Domini personali: idea semplice e carina

Personal domainsI miei “assets digitali” sono ormai ben delineati e consolidati nel tempo. Questo blog – sebbene bistrattato ultimamente – un repository fotografico, un blog in inglese oltre a presenze personalizzate su diversi social media, da Facebook a LinkedIn.

Negli anni si sono sviluppati e sedimentati diversi concetti e abitudini ormai condivisi da molti a livello planetario. LinkedIn, per esempio, è di fatto sinonimo di informazioni aggiornate e puntuali sul profilo professionale di ciascuno di noi. Sempre più spesso, prima di un meeting mi documento sulle persone che andrò a incontrare per avere una prospettiva più completa. Esercizio banale e semplice che potrebbe essere reso molto più scientifico estendendolo ad altre fonti digitali, ma che noto molti altri eseguono ormai quasi in modo regolare.

Da qualche giorno GoDaddy – azienda per la quale lavoro – ha introdotto un servizio molto semplice, ma concettualmente carino e tutto sommato utile: Personal Domains. Si tratta di associare (o puntare) un dominio verso una propria presenza social in modo da poterla raggiungere facilmente. Ritornando a LinkedIn, il mio profilo è in qualche modo equivalente al mio curriculum professionale. Ho pensato quindi di acquistare il dominio smaruzzi.info e di puntarlo direttamente alla mia pagina LinkedIn. Visto che la motivazione prevalente per andare su LinkedIn consiste nel recuperare le informazioni relative a un soggetto, il dominio con estensione .info mi è sembrato il più appropriato tra le centinaia disponibili al momento. Ho acquistato il dominio e ho provveduto ad associarlo al mio profilo LinkedIn. Ora digitando smaruzzi.info l’accesso è diretto. Nulla di sbalorditivo, ma ci può stare.

Quando penso di usare questo URL? In generale in qualsiasi occasione dove devo introdurmi e presentarmi a qualcuno. Spesso mi capita scrivendo email rivolgendomi a nuovi contatti internazionali. Da questo momento in poi includerò il dominio personale (facile e veloce da digitare oltre che sufficientemente auto esplicativo) direttamente nel testo. Un secondo scenario potrebbe essere la firma digitale contenente i miei contatti, magari sempre e solo quella utilizzata verso riferimenti esterni.

 

Facile ragionare a 125 miglia all’ora?

AnneSono poco più di 200km/h, una velocità non impossibile ma – qualora tutti rispettassero i limiti di velocità – mai toccata da milioni di automobilisti in paesi dove vige un limite massimo abbondantemente inferiore. Cosa si prova quindi a viaggiare a quella velocità? E a farlo su un circuito automobilistico sul sedile del passeggero di un’auto guidata da Danica Patrick, pilota di Formula Indy e Nascar? E, allo stesso tempo, esternare il business plan per la propria Grande Idea, il sogno di diventare imprenditore e di abbracciare una nuova carriera? Chiedetelo ad Adrienne, Jamie, Anne, Kyle e Kenny scelti tra gli oltre 13 milioni di clienti di GoDaddy in tutto il mondo.

Con questa iniziativa denominata The Big Leap, GoDaddy intende finanziare e sostenere l’idea di business di uno dei cinque potenziali imprenditori. Per determinare chi beneficerà dell’equivalente di sei mesi di stipendio come dipendente di GoDaddy serve il contributo degli utenti del web. I voti di ciascuno di voi determineranno chi potrà provare a cambiare il proprio destino e a perseguire un sogno coltivato da tempo.

Forte lo sguardo di Danica, sempre attenta e concentrata alla guida, ma anche capace di interagire con i propri passeggeri e a stimolarli a raccontare nel miglior modo possibile le idee che intendono trasformare in un lavoro a tempo pieno o a farlo ulteriormente crescere.

Gwen ha cambiato lavoro

Gwen 02Come anticipato, Gwen ha lasciato il lavoro per perseguire il suo sogno. L’ha fatto in diretta durante il SuperBowl comunicando la sua decisione al suo capo e ad altri cento milioni e passa di americani. Da sempre sogna di costruire con le sue mani dei pupazzi. Ha registrato il dominio puppetsbygwen.com con GoDaddy e costruito il suo sito con WebSite Builder.

Il suo messaggio è sintetico e chiaro allo stesso tempo: per Gwen è giunto il momento di trasformare i suoi sogni in realtà e di abbandonare il suo lavoro come tecnico di frigoriferi per dedicarsi ai pupazzi.

Le dimissioni più costose di tutti i tempi

Gewn 01Questo pomeriggio una persona darà le dimissioni lasciando il proprio lavoro. La prima cosa inusuale è farlo di domenica anche se ormai il concetto di giorno di inattività e di riposo è decisamente superato. L’aspetto però sicuramente particolare e unico è il modo in cui le dimissioni verranno presentate. Non il risultato di una conversazione privata, bensì dimissioni pubbliche. E ancora più particolare, davanti a una platea di non meno di 100 milioni di persone.

In diretta, durante il SuperBowl, l’evento televisivo più seguito in assoluto negli USA, una persona di cui non si conosce ancora l’identità, annuncerà al proprio capo la decisione di abbandonare il posto di lavoro per intraprendere una nuova attività di tipo imprenditoriale.

Perché si tratta delle dimissioni più costose in assoluto? Non tanto per il compenso a cui la persona in questione decide di rinunciare. Quanto per il costo sostenuto per comunicare questa decisione visto che ogni spot da 30 secondi in occasione del SuperBowl quest’anno ha un prezzo che oscilla tra i 3 e i 4 milioni di dollari. Davvero un bell’investimento per comunicare l’intenzione di affrontare un nuovo capitolo della propria carriera lavorativa.

Il tutto grazie a GoDaddy che ha deciso di interpretare in questo modo, molto palese e di impatto, la propria missione di supportare chiunque abbia intenzione e il coraggio di inseguire i propri sogni e di correre qualche rischio sfruttando gli strumenti di comunicazione messi a disposizione dai social media e dagli strumenti digitali nelle tasche di diversi miliardi di persone. Auguri alla persona la cui identità verra svelata tra poche ore.

Tutti vogliono diventare .guru

New gTLDsNel settore dei domini, il 2014 si preannuncia come un anno particolarmente caldo per le tante novità in arrivo che interessano anche milioni e milioni di consumatori in tutto il mondo. Fin dagli albori siamo abituati a riconoscere in un dominio .com un certo valore di universalità e forse anche di coolness superiore ai domini locali spesso percepiti come locali e quindi meno blasonati e universali, sebbene per molti – come vedremo – l’essere super locale rappresenti un valore. Prima di procedere, però, qualche informazione generale forse utile per la maggior parte dei lettori iniziando da un diverso passo indietro. Internet è oggi un fenomeno planetario destinato a espandersi ulteriormente in ogni area del pianeta. Originariamente però era uno dei tanti fenomeni tecnologici concepiti e sviluppatisi principalmente negli USA sebbene alcune componenti del www abbiano una forte impronta europea. Non è un caso quindi che l’organismo che regola il namespace di Internet sia da sempre ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers). Banalizzando, lo scopo di ICANN consiste nel definire le regole di funzionamento di base di Internet per consentire uno sviluppo coerente e compatibile di siti che risultino facilmente accessibili da chiunque. L’espressione “indirizzo web” sottintende una delle tante azioni di regolamentazione portate avanti nel tempo da ICANN per garantire un corretto accesso alle informazioni in qualsiasi momento e parte del mondo in modo univoco. per i non addetti al settore, la cosa realmente importante è conoscere il nome di un sito, termine improprio per indicare il general Top Level Domain (gTLD) o country code Top Level Domain (ccTLD) scelto per farsi trovare sul web: www.vodafone.com e www.vodafone.co.uk sono esempi delle due categorie. A livello mondiale i domini gTLD sopravanzano in misura massiccia qualsiasi ccTLD e i vari ccTLD cumulati, a dimostrazione di quanto affermato in precedenza sulla struttura USA-centrica di Internet almeno fino a oggi. ICANN regola i gTLDs attraverso la collaborazione di altre entità che prendono il nome di Registry e Registrar: il classico e apprezzatissimo .com è un gTLD. In UK l’azione equivalente volta da ICANN è affidata a un organizzazione locale chiamata Nominet. In ogni altro paese esiste una Nominet equivalente che si occupa del dominio locale. A questo indirizzo (voilà!) l’elenco completo dei gTLDs e ccTLDs disponibili al momento.

Ho citato altri due livelli rappresentati da Registry e Registrar.Quel compito è riservato a queste organizzazioni nella gestione dei gTLDs e dei ccTLDs? Entrambe hanno un ruolo chiave nella gestione di Internet. Alla prima categoria appartengono aziende il cui compito principale consiste nel mantenere il database di tutti i nomi di dominio registrati per ogni gTLD esistente. In aggiunta, gestiscono le root zones per la conversione di un nome di domino in un indirizzo IP. Verisign è forse il rappresentante più noto e conosciuto di questa categoria. I Registrar, invece, sono le aziende che consento la registrazione di un dominio commercializzandoli online e concludendo la transazione con compratori che agiscono per contro di corporation di ogni genere o singoli a titolo personale. GoDaddy è un Registrar. La catena prevede quindi tre livelli. Alla base si posizionano i Registrar che dialogano con i Registry (il termine specifico è accreditarsi) che a loro volta interagiscono con ICANN e le organizzazioni simili a livello nazionale incaricate di gestire i rispettivi ccTLDs. Il valore trasferito a Internet da parte di queste tre componenti è essenziale al funzionamento di Internet e viene commercializzata a costi estremamente contenuti: registrare un dominio per un anno intero spesso non raggiunge i $10. C’è quindi efficienza nel modello.

I nuovi gTLDs. Le cose stanno cambiando ultimamente grazie a un significativo ampliamento delle stringhe (o domini) approvati da ICANN negli ultimi mesi su proposta dei vari Registry e in procinto di essere commercializzati in tutto il mondo dalle centinaia di Registrar. GoDaddy una di queste e in prima fila per assicurare un servizio di qualità agli oltre 12 milioni di clienti che si avvalgono dei nostri servizi. Cosa sta succedendo e cosa succederà prossimamente? Molto semplice: aspettatevi un’ondata di nuovi domini (gTLDs) capaci di risultare molto più descrittivi e specifici rispetto agli attuali. Il numero complessivo supera i 700 per soddisfare le esigenze più varie. Alcuni si riferiscono a industrie specifiche come turismo e viaggi e rappresentano delle soluzioni particolarmente accattivanti e stimolanti. Un esempio su tutti: .london. Le previsioni di vendita di questo dominio sono bullish come credo facile da comprendere e condividere, ma è solo uno dei tanti nuovi domini cittadini di prossimo rilascio.

L’elenco completo dei nuovi domini attualmente disponibili per una pre-registrazione sono riportati qui, mentre qui la lista di tutti quelli che arriveranno prossimamente. La cadenza dei rilasci dipende dagli accordi stipulati dai Registrar con i Registry e da strategie di mercato proprio come per il lancio di qualsiasi altro prodotto. Realistico ritenere che questo processo si estenderà per tutto il 2014 e oltre. I prezzi di alcuni di questi nuovi domini sono molto elevati, almeno se confrontati rispetto ai .com, .net e ai ccTLDs più popolari. Questa differente strategia commerciale introdotta e dettata dai Registry tende a disincentivare gli acquisti mirati a scopi speculativi e tende a privilegiare chi ambisce a sviluppare dei business fortemente riconoscibili partendo proprio dal nome del dominio stesso. Il più popolare al momento è .guru, dominio che si presta bene per qualsiasi tipo di impiego soddisfacendo le ambizioni di chi ritiene di essere un esperto di yoga, posatura di piastrelle, creazione di abiti, disegno di gioielli, lezioni di tennis e qualsiasi altra attività che richieda qualche skill pratico.

Italia e nuovi gTLD. Da ultimo, evitate di perdere tempo a cercare domini italiani: tranne .uno, .menu, .studio, .compare (questo sembra quasi dialettale se letto in italiano) e .casa che sembrano italiani ma sono stati pensati per la lingua spagnola e inglese, io non sono stato capace di individuarne di specifici, nemmeno tra quelli regionali. Potrei essermi sbagliato, ma dubito. Non sta a me commentare anche perché ormai credo non ci sia molto da commentare anche dopo le recenti uscite (di testa) dei nostri leader e governanti. Problemi loro.

Helping you kick ass in your venture

GoDaddy New logoEsistono molti modi per esprimere la propria identità digitale. Per alcuni la soluzione più semplice consiste nell’astenersi dal farlo. Conosco almeno un paio di persone, perfettamente sane, mature e nella pienezza delle proprie facoltà mentali che non dispongono di un profilo Facebook. Vivono una vita felice e non sembrano manifestare scompensi particolari. E Facebook, per quanto super popolare, non è di sicuro l’unico modo per manifestare la propria digital identity. Esistono dozzine e dozzine di servizi più o meno specializzati – About.me forse il più carino per semplicità e immediatezza – pensati come piattaforme sulle quali “saltare” per raccontarsi, conoscere, comunicare, interagire e collaborare. All’abbondanza delle soluzioni per il singolo non corrisponde un’altrettanto ricca serie di alternative quando si ricopre un ruolo professionale. D’altronde ciascuno di noi è dapprima un individuo e poi un fotografo, un manager, un artista, un contribuente, un imprenditore o un professionista. Più semplice, comodo e spontaneo raccontare del rancio di pesce spada alla griglia attraverso una foto che descrivere il proprio business.

Analizzando i numeri, si arriva sempre a un risultato scontato e comune alle maggiori economie mondiali: nonostante il fascino rappresentato dalle grandi aziende con brand capaci di suscitare emozioni e sogni, i numeri – sia in termini occupazionali che di fatturato – arrivano dalla somma della laboriosità delle Small-Medium Enterprises (SMEs). Qualcosa come la teoria della lunga coda applicata all’economia da sempre. La definizione di SME parte realtà composte da un singolo individuo  fino a raggiungere dimensioni comunque sempre contenute. Vale per qualsiasi economia, partendo dagli Stati Uniti in giù. Affascinati per molti motivi le varie GE, Apple, Amazon, Microsoft, Intel, Tesla, Ford, P&G, Shell, HSBC di questo mondo, ma è il generico Joe che rappresenta la maggioranza degli individui sul pianeta e contribuisce alla produzione della ricchezza complessiva. Tutte le aziende citate in precedenza in ultima battuta lavorano e sviluppano prodotti e servizi per Joe. Essere digitale per Joe è semplice quando si tratta di cercare un’anima gemella, commentare di calcio, prenotare un viaggio o fare degli acquisti. Più complicato quando Joe diventa protagonista in prima persona e deve rappresentare il proprio business nel contesto digitale. A scuola viene insegnato Dante e Manzoni, un po’ meno – ma magari sbaglio e mi scuso – come fare business con strumenti digitali molto complessi nella loro costruzione, ma spesso resi disponibili a costo zero o irrisorio.

GoDaddy non ha la presunzione di colmare il gap tra le lezioni di letteratura italiana (argomento assolutamente fondamentale e vitale come avete ben capito) e la tecnologia, ma molto più semplicemente offre una serie di servizi digitali concepiti e progettati avendo in mente le SMEs di tutto il mondo e le loro esigenze. Negli USA l’azienda è molto nota per i propri servizi (oltre 55 milioni di domini in gestione, 12 milioni di clienti, 9 sedi, 4,000+ dipendenti, …), una strategia di comunicazione molto aggressiva (sotto il commercial del SuperBowl 2013 che ha fatto sognare tutti i nerds del pianeta), un pilota vincente in Formula IndyCar, una spokeperson di grande successo come Danica Patrick, una mezza dozzina di acquisizioni nel 2013, un leadership team composto da egregi professionisti e di provate qualità e per aver ricevuto alcuni miliardi di dollari di investimento per accelerare la crescita da parte di tre fondi i investimento top nel settore tecnologico. Ora tocca all’espansione internazionale con EMEA (Europe, Middle East and Africa) come prima tappa con base Londra. Exciting.