Il video che verrà. Oggi o al massimo dopodomani

canon8k-728x410L’alta definizione ci accompagna da alcuni anni, ma non è infrequente – soprattutto in ambito televisivo – assistere a trasmissioni nella molto più modesta e quasi anacronistica Standard Definition (SD). Di risoluzione 4K se ne parla da almeno 2 anni grazie alla disponibilità di un’ampia gamma di prodotti a partire dalle telecamere GoPro e ultimamente con i nuovi iPhone 6s e 6s Plus. Molte videocamere di fascia amatoriale e semi professionale registrano a questa risoluzione. Inoltre, nel comparto degli schermi, le soluzioni abbondano con prezzi progressivamente in calo. Il treno in atto è evidente è logico per molti aspetti. Risoluzioni sempre maggiori a portata di chiunque, partendo da uno smartphone.

Crescono in parallelo le dimensioni dei file prodotti, ma lo spazio di memorizzazione sembra evolvere nella stessa direzione senza penalizzare troppo il consumatore sul fronte dei costi. Inoltre, lo spazio su cloud segue la solita traiettoria in discesa con costanti riduzioni di prezzo (50GB di spazio iCloud costano ora $0.99 al mese).

Immagini e video a risoluzioni sempre maggiori e spazio cloud  a costi irrisori. Tutto bene quindi? I due colli di bottiglia sono connettività e porte di comunicazione, due elementi “hardware” sul quale il consumatore ha poco controllo o addirittura nulla. Canon ha appena annunciato un nuovo sensore fotografico con risoluzione da 120 mega pixel. Non ancora in commercio, rappresenta comunque un incredibile passo in avanti rispetto ai 50MP della nuovissima Canon 5Ds Mark III, sufficientemente esagerato da risultare spiazzante. Un file in formato RAW prodotto da questo nuovo super sensore raggiunge la dimensione di 210MB, più o meno 10x lo spazio occupato da un file nello stesso formato prodotto con una Canon 1D X. Immagino indispensabile ricorrere a schede di memoria Compact Flash da almeno 128GB per avere una discreta capacità fotografica (600+ immagini), ma il vero punto critico è la velocità di connessione di periferiche o di file verso spazi di post-produzione e di memorizzazione permanente. Sotto USB 3.0 probabilmente il trasferimento di uno shooting risulta un investimento di tempo non trascurabile. E questo valore minimo vale sia per un card reader che per la porta di comunicazione per tethering a bordo della fotocamera. Qualsiasi soluzione più performante solo ben accetta.

big-picture-with-text_updateStesse considerazioni per le porte di comunicazione installate sui computer. Anche in questo caso USB 3.0 il minimo indispensabile. Personalmente mi auguro che USB Type-C diventi pervasivo e sia seguito dall’introduzione di dispositivi di varia natura secondo le specifiche Thunderbolt III capaci di gestire un monitor esterno 5K o superiore (attualmente Thunderbolt II non dispone di canali di comunicazione sufficientemente potenti ed è per questo che Apple non ha ancora rinnovato il proprio monitor esterno ad alta risoluzione) e velocità di trasferimento pari a 40GBps oltre ad altre funzionalità interessanti sempre con connettori USB Type-C. I prossimi MacBook Pro con il processore Skylake auspicabilmente previsti entro la fine dell’anno dovrebbero seguire l’esempio del recente MacBook, ma con prestazioni superiori in qualsiasi ambito.

Upload speedPassiamo alla banda. Senza una velocità di upload decente lo spazio cloud risulta solo un mezza vittoria (o forse una mezza sconfitta). Qualsiasi prestazione sotto i 10MBps comporta investi di tempo stratosferici e complicate pianificazioni notturne, l’opposto di quanto serve per gestire con naturalezza e semplicità archivi video e/o fotografici, ma anche banalmente grandi quantità di dati. Non a caso Google Cloud Storage ha introdotto negli USA, EMEA e APAC un nuovo servizio di upload di grandi archivi proponendo ai clienti l’invio fisico di un disco contenente le informazioni da trasferire avendo realizzato (calcoli molto semplici e banali) che per trasferire 1TB di dati serve oltre un giorno con una velocità di upload di 100MBs (in questa pagina si possono fare alcune simulazioni), durata che sale esponenzialmente al decrescere della banda arrivando anche a decine di giorni con tutte le conseguenze del caso. Quindi, anche in contesti super professionali risulta evidente come la banda costituisca un collo di bottiglia rispetto alle dimensioni dei dati prodotti con estrema facilità e naturalezza e non solo da parte di grandi organizzazioni. La prossima esplosione di wearables inevitabilmente porterà anche comuni mortali a produrre e conseguentemente memorizzare volumi di informazioni sempre crescenti. Basta pensare al comparto health per comprendere come questa ipotesi non sia particolarmente utopica.

Screen-Shot-2015-09-08-at-3.37.26-PM-600x329Gli elementi di “tensione” in questa contrapposizione tra qualità video e soluzioni di memorizzazione non ha ancora raggiunto un punto di equilibrio con l’esponenziale crescita legata a 4K che si parla già di 8K come del prossimo imminente passo. Sempre Canon ha recentemente introdotto una prima soluzione cinematica a questo livello risolutivo capace di generare immagini da 8,192 x 4,320 pixel (circa 35.39 milioni di pixel effettivi).

Senza avventurarsi troppo nel futuro e in soluzioni indirizzate al segmento dei professionisti, come anticipato, la nuova linea di iPhone 6s introduce una fotocamera da 12MP e video con risoluzione 4K. Questo significa che realisticamente i 5GB di spazio iCloud forniti in dotazione gratuita saranno insufficienti per un numero crescente di utenti. Allo stesso tempo, la velocità di upload giocherà sempre più un ruolo chiave anche per il generico Joe intento a immortalare con costanza encomiabile ogni pietanza a portata di scatto. Servono fibra, computer “muscolosi” e periferiche veloci come gazzelle.

 

 

 

 

 

 

 

Toshiba prima con un laptop 4K

Tecra W50È di Toshiba il primo laptop con risoluzione video 4K. Così afferma la casa giapponese visto che lo schermo che equipaggia il nuovo Tecra W50 ha una risoluzione da 3,840 x 2,160 pari a 8 milioni di pixel e una densità pari a 282ppi.

La risoluzione 4K è di fatto il miglior standard qualitativo al momento, superiore anche alla risoluzione retina display di Apple.

Ondata di 4K in arrivo

Sony 4K prosumer camcorderChi pensa che 4K sia una bufala ha capito poco o nulla. Totalmente d’accordo quando si tratta di 3D, tecnologia che non ha lasciato il segno e che non rappresenta e non rappresenterà realisticamente anche nel prossimo futuro un argomento di vendita vincente. Ma 4K è un discorso completamente diverso. In arrivo e tecnologia destinata ad avere successo commerciale. I motivi sono molto semplici:

  • ha molto senso ed è comprensibile da chiunque: migliore risoluzione video colta istantaneamente dalla retina in modo naturale ed evidente;
  • è una logica evoluzione di HD, un passo in avanti;
  • apporta evidenti benefici aumentando la qualità delle immagini di 4 volte;
  • salvo prototipi tipo lo schermo da 150″, verrà presentata su tutta la fascia di prodotti – schermi e dispositivi per la produzione di contenuti – e a costi contenuti.

Sony ha presentato la prima videocamera 4K in occasione del Consumer Electronic Show (CES e si pronuncia una lettera alla volta!) di Las Vegas 2014 proposta al prezzo di $1,500, in linea con modelli di attualmente sin commercio ma non 4K.

È stata Polaroid la prima azienda a presentare uno schermo 4K da 50″ sotto i $1,000, importo che sembra addirittura molto più che aggressivo visto che modelli HD vengono oggi commercializzati a importi molto superiori.

Solo l’inizio.

La correlazione tra spazio, velocità e connessione

AkamaiIl ciclo di vita dei prodotti tecnologici è estremamente ridotto con tassi di sostituzione sempre più ravvicinati. Nulla a che vedere rispetto a solo qualche anno fa quando il rinnovamento avveniva con cadenza molto più ampia. Nonostante ciò, spesso mi trovo in una sorta di situazione di stallo che mi induce a pensare a un futuro migliore per appagare la mia passione per la tecnologia. Per farmi sentire meglio, Apple, Canon e Vodafone – giusto per fare qualche nome – potrebbero fare diverse molto per avvicinarmi a questa condizione di “appagamento tecnologico”.

Disconnessione. Il disallineamento a cui faccio riferimento è riconducibile in termini generali a un problema di prestazioni, a mio avviso mai adeguate rispetto alla complessità delle operazioni consentite dalla proliferazione e dalla flessibilità dei dispositivi in commercio. Spazio, velocità e distribuzione i macro temi che devono essere indirizzati in modo sostanziale e con un certo sincronismo temporale. La motivazione alle spalle di queste richieste una sola: i video o meglio, la proliferazione nella produzione di video e di immagini ad alta qualità. In questo preciso momento ho accesso diretto e continuo a una dozzina di dispositivi in grado di realizzare filmati video HD. Pur non disponendo di competenze specifiche, la prossimità e l’istantaneità della cattura di  immagini in qualsiasi luogo e momento funge da stimolo a una costante e crescente “produzione” con il conseguente problema di gestione e manutenzione dei “capolavori” generati. Questo per me significa quasi un terabyte e mezzo di video e una libreria fotografica di un terabyte esatto, con una proiezione di raddoppio delle dimensioni nei prossimi 24 mesi ancora una volta per maggiore frequenza e risoluzioni sempre crescenti. Serve quindi spazio per archiviare, velocità di trasferimento e flessibilità nelle modalità di distribuzione. Ed è per questo che conto sul contributo di diverse aziende per semplificarmi la vita.

Spazio. Lo standard di trasferimento dati e di periferiche basate sulla tecnologia Thunderbolt sviluppata da Intel è lo stato dell’arte in materia. Oggettivamente però, non è decollato a distanza di alcuni anni ormai dalla sua introduzione. Tutti concordano sui benefici offerti, ma le periferiche disponibili sono limitate, più costose di soluzioni USB 3 e con capacità limitate nelle versioni portatili. Nonostante ciò, ho fatto di Thunderbolt il mio standard per i dischi fissi esterni e quelli portatili. Da quasi un anno esiste poi la versione Thunderbolt 2 che raddoppia la velocità di trasferimento a 20Gbps bidirezionale. Rispetto a USB 2, l’incremento è pari a 12x. Si tratta indubbiamente della soluzione indispensabile per chi fa del video editing una professione, ideale anche per consumatori con qualche velleità come il sottoscritto. Di periferiche Thunderbolt 2 ne esistono molto poche, forse meno di mezza dozzina a essere ottimisti. Nella linea di prodotti Apple al momento solo il nuovo MacBook Pro retina display e il nuovissimo Mac Pro dispongono di porte Thunderbolt 2. iMac e MacBook Air sono equipaggiati della prima versione. Primo aspetto da sistemare.

Pixels. Di risoluzione video 4K (3,840 pixels × 2,160 linee) ho iniziato a parlarne un anno fa: si tratta dello standard a cui tutti fanno attualmente riferimento visto che raddoppia la qualità del già ottimo HD (1,920 × 1,080). Mac Pro ha 6 porte compatibili con dispositivi 4K, ma Apple non produce un monitor secondo queste specifiche proponendo al momento un TV Sharp da 32″ e oltre $3,500 di costo. Con il crescere della disponibilità diminuiscono i prezzi – correlazione ormai nota al consumatore – sebbene i valori attuali confinino questi schermi a veri appassionati o professionisti del mondo video. Con l’introduzione di Mac Pro esiste ora una soluzione estremamente valida per produrre contenuti 4K, altro processo che si deve innescare per raggiungere livelli di diffusione generale. Le prime Media Companies a muoversi in questa direzione sono Netflix e Amazon, i due leader americani nella distribuzione di contenuto video attraverso internet e due powerhouse tecnologiche. Non una sorpresa e classico problema dell’uovo e della gallina: introdurre contenuti per stimolare la domanda o aspettare la diffusione di dispositivi 4K compatibili per poi produrre materiale adeguato? Ovvio che la prima delle due è quella vincente e quanto avverrà.

Distribuzione. Al momento le soluzioni on-demand che operatori come Sky stanno diffondendo richiedono una connessione compatibile con il valore medio di 8.4Mbps degli UK. Per fare la stessa cosa con contenuto in formato 4K è indispensabile una banda almeno doppia per garantire una distribuzione efficiente. A oggi in UK solo dal 15 al 20% delle connessioni domestiche supera questa soglia. Serve più banda, quindi, e ben distribuita per garantire ai proditori di servizi e ai consumatori di beneficiari in modo paritetico di innovazioni come questa. Un secondo esempio di “ritardo” tecnologico lo riscontro in ambito fotografico. Anche un produttore come Canon deve rivedere la propria offerta di fascia alta per inglobare tecnologie ormai sdoganate e quasi indispensabili. Disporre di un sensore GPS integrato in una camera professionale un obbligo, così come generare video in formato 4K e garantire connessioni WiFi per la distribuzione e condivisione istantanea di quanto prodotto. Tutto realizzabile oggi (tranne la componente 4K) grazie a moduli aggiuntivi e quindi costosi e un po’ voluminosi, ma la strada è quella della semplificazione e integrazione. Per intenderci, il modello di punta EOS-1D X da $6,799 non ha né GPS né WiFi integrati. E giusto per completare il quadro di “disallineamenti” tecnologici – sempre dal mio punto di vista – il nuovissimo e potentissimo Mac Pro di Apple è equipaggiato di una porta HDMI versione 1.4 quando 2.0 è quello che servirebbe. Sebbene infatti 1.4 supporti video in risoluzione 4K, il frame rate è limitato a 30 al secondo (fps). Con HDMI 2.0 la banda di connessione raggiunge i 18Gbps con capacità di trasferimento fino a 50/60 fps. Più rassicurante.

Oggi e domani. La conclusione è semplice e banale: presto, molto presto, saranno disponibili dispositivi molto più sofisticati degli attuali. La giungla tecnologica in cui ci troviamo a operare è tale da fornire sempre nuovi traguardi e punti di riferimento di non facile raggiungimento per l’incapacità degli stessi produttori di mantenere il passo con l’innovazione. Quasi sciocco, però si tratta anche di una piacevole rincorsa che mi ha portato alla seguente conclusione: i miei nipoti (ancora molto lontani dall’essere anche solo ipotizzati) disporranno di un archivio fotografico e video ad altissima risoluzione a partire dalla prima ecografia. Io mentalmente e teoricamente pronto a documentare, archiviare e catalogare.