William il Digitale: la mia versione di Shakespeare

William450 anni fa nasceva più o meno da queste parti (sto scrivendo da Londra) William Shakespeare. Non me ne intendo molto di letteratura (zero per essere precisi) e non sono mai stato un grande appassionato di questo genere di letture. Quel poco che ho letto risale ai tempi della scuola dell’obbligo e quindi non certo per scelta.

Qualche mese fa mi sono posto una semplice domanda: come si sarebbe comportato il buon Will ai nostri giorni, considerando l’incredibile quantità di strumenti disponibili per produrre contenuto e per distribuirlo istantaneamente in ogni angolo del pianeta? Come avrebbe interpretato i tempi moderni in qualità di autore e come si sarebbe mosso in un contesto digitale?

Spunto semplice e banale, ma a mio avviso sufficientemente carino per le molteplici prospettive con cui articolare questo progetto di comunicazione. Ho presentato l’idea  all’agenzia PR inglese che mi segue e la risposta è stata entusiastica. Per appassionati di contenuti, potersi confrontare su un tema simile avendo come soggetto un signore che sapeva sicuramente maneggiare la penna, una sfida stimolante. L’idea di fondo consisteva anche nel dimostrare come fosse semplice costruire una propria identità digitale utilizzando strumenti e soluzioni disponibili off-the-shelf facendo ricorso a un minimo di creatività e un pizzico di dimestichezza digitale.

Dominio. Il primo passo concreto è consistito nel definire il nome del domino per rappresentare Will nel mondo digitale, ipotizzando di essere lui. Dall’inizio di quest’anno sono state introdotte decine e decine di stringhe alternative rispetto ai tradizionali .com, .net e simili, ampliando di fatto la scelta e rendendo il namespace di Internet in prospettiva molto più attraente e divertente. Dopo un brainstorming iniziale, la scelta è ricaduta su .today visto che uno degli obiettivi dell’esercizio consisteva proprio nel posizionare William Shakespeare ai nostri giorni. È così nato, shakespeare.today, lo spazio digitale di Will per interagire con lettori, media e promuovere le proprie attività letterarie, performance teatrali e pubblicazioni.

Contenuto. L’esercizio di documentare il lavoro di Will è oggettivamente semplice vista la mole di sonetti e opere di successo scritti nella sua quasi trentennale vena creativa. Considerando la popolarità del personaggio, il contenuto che ruota attorno a Will è veramente vasto e supera i confini della letteratura. Le mugs con Will – quasi fosse una star – sono l’ultima mia scoperta in ordine di tempo. per un libero professionista o una PMI, l’esercizio non è altrettanto spontaneo e semplice, ma le regole di fondo da seguire sono assimilabili all’esercizio che abbiamo sviluppato qui in UK per Will.

Ovviamente, Will è anche su Twitter all’account @ReturnoftheBard: va seguito.

 

Appassionato di Smugmug

smugmug logoDa diverso tempo ormai sono alla ricerca di soluzioni utili per salvaguardare nel tempo la crescente quantità di immagini e di video realizzati con ogni genere di dispositivo. Da alcuni mesi sono diventato un assiduo utilizzatore di Smugmug, un servizio nato oltre una decina di anni fa e che sembra aver raggiunto un discreto livello di popolarità e di seguito tra gli appassionati di fotografia digitale proponendosi principalmente nei confronti di professionisti o aspiranti tali. Me ne ha parlato un amico giapponese appassionato di fotografia e me ne sono reso conto quando nell’ultima versione di Aperture di Apple ho trovato un connettore integrato nell’applicazione.

Per me, almeno al momento, si tratta di una convenientissima soluzione per la memorizzazione delle foto e dei video prodotti a integrazione e complemento del continuo lavoro di archiviazione su un numero sempre crescente di dispositivi fisici. Quindi in parte backup, ma anche vetrina centralizzata sulla quale far convergere l’attenzione di amici e utenti di social media.

Subscription. Prima di procedere, una necessaria precisazione: si tratta di un servizio a pagamento con diverse soluzioni e costi partendo da $40 dollari all’anno, fino ad arrivare a $300 per l’offerta più professionale. Il costo è comunque minimo se si pensa che una delle tante proposizioni di questo servizio consiste nel consentire l’archiviazione di un numero infinito di immagini. In pratica spazio senza limiti a $40/anno (max 50MB a immagine e 3GB per video con risoluzione 1080p). Partendo da questa prima considerazione, trovo che la proposta da $40 trovi una giustificazione più che valida considerando che il tutto si trasforma in $3.3/mese (€2.5/mese). Ripeto, per chi ha una qualche forma di interesse o passione per la fotografia, un investimento accettabile e utile per i vantaggi che descriverò a breve.

Architettura. Lo spazio disco è basato sull’architettura AWS di Amazon e anche il pagamento può essere completato attraverso il proprio account Amazon, al momento solo la versione USA (almeno credo). Quindi non solo spazio in quantità (attualmente gli archivi di Smugmug occupano 2 petabyte di spazio su Amazon), ma anche una discreta (ottima direi) garanzia di sicurezza della qualità della soluzione di storage offerta. Il canone base supporta l’archiviazione di praticamente tutti i formati a eccezione di RAW. per chi scatta in questo formato esiste l’offerta denominata SmugVault che richiede un contratto sperato  stipulato direttamente con Amazon e con costi direttamente legati al consumo di spazio e alla frequenza d’uso dei file. Per chi scatta come me in RAW, il tutto si risolve con una conversione automatica di un’immagine RAW da 26MB nell’equivalente JPEG da 5.3MB mantenendo le dimensioni originarie, giusto per fornire un’indicazione di massima. Personalmente, non percepisco la conversione come un problema visto che il mio intento è quello di disporre si una soluzione comoda, semplice e veloce per condividere immagini avendo archiviato l’originale RAW in modo sicuro su dispositivi fisici.

Impostazioni. La logica di funzionamento di Smugmug ruota attorno al concetto di Gallery, un contenitore di informazioni video e fotografiche strutturato a piacere. Il livello di personalizzazione è decisamente elevato e la sicurezza una delle priorità del servizio. Le Pages, invece, contengono contenuti di ogni genere, testo compreso. Come il nome suggerisce, sono a tutti gli effetti delle pagine web inservibili in un normalissimo sito. I Folders, da ultimo, sono cartelle che aiutano a strutturare lo spazio provvedendo a definire una struttura gerarchica modulare simile a quelle di un tradizionale file system (fino a un massimo di chiunque cartelle concatenate). La mia strategia attuale prevede il ricorso a Folders privati (protetti da password) per contenere materiale prodotto on the road e che deve essere successivamente archiviato una volta tornato alla base. Faccio ampio uso di Galleries – alcune protette da password – per mostrare alcune foto scattate e raggruppate per argomenti logici. Creazione, organizzazione, scelta di layout, caricamento foto, impostazioni e qualsiasi altra operazione relativa alla gestione delle immagini sono intuitive, veloci e semplici.

App per iOS. Smugmug è corredato da un’apposita applicazione per visualizzare le proprie Galleries su dispositivi iOS (esiste anche l’app per Android). Molto semplice nelle sue funzionalità, è essenzialmente un visualizzatore del contenuto presente nel sito. In pratica tutte le operazioni di caricamento, gestione e organizzazione delle immagini vanno fatte via Web, mentre l’app consente di sfogliare le diverse gallerie disponibili. Decisamente logico e più comodo.

Logica di utilizzo. Ultimamente sono arrivato alla conclusione che non abbia più senso per me generare dei Photo Stream automatici da Aperture – il contenitore generale delle mie immagini – sia per i volumi di foto scattate che per la sovrapposizione dei flussi visto che anche la macchina fotografica svolge lo stesso lavoro. Piuttosto creo Photo Stream personalizzati indirizzati verso amici (ma anche me stesso) selezionando solo alcune foto e agendo quindi in modo più selettivo che in passato. Alle gallerie di Smugmug ho quindi demandato il compito di “illustrare” i miei scatti sapendo di poter condividere facilmente un link a una singola foto o specifica galleria via Web o sfogliandone il contenuto attraverso l’app da un dispositivo iOS. Smugmug è di fatto la vetrina preferenziale per consultare quanto prodotto e per mostrarlo ad altri. Questa organizzazione del flusso delle immagini che ho sommariamente descritto si integra con quanto catturo e archivio su Amazon con CloudDrive e quanto succede tra la mia macchina fotografica e i dispositivi iOS via WiFi al momento degli scatti. Uno schema illustrativo potrebbe servire per descrivere meglio il tutto e forse anche per convincermi della validità dell’architettura che ho impostato.

Dominio personalizzato. Come vezzo finale, ho deciso di acquistare un nuovo dominio e di associarlo al mio spazio personale. Le alternative nella famiglia dei nuovi gTLDs sono molteplici – camera, photo, photos, photography – e la mia scelta è caduta su smaruzzi.photography. Si tratta di una specie di incoraggiamento a imparare a scattare foto piuttosto che l’attribuzione di una competenza specifica in materia. La mia galleria quindi è raggiungibile qui.

Tutti vogliono diventare .guru

New gTLDsNel settore dei domini, il 2014 si preannuncia come un anno particolarmente caldo per le tante novità in arrivo che interessano anche milioni e milioni di consumatori in tutto il mondo. Fin dagli albori siamo abituati a riconoscere in un dominio .com un certo valore di universalità e forse anche di coolness superiore ai domini locali spesso percepiti come locali e quindi meno blasonati e universali, sebbene per molti – come vedremo – l’essere super locale rappresenti un valore. Prima di procedere, però, qualche informazione generale forse utile per la maggior parte dei lettori iniziando da un diverso passo indietro. Internet è oggi un fenomeno planetario destinato a espandersi ulteriormente in ogni area del pianeta. Originariamente però era uno dei tanti fenomeni tecnologici concepiti e sviluppatisi principalmente negli USA sebbene alcune componenti del www abbiano una forte impronta europea. Non è un caso quindi che l’organismo che regola il namespace di Internet sia da sempre ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers). Banalizzando, lo scopo di ICANN consiste nel definire le regole di funzionamento di base di Internet per consentire uno sviluppo coerente e compatibile di siti che risultino facilmente accessibili da chiunque. L’espressione “indirizzo web” sottintende una delle tante azioni di regolamentazione portate avanti nel tempo da ICANN per garantire un corretto accesso alle informazioni in qualsiasi momento e parte del mondo in modo univoco. per i non addetti al settore, la cosa realmente importante è conoscere il nome di un sito, termine improprio per indicare il general Top Level Domain (gTLD) o country code Top Level Domain (ccTLD) scelto per farsi trovare sul web: www.vodafone.com e www.vodafone.co.uk sono esempi delle due categorie. A livello mondiale i domini gTLD sopravanzano in misura massiccia qualsiasi ccTLD e i vari ccTLD cumulati, a dimostrazione di quanto affermato in precedenza sulla struttura USA-centrica di Internet almeno fino a oggi. ICANN regola i gTLDs attraverso la collaborazione di altre entità che prendono il nome di Registry e Registrar: il classico e apprezzatissimo .com è un gTLD. In UK l’azione equivalente volta da ICANN è affidata a un organizzazione locale chiamata Nominet. In ogni altro paese esiste una Nominet equivalente che si occupa del dominio locale. A questo indirizzo (voilà!) l’elenco completo dei gTLDs e ccTLDs disponibili al momento.

Ho citato altri due livelli rappresentati da Registry e Registrar.Quel compito è riservato a queste organizzazioni nella gestione dei gTLDs e dei ccTLDs? Entrambe hanno un ruolo chiave nella gestione di Internet. Alla prima categoria appartengono aziende il cui compito principale consiste nel mantenere il database di tutti i nomi di dominio registrati per ogni gTLD esistente. In aggiunta, gestiscono le root zones per la conversione di un nome di domino in un indirizzo IP. Verisign è forse il rappresentante più noto e conosciuto di questa categoria. I Registrar, invece, sono le aziende che consento la registrazione di un dominio commercializzandoli online e concludendo la transazione con compratori che agiscono per contro di corporation di ogni genere o singoli a titolo personale. GoDaddy è un Registrar. La catena prevede quindi tre livelli. Alla base si posizionano i Registrar che dialogano con i Registry (il termine specifico è accreditarsi) che a loro volta interagiscono con ICANN e le organizzazioni simili a livello nazionale incaricate di gestire i rispettivi ccTLDs. Il valore trasferito a Internet da parte di queste tre componenti è essenziale al funzionamento di Internet e viene commercializzata a costi estremamente contenuti: registrare un dominio per un anno intero spesso non raggiunge i $10. C’è quindi efficienza nel modello.

I nuovi gTLDs. Le cose stanno cambiando ultimamente grazie a un significativo ampliamento delle stringhe (o domini) approvati da ICANN negli ultimi mesi su proposta dei vari Registry e in procinto di essere commercializzati in tutto il mondo dalle centinaia di Registrar. GoDaddy una di queste e in prima fila per assicurare un servizio di qualità agli oltre 12 milioni di clienti che si avvalgono dei nostri servizi. Cosa sta succedendo e cosa succederà prossimamente? Molto semplice: aspettatevi un’ondata di nuovi domini (gTLDs) capaci di risultare molto più descrittivi e specifici rispetto agli attuali. Il numero complessivo supera i 700 per soddisfare le esigenze più varie. Alcuni si riferiscono a industrie specifiche come turismo e viaggi e rappresentano delle soluzioni particolarmente accattivanti e stimolanti. Un esempio su tutti: .london. Le previsioni di vendita di questo dominio sono bullish come credo facile da comprendere e condividere, ma è solo uno dei tanti nuovi domini cittadini di prossimo rilascio.

L’elenco completo dei nuovi domini attualmente disponibili per una pre-registrazione sono riportati qui, mentre qui la lista di tutti quelli che arriveranno prossimamente. La cadenza dei rilasci dipende dagli accordi stipulati dai Registrar con i Registry e da strategie di mercato proprio come per il lancio di qualsiasi altro prodotto. Realistico ritenere che questo processo si estenderà per tutto il 2014 e oltre. I prezzi di alcuni di questi nuovi domini sono molto elevati, almeno se confrontati rispetto ai .com, .net e ai ccTLDs più popolari. Questa differente strategia commerciale introdotta e dettata dai Registry tende a disincentivare gli acquisti mirati a scopi speculativi e tende a privilegiare chi ambisce a sviluppare dei business fortemente riconoscibili partendo proprio dal nome del dominio stesso. Il più popolare al momento è .guru, dominio che si presta bene per qualsiasi tipo di impiego soddisfacendo le ambizioni di chi ritiene di essere un esperto di yoga, posatura di piastrelle, creazione di abiti, disegno di gioielli, lezioni di tennis e qualsiasi altra attività che richieda qualche skill pratico.

Italia e nuovi gTLD. Da ultimo, evitate di perdere tempo a cercare domini italiani: tranne .uno, .menu, .studio, .compare (questo sembra quasi dialettale se letto in italiano) e .casa che sembrano italiani ma sono stati pensati per la lingua spagnola e inglese, io non sono stato capace di individuarne di specifici, nemmeno tra quelli regionali. Potrei essermi sbagliato, ma dubito. Non sta a me commentare anche perché ormai credo non ci sia molto da commentare anche dopo le recenti uscite (di testa) dei nostri leader e governanti. Problemi loro.