La correlazione tra spazio, velocità e connessione

AkamaiIl ciclo di vita dei prodotti tecnologici è estremamente ridotto con tassi di sostituzione sempre più ravvicinati. Nulla a che vedere rispetto a solo qualche anno fa quando il rinnovamento avveniva con cadenza molto più ampia. Nonostante ciò, spesso mi trovo in una sorta di situazione di stallo che mi induce a pensare a un futuro migliore per appagare la mia passione per la tecnologia. Per farmi sentire meglio, Apple, Canon e Vodafone – giusto per fare qualche nome – potrebbero fare diverse molto per avvicinarmi a questa condizione di “appagamento tecnologico”.

Disconnessione. Il disallineamento a cui faccio riferimento è riconducibile in termini generali a un problema di prestazioni, a mio avviso mai adeguate rispetto alla complessità delle operazioni consentite dalla proliferazione e dalla flessibilità dei dispositivi in commercio. Spazio, velocità e distribuzione i macro temi che devono essere indirizzati in modo sostanziale e con un certo sincronismo temporale. La motivazione alle spalle di queste richieste una sola: i video o meglio, la proliferazione nella produzione di video e di immagini ad alta qualità. In questo preciso momento ho accesso diretto e continuo a una dozzina di dispositivi in grado di realizzare filmati video HD. Pur non disponendo di competenze specifiche, la prossimità e l’istantaneità della cattura di  immagini in qualsiasi luogo e momento funge da stimolo a una costante e crescente “produzione” con il conseguente problema di gestione e manutenzione dei “capolavori” generati. Questo per me significa quasi un terabyte e mezzo di video e una libreria fotografica di un terabyte esatto, con una proiezione di raddoppio delle dimensioni nei prossimi 24 mesi ancora una volta per maggiore frequenza e risoluzioni sempre crescenti. Serve quindi spazio per archiviare, velocità di trasferimento e flessibilità nelle modalità di distribuzione. Ed è per questo che conto sul contributo di diverse aziende per semplificarmi la vita.

Spazio. Lo standard di trasferimento dati e di periferiche basate sulla tecnologia Thunderbolt sviluppata da Intel è lo stato dell’arte in materia. Oggettivamente però, non è decollato a distanza di alcuni anni ormai dalla sua introduzione. Tutti concordano sui benefici offerti, ma le periferiche disponibili sono limitate, più costose di soluzioni USB 3 e con capacità limitate nelle versioni portatili. Nonostante ciò, ho fatto di Thunderbolt il mio standard per i dischi fissi esterni e quelli portatili. Da quasi un anno esiste poi la versione Thunderbolt 2 che raddoppia la velocità di trasferimento a 20Gbps bidirezionale. Rispetto a USB 2, l’incremento è pari a 12x. Si tratta indubbiamente della soluzione indispensabile per chi fa del video editing una professione, ideale anche per consumatori con qualche velleità come il sottoscritto. Di periferiche Thunderbolt 2 ne esistono molto poche, forse meno di mezza dozzina a essere ottimisti. Nella linea di prodotti Apple al momento solo il nuovo MacBook Pro retina display e il nuovissimo Mac Pro dispongono di porte Thunderbolt 2. iMac e MacBook Air sono equipaggiati della prima versione. Primo aspetto da sistemare.

Pixels. Di risoluzione video 4K (3,840 pixels × 2,160 linee) ho iniziato a parlarne un anno fa: si tratta dello standard a cui tutti fanno attualmente riferimento visto che raddoppia la qualità del già ottimo HD (1,920 × 1,080). Mac Pro ha 6 porte compatibili con dispositivi 4K, ma Apple non produce un monitor secondo queste specifiche proponendo al momento un TV Sharp da 32″ e oltre $3,500 di costo. Con il crescere della disponibilità diminuiscono i prezzi – correlazione ormai nota al consumatore – sebbene i valori attuali confinino questi schermi a veri appassionati o professionisti del mondo video. Con l’introduzione di Mac Pro esiste ora una soluzione estremamente valida per produrre contenuti 4K, altro processo che si deve innescare per raggiungere livelli di diffusione generale. Le prime Media Companies a muoversi in questa direzione sono Netflix e Amazon, i due leader americani nella distribuzione di contenuto video attraverso internet e due powerhouse tecnologiche. Non una sorpresa e classico problema dell’uovo e della gallina: introdurre contenuti per stimolare la domanda o aspettare la diffusione di dispositivi 4K compatibili per poi produrre materiale adeguato? Ovvio che la prima delle due è quella vincente e quanto avverrà.

Distribuzione. Al momento le soluzioni on-demand che operatori come Sky stanno diffondendo richiedono una connessione compatibile con il valore medio di 8.4Mbps degli UK. Per fare la stessa cosa con contenuto in formato 4K è indispensabile una banda almeno doppia per garantire una distribuzione efficiente. A oggi in UK solo dal 15 al 20% delle connessioni domestiche supera questa soglia. Serve più banda, quindi, e ben distribuita per garantire ai proditori di servizi e ai consumatori di beneficiari in modo paritetico di innovazioni come questa. Un secondo esempio di “ritardo” tecnologico lo riscontro in ambito fotografico. Anche un produttore come Canon deve rivedere la propria offerta di fascia alta per inglobare tecnologie ormai sdoganate e quasi indispensabili. Disporre di un sensore GPS integrato in una camera professionale un obbligo, così come generare video in formato 4K e garantire connessioni WiFi per la distribuzione e condivisione istantanea di quanto prodotto. Tutto realizzabile oggi (tranne la componente 4K) grazie a moduli aggiuntivi e quindi costosi e un po’ voluminosi, ma la strada è quella della semplificazione e integrazione. Per intenderci, il modello di punta EOS-1D X da $6,799 non ha né GPS né WiFi integrati. E giusto per completare il quadro di “disallineamenti” tecnologici – sempre dal mio punto di vista – il nuovissimo e potentissimo Mac Pro di Apple è equipaggiato di una porta HDMI versione 1.4 quando 2.0 è quello che servirebbe. Sebbene infatti 1.4 supporti video in risoluzione 4K, il frame rate è limitato a 30 al secondo (fps). Con HDMI 2.0 la banda di connessione raggiunge i 18Gbps con capacità di trasferimento fino a 50/60 fps. Più rassicurante.

Oggi e domani. La conclusione è semplice e banale: presto, molto presto, saranno disponibili dispositivi molto più sofisticati degli attuali. La giungla tecnologica in cui ci troviamo a operare è tale da fornire sempre nuovi traguardi e punti di riferimento di non facile raggiungimento per l’incapacità degli stessi produttori di mantenere il passo con l’innovazione. Quasi sciocco, però si tratta anche di una piacevole rincorsa che mi ha portato alla seguente conclusione: i miei nipoti (ancora molto lontani dall’essere anche solo ipotizzati) disporranno di un archivio fotografico e video ad altissima risoluzione a partire dalla prima ecografia. Io mentalmente e teoricamente pronto a documentare, archiviare e catalogare.

Bravo Timoteo: well done!

iPad AirIeri è stata la giornata dei numeri tondi per Apple: 200 milioni di dispositivi con iOS 7 dopo 5 giorni dal lancio, 1 milione di applicazioni su AppStore, 1 miliardo di canzoni in streaming con iTunes Radio solo negli USA grazie a  20 milioni di ascoltatori, 60 miliardi di downloads da AppStore. Fuochi d’artificio in partenza della presentazione tenutasi a San Francisco in una location abituale per Apple.

UN evento piacevole non solo per contenuti, ma soprattutto per il tono e le modalità con cui sono stati veicolati i messaggi e gestita la presenza sul palco. Questa volta la sensazione complessiva è quasi un desiderio a procedere a un upgrade hardware e software già nelle prossime ore, con ampia scelta e su tutti i fronti.

In ordine. L’esperienza su MacBook e iMac raggiunge un livello superiore grazie alla nuova versione del sistema operativo, raffinato e arricchito di funzionalità appariscenti come le mappe integrate con la versione iOS e di sostanza come quella per la gestione delle password. La disponibilità immediata e totalmente gratuita – R&D for free – due ottime motivazioni aggiuntive per una migrazione istantanea. Per chi possiede un MacBook Pro da soli due mesi come il sottoscritto, la nuova linea hardware non può che suscitare invidia e la speranza che Santa Klaus si commuova e provveda a risolvere il problema visto che tutto sommato trascorro ore e ore ogni giorno davanti alla tastiera. Volendo sognare, il Mac Pro sembra più un prodotto da Star Wars che per una scrivania per design, ideale per video, fotografia, musica e altre attività dove la potenza fa realmente la differenza.

Ritornando al fronte software, la suite iLife è ora interamente a 64bit, ma quello che conta maggiormente è la totale integrazione tra la piattaforma Mac OS X e iOS per rendere le esperienze creative in ambito musicale, fotografico e video semplici e naturali come avrebbe logico fossero, facilitando utenti poco esperti e anche i più skillati. Anche in questo caso il prezzo ridotto a zero un ottimo incentivo all’uso e alla diffusione. Stesso completo processo di riscrittura per iWork sia per iOS che Mac OS X. Si tratta di un investimento non trascurabile, ma è evidente a questo punto come Apple abbia deciso di ricoprire un ruolo centrale nell’esperienza personale di generazione di contenuti, condivisione e collaborazione perché ritenute aree strategiche per preservare il valore di iOS nel tempo e garantire continuità alla linea dei MacBook attraverso un’integrazione naturale e capace di aggiungere ulteriore valore grazie alla bidirezionalità. Tutto gratuito per chi acquista i nuovi prodotti hardware Apple. Questa scelta va sottolineata: se da un lato impatta teoricamente sui risultati economici, è altrettanto evidente che si tratta di un rischio minimo e ampiamente compensato dai benefici indotti. In primo luogo rimuove qualsiasi resistenza alla migrazione verso piattaforme e applicazioni di ultima generazione. Il consumatore è – almeno teoricamente – felicemente “ingabbiato” in una combinazione software e hardware che comprende oggi la scrivania e la mobilità con qualche estensione nello spazio TV. Il futuro riserva ovviamente qualche altra estensione come auspicato e ipotizzato da tempo.

iPad Air? Spettacolare per le caratteristiche hardware, ma anche per tutte le premesse software rappresentate da iOS 7, le apps di Apple e di terze parti e il mondo parallelo che ruota attorno a Mac OS X.

Pensando a questi annunci e riflettendo su quanto faccio ogni giorno, rimango semplicemente affascinato dalle complessità architetturali che costituiscono il presupposto per far funzionare questo mondo di dispositivi sempre collegati e con un livello di qualità e di sofisticazione crescente. Non una novità di oggi, ma una continua presa di coscienza dei benefici dell’essere connesso in qualsiasi momento e a elevata velocità. Banale, ma piacevole da rimarcare soprattutto quando tutto funziona secondo le aspettative e le esigenze semplificando il lavoro, aprendo nuove prospettive e garantendo comunicazioni interpersonali ricche e soddisfacenti. Have fun!

PS Mamma mia quanto costano le custodie!!!

La vita dietro le quinte di iPhone 5s e il bisogno di upgrade

Stanford 09-14- 0014Annunciati il 10 settembre, nelle mani dei consumatori dieci giorni dopo, il 20. Questo almeno negli USA e in molti altri mercati scelti da Apple per la commercializzazione dei nuovi modelli iPhone. Nel frattempo cosa succede e cosa è successo? Parte della storia è molto ben raccontata in questo pezzo. Nulla di completamente sorprendente, ma è evidente come il processo di produzione e di distribuzione degli apparecchi debba avvenire con meticolosa precisione e pianificazione per rispettare gli obiettivi di fatturato prefissati, garantire sufficienti approvvigionamenti e soddisfare i consumatori nei mercati di riferimento. Nel caso dei nuovi modelli 5c e 5s lo scenario risulta un po’ più complesso che in passato per l’introduzione della variabile colore, problema comunque già affrontato da Apple con gli iPods.

Ma ci deve essere dell’altro viste alcune “anomalie” rispetto ai lanci passati. In primo luogo, la strategia del pre-ordine. Ha sempre funzionato sfruttando alla perfezione il canale distributivo online. Anche in questo caso i consumatori americani sono nella condizione di farlo da venerdì 13 settembre, ma solo ed esclusivamente per il modello 5c. Stranamente, 5s non è pre-ordinabile e potrà essere acquistato solo nei negozi e online dal 20 settembre. Come mai? Quale il razionale? Difficile rispondere con precisione. Alcune ipotesi puntano a un atteggiamento più conservativo da parte di Apple visti presunti problemi di produzione del sensore legato all’home button. Quindi una motivazione produttiva con risvolti di tipo distributivo che avrebbero consigliato di procedere con maggiore cautela. Altri, invece, ipotizzano una scelta marketing per cercare di gonfiare le code davanti ai punti vendita temendo un atteggiamento più tiepido rispetto al passato da parte dei consumatori meno energizzati del solito dai nuovi annunci (di sicuro la comunità di Wall Street risponde appieno a questa descrizione visto l’andamento al ribasso del titolo AAPL dal 10 in poi). Indipendentemente da quale sia il motivo, 5c ordinabile online da 24 ore circa negli USA, 5s solo nei negozi a breve.

Parlando di negozi e di logistica, l’esperienza diretta di queste ultime ore mi ha portato a toccare con mano un altro aspetto della ben nota perfetta organizzazione logistica, distributiva e commerciale di Apple. Dal 10 settembre il modello 5 è morto. È la prima volta che succede visto che le versioni precedenti sono sempre sopravvissute agli ultimi nati. In tre diversi Apple Store – compreso il nuovissimo e semplicemente spettacolare punto vendita nello shopping center di Stanford a fianco all’università – i modelli 5 erano presenti in pochissimi esemplari vendibili (qualche unità) o completamente esauriti. In pratica Apple è riuscita nelle settimane precedenti a pilotare le vendite e i riassortimenti in modo quasi perfetto per arrivare al momento del cambio generazionale con magazzini praticamente vuoti, avendo anche da subito chiuso il canale online nei paesi dove la vendita inizierà a giorni. Immagino anche che tutti i modelli in esposizione verranno “riciclati” per sostenere le esigenze di componentistica a supporto di tutti i modelli 5 venduti negli ultimi 12 mesi.

E proprio a proposito dell’usato, interessante la politica commerciale di trade-in attivata da Apple negli ultimi giorni che si aggiunge a quanto fanno da tempo aziende come gazelle.com. Recuperare qualche dollaro per finanziare l’acquisto dell’ultimissima versione non stupido soprattutto per chi è costantemente alla ricerca di upgrade tecnologici. E la comunicazione televisiva di T-Mobile che indirizza questi consumatori merita proprio di essere citata. Il programma Jump! – questo il nome dell’iniziativa – ha lo scopo di semplificare il passaggio a un nuovo telefono senza dover aspettare la scadenza naturale alla fine del secondo anno (quindi 730 giorni = 365 x 2) come da contratto. I vari clip mettono in evidenza scenari comuni e vissuti da molti. Forse sono proprio fesso, ma rido ogni volta che li vedo. Vi ci ritrovate?

Lettera a Timoteo Cook

Tim CookCaro Timoteo,

se non ti dispiace da questo momento in poi passerei a un più conciso Tim, sebbene questa combinazione di lettere da noi porti a pensare a qualcosa di diverso. Comunque Tim, non ci siamo. Proprio non ci siamo. Scusa se sono diretto e mi permetto di esprimere un giudizio un po’ duro, ma la sensazione è che ci siano diversi accorgimenti da apportare e in tempi brevi. Quanto accaduto ieri deve rappresentare – sempre a mio modestissimo avviso – l’ultima tappa di un percorso che si è esaurito negli anni e che necessita di essere rivitalizzato. Pesantemente rivisitato.

Non mi addentro sulle valutazioni qualitative dei nuovi iPhone 5c e 5s. Fiumi di parole sono stati spesi nelle settimane precedenti e oggi probabilmente questi due prodotti e il brand Apple godranno di un trattamento speciale da parte di tutti i media mondiali con un coverage e share of voice elevatissimo. Se ci fosse ancora, anche mia madre mi chiamerebbe al telefono e mi chiederebbe se avessi visto i nuovi prodotti Apple. L’ha fatto in passato, lo farebbe anche oggi. Quindi un successo ottenuto con un costo per contatto irrisorio. Ma proprio per questo motivo, sprecare occasioni simili è simile a commettere un crimine. Sbagliare è sempre possibile, ma farlo quasi in modo programmato e pianificato – questa l’impressione – lascia alquanto delusi. Parlo della strategia di comunicazione a tutto tondo seguita dalla tua azienda in queste settimane e culminata ieri in un evento veramente moscio dal primo all’ultimo minuto, orchestrato in modo quasi amatoriale. Aggiungo anche che qualsiasi confronto con il compianto Stefano Lavori esula dalla mia personale disamina di quanto visto ieri. Ognuno ha il suo stile, ogni epoca e momento merita una strategia di comunicazione adatta a cogliere il meglio e il massimo. Giusto per essere chiaro, non è assolutamente garantito che una presentazione nello stile di Steve Jobs fatta da Steve Jobs oggi stesso risulterebbe in un successo garantito.

Ecco i miei capi d’accusa:

  • Mood comunità finanziaria. Dopo dodici mesi turbolenti che hanno portato il titolo a scendere da $703 nel settembre 2012 a $500 in questi giorni (passando anche da $397), tutti gli analisti sono iper gasati su Apple e vedono nell’annuncio del 10 settembre 2013 un momento chiave per una nuova crescita dell’azienda e del titolo. Le stime sono riviste al rialzo, alcuni si lanciano quasi in appelli del tipo “… comprate il titolo adesso perché dal 10 settembre andrà alle stelle…”, il finanziere Carl Ichan scrive tweet come un ragazzino dicendo a tutto il mondo che ti sta parlando, che vi siete incontrati, che il futuro è solo roseo. Il titolo AAPL sale, sale e ancora sale nelle ultime settimane. Il momento è stra positivo e si tratta solo di dare agli analisti quello che si aspettano: chiunque ci arriverebbe, anche un pivello come il sottoscritto;
  • Prodotti. Da ieri alle 11:00am PDT sappiamo che tutti i leaks delle settimane precedenti sono per la prima volta veri. Doppia delusione. In primo luogo perché privano dell’elemento sorpresa e poi perché la sorpresa è oggettivamente modesta di suo. Sono certo che la versione gold o champagne che sia risulterà molto appetibile presso determinate fasce di consumatori (evito di commentare). Stessa considerazione per i colori del 5c. Bene avere un processore a 64bit e un’unità dedicata alla grafica. Tutto bello, ma – diciamocelo – nulla di rivoluzionario;
  • Strategia commerciale. Hai ucciso iPhone 5 e lasciato in commercio iPhone 4s? Cosa significhi questa cosa ancora non lo capisco. Il modello 5 da ieri non è più disponibile online e nei negozi il numero di esemplari è limitato e scontato di $100. A mio avviso un affare e da comprare al volo. Le specifiche del 5c mi sembrano identiche al 5 (essendo scomparso dal sito devo fare qualche ricerca per un confronto dettagliato e tra poco mi imbarco per SFO) e spero che alle spalle della decisione di “andare di accetta” su iPhone 5 ci siano migliori economie di produzione della nuova versione, con margini superiori. Considerando poi che qui negli USA 5c con 16GB parte da $99 con contratto, perché acquistare il 4s sebbene i $99 diventino $0? La risposta che mi sono dato è la seguente: hai tolto di mezzo iPhone 5 perché 5c è più o meno la stessa cosa. E se la mia micro-analisi è corretta significa anche che ieri non hai annunciato due prodotti, ma uno e mezzo al massimo;
  • Strategia di comunicazione. Dovete smetterla di parlare solo a voi stessi. Il processo di Jon Ive-izzazione della strategia di comunicazione sembra quasi assumere contorni ridicoli. Riguardano le contribuzione di Jon Ive appunto e Craig Federighi mi sembra di vedere quasi delle imitazioni. Tono sincopato, continue espressioni facciali quasi a voler ingigantire e mostrare genuino stupore per la bellezza siderale dei prodotti in commercio. E ancora peggio di chi comunica, il contenuto. Parlo sempre a titolo personale, ma che la plastica del 5c sia fatta in policarbonato ecologico, trattato, modificato, molecolarmente resistente anche ad attacchi alieni è quasi commovente, ma totalmente irrilevante e privo di qualsiasi valore commerciale. Giusto per essere chiaro, personalmente non-me-ne-potrebbe-fregare-de-meno! Vi state avvitando attorno al concetto di design quasi solo per il gusto di farlo e, se non sbaglio, 5s è spiaccicato a 5, mentre 5c sembra un po’ un pulcinella con la cover bucherellata da molti derisa per forma, colori e paragonata alle elegantissime Crocs! Non ci siamo. Siate spontanei, naturali, parlate dei prodotti e dei benefici per i consumatori in modo semplice e convincente. Sapere della sofisticazione presente nel riconoscimento delle impronte interessa forse a un esperto di sicurezza, ma non è un argomento da pubblico di massa. Il dubbio è che non ci fosse molto altro da dire e che quindi vi siate focalizzati sulle poche novità cercando di posizionarle come rivoluzionarie e un gigantesco passo in avanti per il genere umano. Eccessivo e fuori luogo;
  • Lampada solare. Diversi commentatori ti hanno suggerito di prendere un po’ di colorito in viso, forse un modo affettuoso di consigliarti di essere un po’ più sciolto, spontaneo e convincente sul palco. Ognuno ha il suo stile e non è facile acquisire dimestichezza e scioltezza davanti al pubblico e a una telecamera. Un po’ più di vitalità di certo non guasterebbe perché se ci credi tu e risulti spontaneo, più facile condividere le stesse valutazioni ed entusiasmo.

Eri nella posizione per poter guidare il consenso nato e cresciuto spontaneamente nelle scorse settimane e di canalizzarlo verso qualsiasi destinazione fosse utile all’azienda. Non ci sei riuscito. I mercati e le reazioni dei media suggeriscono che ieri tu e il tuo team abbiate fatto di tutto per mancare l’obiettivo. Questa la mia reazione a caldo. Tra poco, in volo, mi rivedo il keynote e poi ti dico. La sensazione maturata in questi anni è che sia possibile vendere aria fritta e che, se fatto bene, anche un esercizio difficile come questo possa risultare gradevole e apprezzato dai destinatari. È una semplice regola base della comunicazione che suggerirei di riconsiderare per il prossimo futuro. Nel vostro caso non si tratta assolutamente di vaporware, anzi. A maggior ragione, quindi, peccato non valorizzare prodotti di grande spessore e qualità. Tutti ieri si aspettavano che annunciaste prodotti e servizi per stupire: la delusione per come è avvenuta la comunicazione è ben riflessa negli oltre $40 persi dal titolo tra ieri e oggi (il mercato è aperto per altre 5 ore al momento della stesura di questo post), quasi il 10% della capitalizzazione di borsa in fumo. Logico solo a fronte di un disastro, non del lancio di nuovi prodotti. Ma se le cose stanno andando così, forse qualche domanda ve la dovreste porre. Mi dispiace, ma mi conforta perché forse non sono il solo a vedere le cose in questo modo. E ieri sera nello store di Scottsdale, AZ, mi sembrava di cogliere solo delusione e orecchie basse, molto simili a quelle di Toby, il mio cocker spaniel. Servono solo piccoli accorgimenti.

Buon lavoro. Con affetto, Stefano

PS Non ho alcuna intenzione di abbandonare i prodotti Apple e il mio nuovo MacBook pro retina display da 15″ è una favola.

Tutti a provare questo weekend

Apple-Sept-10-inviteIntenso weekend di prove per molti. A Monza in occasione del Gran Premio d’Italia di Formula 1 sono andati di scena gli insulti personali e rivolti a colleghi. Protagonisti rispettivamente il pilota inglese del team Mercedes Hamilton che ha commentato la sua prestazione con un’espressione molto chiara: “Ho guidato come un idiota!”. Di Alonso sappiamo adesso cosa pensi del team di tecnici e strateghi di gara che lo seguono: scemi. Opinione ampiamente condivisa da molti e da diversi anni dopo le ripetute decisioni scellerate prese dal muretto in diverse occasioni.

Anch’io provo. Sono nel mio ufficio in Arizona a rivedere un presentazione per i prossimi giorni. Al di là del vetro che mi separa dal parco circostante, un road runner, elemento che in qualche modo mi avvicina al mondo della velocità. Inoltre, molto vicino c’è  il museo Penske, mitica scuderia corse americana con successi conseguiti in tutte le categorie e classi. Dopo faccio un salto a vedere e fotografare.

Weekend intenso anche a Cupertino. Tim Cook, CEO di Apple, e i suoi collaboratori stanno limando gli ultimi dettagli della presentazione del prossimo 10 settembre. L’evento dovrebbe essere trasmesso in streaming per permettere a chiunque interessato ad assistere in anteprima alla presentazione di una nuova serie di prodotti hardware e software. Oltre ad analizzare le nuove proposte della casa di Cupertino, sarà interessante anche valutare l’audience generato, a mio avviso sufficientemente ampio da rivaleggiare con show veri e propri ospitati sul altri media. D’altronde l’attesa è forte e le aspettative degli appassionati di tecnologia ancora maggiori.

Cosa presenteranno? Sul fronte software dovrebbero arrivare conferme alle anticipazioni fatte in occasione della WWDC estiva: iOS 7, il nuovo sistema Mac OS X Maverick, le mappe per quest’ultimo, le versioni online della suite di produttività iWork, probabilmente un nuovo Aperture e ulteriori raffinamenti ad iCloud.

Lato hardware le speculazioni abbondano. La certezza è il super potente Mac Pro, un’astronave per forma e potenza. I MacBook Pro di ultima generazione risalgono allo scorso autunno, un arco temporale sufficientemente ampio per ipotizzare un refresh della linea con processori piuù perforanti e porte Thunderbolt 2.

Ma l’attenzione ruota ovviamente attorno al nuovo iPhone ipotizzato in una versione avanzata (iPhone 5s) e in una forma più mass market (iPhone 5c) con un prezzo al consumatore intorno a $400 nella versione senza contratto negli USA (qualcosa come €400 in Europa quindi). I colori dell’invito oltre alla tagline sembrerebbero confermare le indiscrezioni che indicano in un’ampia scelta di colori una delle caratteristiche distintive del modello entry level. Per la versione di punta sono circolate in rete immagini di un modello color oro. Si parla anche di un’ottica più professionale, processori più potenti, capacità fino a 128GB, mentre per le dimensioni dello schermo si è letto di tutto. Molto probabile resterà l’attuale 4.5″.

Inoltre, per molti addetti al settore è praticamente scontata anche una nuova versione di iPad con form factor più compatto, processore più potente e componenti ottiche migliorate. Uno schermo retina display per iPad mini un’altra delle ipotesi avanzate.

Per gli analisti, però, la notizia più attesa è l’accordo con China Mobile per la distribuzione ufficiale in Cina di iPhone. Aprirsi al grande mercato cinese significa potenzialmente aggiungere milioni e milioni di consumatori con tutti i benefici del caso. In primis l’azione AAPL che a settembre 2012 superava i $700 e adesso è risalita a $500 dopo aver visto anche un 3 come cifra iniziale il 26 giugno 2013.

Sempre sospesi nel limbo l’ipotetica iTV e il fantasticato orologio iWatch. La sensazione è che dovremo aspettare il 2014 per questo genere di prodotti.

Non manca molto all’appuntamento martedì 10 settembre alle 10:00am PDT. Nel frattempo ognuno ha qualcosa da fare: Alonso compiere un miracolo a Monza, io inseguire beef-beep e Tim & Soci dare un ulteriore segnale che l’innovazione tecnologica di Apple prosegue nella sua avanzata. A ognuno il suo.

iWork for iCloud in Beta

iCloud BetaA distanza di una settimana esatta dalla presentazione di iWork for iCloud, è iniziato ufficialmente il programma di beta testing della suite di applicazioni Apple in versione browser. Di per sé non si tratta di una novità assoluta visto che Google offre soluzioni simili già da diversi anni.

La prima sensazione è di forte familiarità con la versione retail delle rispettive applicazioni e la premessa che tutti i documenti siano automaticamente sincronizzati grazie ad iCloud una forte rassicurazione e comodità. La prima impressione con pages è molto positiva: interfaccia nota, pulita, lineare e senza alcuna apparente limitazione dovuta alla natura di applicazione per il browser. L’accesso alla libreria dei documenti Pages precedentemente creati e residenti su iCloud facile e intuitiva. Buona la velocità di scrolling all’interno del documento e il rendering della pagina è risultato perfetto nella componente di testo, le immagini e la formattazione originaria.

Su Keynote ho riscontrato il limite di 100MB come dimensione massima delle presentazioni, impedendomi quindi di accedere a un documento da 231MB creato tempo fa. Possibile sia un limite temporanea, ma in ogni caso meglio così: il file in questione era un’evidente aberrazione per la presenza di moltissime immagini e in qualche modo scomodo da gestire.

Niente di stravolgente, ma un’ottima soluzione per gli utenti di prodotti Apple che si ritrovano quindi un set di tre applicazioni capaci di soddisfare la maggior parte delle esigenze di produttiva individuale incluse nella piattaforma e totalmente integrate su dispositivi mobili e laptop.

Da ricordare che in occasione di WWDC 2013 è stato anche anticipato che versioni aggiornate per Mac OS X e iOS 7 verranno rilasciate entro la fine dell’anno.

Tutto bello da Apple

iOS 7Gli annunci di Apple di ieri in occasione della manifestazione riservata agli sviluppatori (WWDC 2013) hanno spaziato su tutti i fronti: hardware, software e servizi. Sempre con un minimo comune denominatore: innovazione e volontà di arricchire l’esperienza dei consumatori. Personalmente mi ritengo soddisfatto di tutto quello che ho visto e sentito. Avevo aspettative software da diverso tempo e sono state ampiamente soddisfatte non solo con iOS 7, ma soprattutto per la suite iWork completamente rivoluzionata al di là di ogni ragionevole aspettativa. Ora completamente browser-based, opera esclusivamente su iCloud e rappresenta di fatto una risposta sufficientemente potente e semplice allo stesso tempo per soddisfare le esigenze di utenti Mac OS X e iOS. Curioso di testarla.

La nuova UI di iOS 7 è molto pulita, essenziale, intuitiva ed elegante. Solo una prova “su strada” potrà però trasferire le sensazioni più corrette, anche se i video disponibili al momento trasferiscono una sensazione wow decisamente forte. In realtà il pensiero che si è spontaneamente sviluppato nel mio cervello è stato il seguente: è stata progettata avendo in mente il prossimo iPhone, ipotizzando una dimensione dello schermo differente dall’attuale. Le novità per gli sviluppatori sono innumerevoli e la scrittura di applicazioni compatibili iOS 7 può iniziare già da oggi prevedendo un rilascio nel prossimo autunno.

Sul fronte hardware MacBook Air (già disponibile) mantiene a distanza di anni un fascino incredibile grazie a un design raffinato sempre più supportato da funzionalità avanzate e potenti. La risoluzione video massima ferma a 1440 x 900 del modello da 13″ la percepisco come un “limite” così come l’assenza delle porte Thunderbolt 2. Sebbene sia convinto che la diagonale da 13″ sia quella corretta per un portatile, gradirei maggior densità di pixel per contenere più informazioni e limitare lo scrolling, condizione che trovo particolarmente penalizzate soprattutto con gli strumenti di produttività aziendale. L’appunto sulla mancanza dell’ultimissima porta di comunicazione annunciata alcuni mesi fa da Intel forse troverà concordi altri 3 o 4 individui sull’intero pianeta. Nasce dall’esigenza  di vedere i dati (soprattutto foto e video) raggiungere velocemente destinazioni di parcheggio più sicure e definitive rispetto all’SSD interno. Un dettaglio visto che la porta Thunderbolt esistente è già di per sé ottima.

Intriganti le nuove stazioni WiFi sia per design che per funzionalità. Rendere la propria rete domestica più veloce e performante il sogno di ogni padre di famiglia alle prese con figlie molto esigenti in termini di affidabilità e di disponibilità di banda. Questa la prospettiva familiare che immagino possa essere condivisa anche in ambito Small Medium Business (SMB). Spettacolare il nuovo Mac Pro, la dimostrazione concreta di come anche un segmento abbastanza defunto come il desktop possa essere reinventato con elementi tali da renderlo interessante a un’utenza più ampia dei soli professionisti del settore video.

Sul fronte dei servizi è iTunes Radio la novità più scontata e attesa. Streaming di musica gratis grazie al supporto della pubblicità o priva di questo elemento per i sottoscrittori di iTunes Match. Nulla di rivoluzionario rispetto a soluzioni già presenti sul mercato, quanto piuttosto un’aggiunta necessaria.

Non sarà poi sfuggito a chi ha seguito la presentazione la comparsa delle mappe Apple su MAc OS X Maverick e l’aggiunta di Bing ai servizi di Siri oltre a Twitter e Wikipedia. Insomma, strade più strette per Google nell’ecosistema Apple.

I rischi e le opportunità per Apple

Lungi da me l’idea di avere una ricetta per una realtà così di successo e formata da migliaia di talenti come Apple. Da semplice appassionato e utilizzatore quotidiano della loro tecnologia, mi avventuro in una serie di considerazioni guidate dalla passione e dal desiderio di beneficiare di altra innovazione nella vita di tutti i giorni. La pressione sull’azienda di Cupertino è aumentata sensibilmente negli ultimi tempi e su più fronti:

  1. innovazione di prodotto;
  2. organizzazione interna;
  3. risultati finanziari.

Dei tre, quello principale è di sicuro il primo. Gli altri due forse una conseguenza o anche elementi in parte esterni all’azienda stessa. Come sempre, un’offerta vincente è di per sé il punto di partenza ideale per gestire scenari di business complicati, ma potenzialmente destinati al successo. Apple ha guidato con saggezza e visione il passaggio da un’era pluri decennale dominata dai personal computer verso forme di computing e di sviluppo software differenti. Dapprima con iPhone e più recentemente con iPad. La componente touch e la creazione di nuove piattaforme software i due elementi dirompenti e innovativi. Pur avendo una buona dotazione domestica di iMac e Mac di varia natura, sento due esigenze quasi conflittuali: fare un upgrade dell’hardware per disporre di porte di comunicazione esterne più perforanti e, allo stesso tempo, percepisco l’esigenza di razionalizzare l’utilizzo tra computer e tablet. Entrambi hanno caratteristiche uniche, distintive e vincenti, ma manca ancora di capire la traiettoria evolutiva delle due linee. Da tempo è noto l’intento di cross-fertilize Mac OS X con elementi di iOS e viceversa, ma la velocità di esecuzione sembra tale da non preconfigurare un significativo avvicinamento a breve. E questo aspetto introduce il secondo punto di riflessione, l’organizzazione interna.

Apple nel secondo trimestre 2012 ha rivoluzionato i ranghi interni ridistribuendo le mansioni e concentrando in un unico riporto lo sviluppo software di Mac OS X e iOS. Ed è esattamene nell’area del software che le debolezze più significative sono emerse ultimamente. Lasciamo perdere le mappe per iOS, un mezzo disastro annunciato e la motivazione che quasi certamente ha portato Tim Cook, CEO dell’azienda, a ribaltare l’organigramma. C’è molto da fare su più fronti e non solo in chiave strategica. La prima considerazione è che le apps di Apple per iOS non sono più così centrali nell’esperienza complessiva fornita dal sistema nel suo complesso. In altri termini, le apps di Apple non sono proprio così cool come ci si aspetterebbe o come era nel passato recente. Altri sanno fare di meglio. Mappe: innegabile che Google Maps sia lo standard nel settore. Anche per quanto riguardo accessori concettualmente modesti e semplici come calendario e addressario, le versioni ufficiali di Apple sono rimaste ancorate a un modello molto semplice, ormai superato e soprattutto poco funzionale. La musica e i contenuti digitali meritano poi un’osservazione particolare. Avete mai provato a usare le app Music, Video e iTunes? Perché tre e perché tutto così complicato? A volte sembra un vero rompicapo capire come scaricare su un dispositivo una canzone precedentemente acquistata da un Mac e disponibile con iTunes Match, mentre l’inclusione in una playlist è di una scomodità incredibile. L’acquisto di un film o di un TV Show avviene sia attraverso l’app iTunes che Video, dove quest’ultima è però quella demandata al playback. E poi anche solo a livello di nome, Video?

I problemi di usabilità di iOS sono comunque intrinseci nel sistema operativo. Fare la ricerca di un qualsiasi elemento con l’apposita barra che scompare dopo uno scrolling verticale perché posta in cima alla pagina ma non ancorata, è semplicemente scemo: rende complicata un’azione utile e semplice. Non potere associare una foto a ciascun contatto sembra un vincolo anni ’60. Poter definire un numero telefonico come predefinito e non un profilo di un utente, un’altra eredità della primissima versione di iOS che potrebbe essere superata con slancio. Apps come Stocks e Meteo credo non vengano nemmeno mai aperte.

Sanremo 02Sanremo 01Passando alla musica, iTunes è un altro candidato a un profondo ripensamento sia nella UI che nella logica del servizio. Apple ha acquistato Lala anni fa – azienda specializzata nello streaming di musica – per poi non farne nulla. E intanto Spotify avanza e conquista sostenitori in qualsiasi mercato sebbene il suo modello di business sia alquanto incerto e traballante. E anche un consumatore poco coccolato come quello italiano può da tempo acquistare gli stessi brani a €99 centesimi da Amazon.it rispetto a €1.29 risparmiando nel tempo un non proprio trascurabile 30% e beneficiando della modalità streaming con Amazon Cloud Player. Nel caso dell’album del festival di Sanremo 2013, il risparmio è di €1 per un prodotto identico.

Il software applicativo Apple è stato oggetto di qualche intervento cosmetico nel 2012 per meglio sfruttare iCloud, ma è essenzialmente fermo da 3+ anni, almeno per quanto riguarda Mac OS X. Il sospetto che questa area non venga considerata strategica è più che fondato, ma rimane pur sempre il desiderio di disporre di strumenti aggiornati. Ovvio che se il futuro è più sbilanciato verso iOS come i numeri di vendita fanno chiaramente intendere, difficile aspettarsi grande vigore in questo ambito per la piattaforma Mac OS X. Il futuro non è esattamente oggi e gestire la transizione con software aggiornato farebbe comodo.

Sul fronte finanziario è di queste ultime ore la polemica sulla proposta del board of directors di Apple di emettere delle azioni preferenziali in congiunzione con altre iniziative. Un giudice federale ha accolto il ricorso di David Einhorn di Greenlight Capital Inc. e forza l’azienda a ritirare questa proposta aprendo anche la strada alla richiesta degli azionisti di veder ridistribuita una porzione più consistente di quanto fatto fino a oggi dei $137 miliardi di cash a disposizione. Indipendentemente dagli eventuali interessi personali, il tutto può essere letto come un ulteriore segnale di impasse della dirigenza che si trova in difficoltà nel produrre altro valore economico dalle riserve maturate trimestre dopo trimestre. Se poi si aggiunge il fatto che il valore dell’azione AAPL è sceso da $700 del settembre 2012 a meno di $450 del mese di febbraio, è evidente che anche questa area del business meriti qualche attenzione.

Correto quindi guardare al prossimo futuro con un misto di curiosità, attesa e speranza per prodotti innovativi, ma anche per una forte accelerazione nello sviluppo software su tutti i fronti. In prima battuta iOS. La prossima versione deve davvero presentare novità concrete nell’area dell’usabilità in primis e nelle apps che equipaggiano il sistema operativo. Il futuro è nell’engagement con i consumatori e gran parte di questo obiettivo è appunto demandato alle apps. Se Apple delega tutto ciò a terze parti viene meno a quella che è la sua missione storica principale.

Come gli analisti finanziari hanno stimato Q1 2013 di Apple

rev-and-eps-q1-2013-thursNegli USA non si placa la polemica relativamente alla correlazione tra il tonfo del titolo Apple in borsa e le erronee previsioni degli analisti finanziari. Per documentare il livello di accuratezza e di precisione del lavoro svolto da questi signori nel caso specifico – credo però che l’esempio sia un buon rappresentate più in generale del fenomeno – ecco un paio di grafici che propongono l’evoluzione nel tempo dei risultati trimestrali di Apple e le stime di analisti professionisti e indipendenti. Lo scarto è sempre ampio.

Ancora più imbarazzante per la categoria, questa tabella dove compaiono tutte le previsioni formulate nelle ultime settimane e relative al trimestre oggetto di tante controversie. per fornire una chiave di lettura ricordo che il fatturato di Apple si è attestato a $54.5 miliardi di dollari.

q1-2013-smackdown-final-sortedDieci analisti si erano spinti oltre $60B, mancando anche del 20+% il risultato. Come ricordato in un precedente post, molti si sono dimenticati di considerare nei loro calcoli che il confronto anno su anno avrebbe dovuto tenere conto della differenza di una settimana in meno (13 rispetto a 14), “dettaglio” che è stato stimato in oltre $4B di fatturato in meno rispetto all’anno precedente proprio per semplice mancanza di tempo a calendario. Insomma, da dei professionisti – o presunti tali – ci si potrebbe aspettare qualcosa in più.

Sull’onda di tutta questa scientificità applicata alle previsioni finanziarie, mi sento anch’io legittimato a fare delle previsioni. Eccole:

  • tra non molto andrò a giocare a tennis;
  • ci sarà bel tempo oggi a Miami;
  • uno dei due finalisti tra Murray e Djokovic vincerà gli Australian Open.

Non male, vero?

A casa Gates hanno gusti diversi

Bill_og_Melinda_Gates_2009-06-03_(bilde_01)Con una certa regolarità veniamo informati sui gusti e le preferenze dei figli di Melinda e Bill Gates. A farlo sono i genitori che, a turno, aggiornano i media di tutto il mondo su quanto avviene tra le mura di casa quando il tema sono dispositivi come cellulari e tablet. A Davos in occasione del World Economic Forum è stata la volta di papà Gates. Ha affermato che i propri figli non hanno mai chiesto di poter avere un dispositivo Apple. Qualche mese prima, invece, mamma Gates aveva fatto sapere come il divieto familiare fosse ancora in vigore, implicitamente facendo capire che qualcuno dei tre figli avessi manifestato l’intenzione di “tradire”.
Indipendentemente da come si stia dipanando questo tema con i tre figli, credo che tutti possano convenire che non deve essere troppo piacevole per un innovatore come Gates ricevere richieste di acquisto di prodotti non Microsoft dalla propria progenie. Un ulteriore segnale che quanto offerto dalla propria azienda non viene percepito come super cool. Allo stesso modo, vedere per esempio un rampollo della famiglia Nike indossare scarpe Adidas risulterebbe quanto mai ineducato e inopportuno.
Il vero problema, però, è che i bimbi crescono in fretta. Se Microsoft indugia ancora un po’ ad aggiungere coolness incrementale nei propri prodotti Consumer, il rischio che i rampolli diventino maggiorenni è molto concreto!