattenimento che hanno poi innescato complicazioni interne anche a seguito di alcune procedure seguite e non proprio ideali per contenere situazioni di emergenza come questa.

Sta di fatto che queste considerazioni e la sempre più diffusa disponibilità di dispositivi con schermo nelle tasche dei passeggeri ha portato le compagnie aeree a esplorare due soluzioni che presentano indubbi vantaggi. La prima fa perno sulla liberalizzazione dell’utilizzo dei dispositivi elettronici portati a bordo anche in fase di decollo e atterraggio e nel rendere disponibile WiFi durante il volo. La combinazione delle due cose rende l’abitacolo di un aereo di fatto equivalente a qualsiasi altro spazio fisico, replicando le condizioni di casa, da Starbucks o per strada.

La seconda consiste nel fornire iPad ai passeggeri in totale sostituzione di qualsiasi forma di sistema di intrattenimento fisico. I vantaggi economici sono notevoli ed evidenti. La compagnia OpenSkies – una controllata di British Airways – dallo scorso ottobre fornisce ai propri passeggeri degli iPad da 64GB carichi di film, video, Tv Shows e molto altro ancora rendendo l’esperienza di intrattenimento in volo veramente personale. Il costo è stato di $250K, una frazione dei $2-5M tipici per allestire un singolo aeroplano. Doppia convenienza.

Sailsquare per progettare vacanze in barca

Organizzare le vacanze un’attività che richiede creatività, ingegno, pazienza e grande metodo, almeno dalle mie parti. E argomento di dibattiti interni alla famiglia per settimane cercando di accontentare le diverse esigenze. Essendo poi questa l’ultima vacanza estiva in assoluto causa predizione Maya, occorre scegliere l’itinerario, le mete e la compagnia con particolare attenzione. Su questo ultimi punto spero di sbagliarmi.

Sempre più popolare – almeno tra diversi amici e conoscenti – l’esperienza in mare a bordo di barche di diverse dimensioni, in località remote o vicine, con familiari e amici o anche sconosciuti. Può la tecnologia e la sempre più pervasiva dimensione social dare una mano a chi ricerca questo genere di esperienza? È quanto si sono domandati i promotori di Sailsquare, il risultato di una start-up italiana che ha aperto i battenti recentemente in versione beta. L’idea è molto carina. Si parte dalla pubblicazione della propria vacanza ideale scegliendo itinerario, compagnia e momento di viaggio. Lo scopo è quello di attirare l’attenzione di potenziali membri dell’equipaggio attingendo al pool di propri conoscenti, ma aprendo anche a nuovi soggetti. Superata questa fase non resta altro che selezionare l’imbarcazione da un database di 3000 alternative. Analogamente il servizio si presta come una piattaforma per trovare la propria vacanza ideale contando sul fatto che qualcun altro si sia dato da fare proponendo soluzioni stimolanti.

Per esempio Simone si candida come crew leader e skipper per una vacanza a Capraia, Elba e Giglio a fine giugno e cerca soci di avventura.

Chi è alla guida della Google car?

La notizia è di pubblico dominio visto che ne parla il New York Times. Per le strade della Bay Area e di San Francisco da giorni ci aggirano alcuni veicoli senza guidatore (ma una persona siede al posto di guida per intervenire in caso di emergenza). Una serie di sensori e telecamere controlla la Toyota Prius oggetto dell’esperimento. Nonostante gli ottimi risultati di questi primi esperimenti, occorreranno anni prima di potersi recare da un dealer e acquistare un’auto robotizzata. Oltre ovviamente a essere il risultato di sofisticate soluzioni di intelligenza artificiale, il progetto fa leva sulla disponibilità di una mole incredibile di dati stradali – limiti di velocità, lavori in corso, sensi di precedenza e altro ancora – a dimostrazione della sempre maggiore dipendenza dalla presenza di database aggiornati in tempo reale oggi e ancora di più nel prossimo futuro. Allo stesso tempo l’esperimento evidenzia come la tecnologia sposti costantemente e velocemente i confini normativi attuali, in questo caso quelli del codice della strada.

JetBlue Terminal 5

Il terminal aeroportuale più famoso che conosca è Terminal 5 (o T5) di British Airways a Heathrow inaugurato a fine marzo del 2007 non certo con grande successo (a novembre verrà inaugurato T2 a Dublino e da due anni i voli internazionali in arrivo a Beijing atterrano nel gigantesco T3). Da poco JetBlue, compagnia aerea emergente negli USA e diventata anche popolare all’estero grazie alla bravata di un suo stewart che ha abbandonato l’aeromobile e i suoi passeggeri dopo una crisi isterica, ha inaugurato a New York il proprio nuovo hub, anch’esso T5 . Particolarità del posto almeno un paio. In primo luogo WiFi aperta e gratuita. Per noi europei spesso ancora un miraggio, negli USA quasi uno standard da diversi anni. Meno appariscente, ma decisamente apprezzato dai viaggiatori la presenza di centinaia di prese di corrente ormai indispensabili vista la quantità di dispositivi elettronici da ricaricare con grande frequenza vista la voracità in termini di energia. Proprio su questo secondo punto JetBlue ha insistito nella campagna di comunicazione in occasione dell’inaugurazione e apertura al pubblico. Divertente notare come una comunissima, quasi volgare e super consolidata da decenni presa di corrente possa diventare soggetto principale di un’azione PR. Solo una quindicina d’anni fa se qualcuno avesse ipotizzato una scelta simile sarebbe finito diritto in manicomio!