Il giorno è arrivato: Apple iPad

Mancano pochi istanti alle 10:00am a San Francisco. Cielo grigio e 11°C, ma grande attesa davanti al centro congressi. Il titolo Apple è stato essenzialmente fermo dall’apertura, segnando una leggera perdita (0.54%) in queste prime due ore e mezzo di scambi a Wall Street. Resteranno indicativamente 2 ore di trattazioni dopo la presentazione Apple per avere un’indicazione in diretta dell’accoglienza riservata dagli investitori finanziari alle novità proposte da Apple. I tweets si sprecano con molti disperatamente alla ricerca di una fonte del live streming dell’evento, cosa ovviamente non possibile.

Standing ovation accoglie Steve Jobs salito sul palco con perfetta puntualità. Alle 10:10am finalmente l’Apple iPad esiste!!! I commenti sono gorgeous, amazing, brilliantfantastic! Alcune foto qui. Wall Street ha reazioni diverse: titolo in calo del 2.5% equivalenti a $5. Prevedibile.

Schermo da 9.7″, praticamente un grande iPod touch. Questa la prima sensazione anche per la presenza di un bottone nella porzione inferiore dello schermo. WiFi, accellerometro, bussola e bluetooth. Totale compatibilità con le apps esistenti.

Conto alla rovescia per Apple tablet

Sebbene non confermato ufficialmente da Apple, l’intera comunità degli analisti finanziari che seguono il settore e chi commenta di consumer electronics da per certo l’annuncio del tablet il 27 gennaio. Inutile speculare sulle caratteristiche del prodotto: a mio avviso due le aree di incertezza su cui concentrare la propria attenzione. In primo luogo l’ecosistema creato da Apple attorno al prodotto. Inutile citare iTunes perché parte integrante dell’offerta come logico attendersi. Da capire se la recente acquisizione del servizio musicale Lala riveste un ruolo nella user experience associata al tablet. Le speculazioni in merito assegnano a Lala il compito di estendere la franchigia iTunes nel Web. Il fatto che il servizio annunci una prossima estensione a tutti i mercati internazionali è in sintonia con la presenza quasi capillare di iTunes in tutto il mondo e potrebbe quindi declinarsi bene con un prossimo roll-out del tablet. Oltre ai nomi dei publisher più noti, negli USA sta emergendo nelle ultime ore una nuova e interessante teoria: Amazon.com potrebbe diventare l’alleato a sorpresa del nuovo sistema Apple. L’ipotesi non è poi così impossibile come potrebbe sembrare di primo acchito. Sicuramente ad Apple farebbe comodo includere una dimensione di e-commerce all’interno della user experience offerta dal tablet e, anche nel solo comparto degli ebook nel presupposto che la vocazione del nuovo dispositivo vada in quella direzione (cosa a cui non credo troppo), Amazon.com sarebbe in effetti un ottimo alleato per Apple. Ma c’è di più. Negli USA questa corrente di pensiero si spinge anche a ipotizzare un progressivo abbandono da parte di Amanzon.com del proprio Kindle essenzialmente per due motivi. Il primo consisterebbe in una presa di coscienza dell’impossibilità di contrastare Apple disponendo quest’ultima di un dispositivo più ricco e multi purpose di un semplice e-reader. La seconda che la libreria di Barnes & Noble diventerà omnipresente su tutti i lettori digitali di prossima introduzione.

Entrambi i punti sembrano non convincere perché starebbero a dimostrare una ritirata da parte di Amazon.com ancora prima che il possibile scontro si manifesti nell’ambito dell’hardware. Mi limiterei quindi ad abbracciare il filone di pensiero che prevede una sorta di alleanza o partnership tra Apple e Amazon.com, rimandando ogni speculazione più approfondita al 27 sera.

Il miglior TSR di sempre

Veloce e semplice trivia basato su una recente ricerca di Harvard Business Review (HBR). Come si chiama il CEO #1 al mondo per generazione di valore misurando la variazione di capitalizzazione di mercato dal giorno del suo insediamento e la crescita dell’azione sotto forma di Total Shareholder Return? Tre alternative:

  1. Steve Ballmer, CEO di Microsoft
  2. Steve Jobs, CEO di Apple
  3. John Chambers, CEO di Cisco

Bene, il CEO in attività che risponde a queste caratteristiche è Steve Jobs. Sotto la sua guida (dal 1997 a oggi) la capitalizzazione di mercato di Apple è salita di 150 miliardi di dollari e il TSR calcolato da HBR è superiore a 3.100%. Che dire? Una “discreta” prestazione che si traduce e si comprende meglio pensando che l’azione Apple (AAPL) valeva nel 1997 $4 e oggi è trattata in questo momento a $214.51.

Che fate il 27 sera?

Apparentemente questa la data: devo aggiungere altro? OK, forse qualche dettaglio in più serve. Mi riferisco a un evento che si terrà negli USA a San Francisco (quindi -9 ore rispetto all’Italia), presso il Yerba Buena Center for the Arts non lontano dall’Apple Store e da dove alloggio di solito quando scendo in città. L’azienda organizzatrice si chiama Apple e uno degli oggetti dell’evento dovrebbe essere il tanto atteso e quasi mitizzato Apple Tablet da molti dato per certo come iSlate. Ancora 23 giorni di attesa. Qui alcune precedenti considerazioni in merito al tanto atteso dispositivo.

Conversione

IMG_0032Dopo oltre vent’anni di fedele militanza nel campo di Windows, quasi per caso sono progressivamente scivolato verso i prodotti, le tecnologie e le soluzioni Apple. Devo ammettere che Windows Vista ha molto contribuito a forzarmi verso una piattaforma che in passato avevo sempre apertamente osteggiato. Ora sono un consumatore felice al punto da aver trasformato tutta l’infrastruttura IT di casa in una soluzione mono marca Apple. Nulla di particolarmente rilevante e sbalorditivo, anche se devo ammettere un certo stupore personale nell’essermi trovato così bene nell’utilizzare prodotti software, servizi e tecnologie che non conoscevo affatto. La curva di apprendimento è stata minima, grazie anche alla intuitività delle diverse soluzioni in questione e all’abbondante supporto soprattutto in forma di video tutorials.

Forse con un pizzico di arroganza credo di essere abbastanza credibile in questa scelta non solo perché sempre più persone di stanno orientando nella stessa direzione, ma anche per la lunga militanza e la buona conoscenza di quanto sfornato da Microsoft negli ultimi decenni. Ma non si tratta di una contrapposizione ideologica: non ho più l’età e nemmeno la voglia per uno schieramento di campo becero e poco produttivo. La semplice realtà dei fatti è che nello scenario di computing attuale e prospettico sono convinto che come consumatore ho maggiori vantaggi dall’operare all’interno del mio ecosistema composto da iPhone, Mac, MobileMe, iTunes e accessori vari ritagliato ad hoc attorno alle mie esigene. Tutto qui e non si tratta di una decisione immodificabile, anche se al momento non vedo alcun buon motivo per riconsiderare la nuova “filosofia” appena abbracciata.

Sono un consumatore soddisfatto. Molto soddisfatto direi. Ed essere riuscito a costruire un’infrastruttura di comunicazione, social media ed entertainment che soddisfa appieno le esigenze della mia famiglia coniugando il tutto anche con una certa dose di eleganza, look e “coolness” aggiunge un elemento di piacere e di soddisfazione condiviso tra tutti i membri di casa.

Visto dalla prospettiva aziendale credo di potermi qualificare come il cliente ideale o quantomeno quello a cui Apple punta: un premium customer alla ricerca di qualità e soluzioni e abbastanza incurante del prezzo. Ma l’esperienza di questi primi mesi mi fa ritenere che l’eventuale costo extra sostenuto per l’hardware – l’imputato principale da parte della concorrenza è il MacBook Pro – è in realtà ampiamente compensato dalle prestazione dell’accoppiata sistema operativo – hardware oltre che dal software a corredo. Trovo iPhoto un’applicazione molto semplice, ma capace di rispondere alle mie esigenze in modo superiore alle aspettative. Sufficientemente evoluto ma semplice allo stesso tempo per consentire qualche intervento di foto ritocco, raggruppare le foto sulla base di chi ci compare e molti altri metadata compresa la posizione geografica, una funzionalità che conquista tutti al primo istante. Vedere gli spilli che popolano il pianeta trasferisce una piacevole sensazione, ancora più gratificante se le foto sono state scattate con un iPhone 3Gs perché in questo caso le coordinate sono incluse in modo automatico (lo svantaggio è la risoluzione inferiore rispetto a un buona SLR che però al momento mancano delle funzionalità GPS). E riuscire a salvare un documento in formato PDF direttamente dall’applicazione è di una comodità mostruosa, sebbene possa rappresentare di per sé una mera banalità.

Potrei andare avanti per ore e – a volte – mi stupisco io stesso per la passione e l’entusiasmo che queste mie nuove “scoperte” tecnologiche mi trasferiscono quasi fossi un bambino alle prese con i regali di Natale.

E da buon “convertito” sono automaticamente e involontariamente anche un evangelizzatore: nel mese di agosto Apple ha venduto tre nuovi MacBook Pro ad altrettanti consumatori – una in Nigeria, uno in Canada e uno in Turchia – grazie all’azione di promozione fatta indirettamente usando il Mac durante la mia permanenza a Stanford University. Sono certo di non aver alcun merito – le mie competenze sales sono abbastanza modeste – ma devo ammettere un pizzico di soddisfazione nell’aver trasferito l’impressione di essere un profondo conoscitore dei prodotti e del software Apple in un solo mese dall’acquisto. Merito della passione.