I tre paradigmi del Web

new-paradigm-aheadAll’inizio c’era solo Google. Ora sono in tre.

Fino a qualche anno fa Google era sinonimo di Internet. La nascita dell’espressione del verbo “to google” forse la migliore sintesi di questo modo di pensare e di considerare il servizio di ricerca sinonimo di Internet. Il presupposto di partenza molto semplice: tutto quello che c’è lo trovi con Google. La diffusione di questo approccio mentale è stato ampiamente meritato e ha significato per Google crescita e continua espansione.

Da un po’ di tempo – sicuramente negli USA e quasi sicuramente in UK – questa identità percepita dai consumatori che vedeva Google “coincidere” con Internet è stata scalfita dalla costante crescita e continua popolarità di Amazon. Sempre secondo questa mia teoria, il secondo paradigma mentale è diventato il seguente: Amazon vende l’intero vendibile. Quindi se sono alla ricerca di qualcosa da comprare, mi conviene farlo direttamente in Amazon. Negli USA questo “stato mentale” ha raggiunto da anni un livello tale da portare Amazon al primo posto dei rivali di Google. L’implicita sottrazione di traffico e di interrogazione significa per il motore di ricerca californiano potenziali perdite di introiti pubblicitari associati a prodotti commerciali, sicuramente delle interrogazioni più lucrative che una su Marco Antonio o sui risultati delle partite di calcio. Non a caso Google si è messa a scimmiottare – in modo peraltro abbastanza goffo – alcune iniziative nell’ambito del commercio elettronico che non hanno superato i confini dell’esperimento. Temo siano destinati a rimanere tali. Per chi opera principalmente da dispositivo mobile, la sola idea di ricorrere al browser (e quindi a Google) per fare una ricerca di un prodotto è folle e priva di senso. Molto meglio aprire l’app di Amazon e muoversi in quel contesto. Che gli acquisti da mobile stiano esplodendo non stupisce. E Google è totalmente tagliata fuori da questo flusso.

Io ho abbracciato appieno questo “secondo paradigma” che vede Amazon come protagonista. Ogni volta che cerco qualcosa con la finalità di acquistarla, la mia prima e spesso unica tappa è Amazon da web.  Il motivo è molto semplice. Faccio costante riferimento alle reviews di precedenti acquirenti e la sezione delle domande ha spesso un grande valore informativo al momento o successivamente in seguito all’esplicita formulazione di una domanda. Sono due funzionalità intrinseche della piattaforma, del valore aggiunto.

Il “terzo paradigma” si è aggiunto alla mia personale collezione nell’agosto 2015 quando Facebook ha comunicato di aver superato il miliardo di utenti in un solo giorno. In quel momento mi si è accesa una lampadina. Sono arrivato alla conclusione (quindi al terzo paradigma) che per un numero sempre maggiore di persone si stia sviluppando l’equazione mentale Facebook = qualsiasi persona, evidenziando con il servizio l’intero insieme delle singole identità digitali di ciascuno di noi. Il tutto si traduce in: se devo cercare qualcuno mi conviene farlo direttamente in Facebook perché sono tutti lì. Non una verità numericamente corretta, ma essendo il parco utenti di FB così ampio, l’approssimazione non scandalizza. Il tutto diventa ancora più particolare considerando che la maggior parte di questo consumo di tempo uomo e di contenuti digitali avviene su dispositivi mobili, quindi in una sorta di dorato walled-garden. Un corollario al “terzo paradigma” riguarda il sottoinsieme dei profili professionali. In questo caso mentalmente associo LinkedIn e faccio riferimento a questo servizio. Il corollario, per definizione, arricchisce la tesi di fondo.

I risultati finanziari di queste tre aziende (AKA paradigmi) sono in ascesa. Quindi non sembrerebbero esserci segnali di flessioni o crepe nei rispettivi modelli di business. Amazon raccoglie una minima frazione dalla pubblicità, genera transazioni, vende servizi software ad altissimo contenuto tecnologico a ritmo forsennato, sforna contenuti video originali e distribuiti al punto da competere con uno specialista come Netflix e mantiene una relazione commerciale attiva con ogni proprio cliente. Google e Facebook essenzialmente monetizzano eyeballs e si rivolgono alla clientela B2B per monetizzare la loro capacità di attrarre traffico.

Dei tre paradigmi comportamentali descritti, il primo, quello che riguarda Google, sembra quello dotato di minor slancio prospettico. Il crescente consumo di Internet via dispositivi mobili e soprattutto nella forma di apps sottrae opportunità di monetizzazione con la pubblicità. Inoltre i continui investimenti da parte di FB nell’area video hanno già portato a un superamento nell’agosto 2014 nei consumi rispetto al proprietario di YouTube da desktop. Come se non bastasse, iniziative come i libri digitalizzati, le già citate vendite di prodotti, il tentativo abortito in ambito social con Google+, il negozio media Google Play solo un discreto me too, oltre alle storiche criticità di piattaforma di Android sembrano suggerire qualche difficoltà strategica in casa Google accentuate dalla crescita esponenziale di Facebook più o meno nello stesso spazio. E Amazon prosegue per la sua strada.

Tempi duri per Microsoft e Google secondo Goldman Sachs

IDC-GSGoldman Sachs ha rilasciato il 7 dicembre un nuovo report “Clash of the Titans” dove analizza lo scenario di mercato nel segmento della consumer electronics prendendo in esame i maggiori protagonisti. L’analisi è molto netta ed evidenzia la posizione di leadership di Apple oggi e in chiave prospettica, mentre evidenzia tutte le debolezze oggettive di Microsoft. per l’azienda di Redmond facile prevedere che i prossimi mesi saranno cruciali nel misurare in termini concreti la risposta dei consumatori a Windows 8 e il tablet Surface. Le prime indicazioni sono molto più tiepide delle aspettative iniziali. Anche la posizione di Google nel segmento dei tablet viene definita debole e di rincorsa.

Questo articolo illustra i punti salienti dell’analisi di Goldman Sachs.

La guerra delle mappe nasconde un tesoro

Google MapsLa guerra della mappe tra Apple e Google è stata decisa alcuni anni fa. Oggi risultano visibili i primi effetti dello scontro tra le due aziende californiane, con Google nettamente in vantaggio grazie ad anni di esperienza, un prodotto costantemente migliorato nel tempo e un mini esercito di ingegneri impegnati nell’evoluzione del servizio. La disponibilità da oggi di Google Maps per iOS ribadisce questo dato di fatto. Dimostra che anche nelle situazioni di bellicosità più totale alcune regole vengono rispettate. Apple non percepirà un singolo penny dalla distribuzione e dall’utilizzo di Google Maps per iOS e anzi molto probabile che registrerà un calo nell’utilizzo della propria soluzione di mappe nei prossimi mesi. Ma fa parte di una strategia di medio-lungo periodo anche quella di play nice e di dover assorbire delle sconfitte lungo il percorso.

Come sempre si dice in questi casi – è il consumatore a trarne vantaggio. Possibile, come altrettanto realistico ritenere che dalla competizione possano nascere servizi ancora più sofisticati con benefici per gli sviluppatori in primis. Bello e utile il nuovo SDK di Google Maps. Ma perché Apple è messa male. Almeno quattro motivi:

  1. In primo luogo il ritardo con cui affronta la sfida in campo aperto. Per oltre 4 anni ha demandato a Google in modo esplicito il servizio mappe su iOS incassando buoni dollari in cambio, ma delegando a un ex-alleato un asset vitale per il futuro. Ex alleato, appunto;
  2. La prima implementazione delle mappe di Apple non ha riscosso grande successo, definizione questa molto benevola e forse addirittura British. Partire in ritardo e male non è certo la combinazione migliore;
  3. Apple deve rincorrere Google anche sul desktop. Realistico ritenere che la prossima versione di Mac OS X incorpori un servizio di mappe, ma anche in questo caso è lecito dubitare di una prima versione all’altezza della concorrenza;
  4. Sul fronte PR, deve risalire la china. E per farlo servono miglioramenti a breve, consistenti, tangibili e capaci di far ricredere i consumatori, sapendo che questo non è un esercizio facile.

I motivi per cui Apple deve comunque investire pesantemente sullo sviluppo del servizio delle mappe è evidente. Semplicemente non può delegare a Google quella che tutti percepiscono come una gallina dalla uova d’ora. Non si tratta come molti pensano della pubblicità locale, grande speranza da anni, ma incapace almeno fino a oggi di mantenere le attese. Molto più pragmaticamente, il servizio delle mappe  e il suo continuo utilizzo consente di “conoscere il pianeta” in dettaglio. Questo quello che serve e succederà nel prossimo futuro: conoscenza millimetrica del pianeta in tutte le sue componenti in modo da arricchire delle immagini con una serie infinita di dati utili per qualsiasi genere di attività. Apple non può rinunciare a provarci e ovviamente lo farà con l’ambizione di riuscirci.

Un mondo senza RIM e Nokia

Giugno 2012 passerà alla storia come il mese degli annunci hardware. Apple, Microsoft e Google nell’ordine hanno illustrato in diversi momenti le rispettive future strategie attraverso presentazioni e annunci che hanno visto principalmente l’hardware al centro dell’attenzione.

Per Apple occorrerà aspettare ancora qualche mese prima di capire quanti dei tanti rumors che circondano l’avvento di iPhone 5 diventeranno delle specifiche del prodotto. Diverse funzionalità di iOS 6 hanno fornito qualche suggerimento in merito. Microsoft ha raccontato a tutti  a Los Angeles che la sua anima hardwaristica è sempre esistita e che il nuovo Surface di prossima commercializzazione non è altro che un ulteriore passo in una direzione segnata da tempo. Forse gli OEM non ne sono particolarmente contenti. Google deve ancora manifestare appieno cosa potrà nascere dall’acquisizione di Motorola Mobility – e dall’agosto 2011 si specula sul destino di Android – e nel frattempo sforma un proprio tablet da 7 “. Non da ultimo, Samsung è l’unica azienda al momento capace di integrare con senso e logica la propria famiglia di telefoni e dispositivi mobili con i televisori proponendo una strategia con un evidente attrattiva soprattutto qualora le prossime evoluzioni dovessero confermare i primi incoraggianti segnali. Tutti esempi di soluzioni integrate dove il controllo della combinazione hardware e software ricopre un ruolo chiave.

In questo contesto le preoccupanti condizioni economiche e di mercato di Nokia e RIM non fanno altro che riaffermare l’esigenza da parte di tutti di copiare il modello Apple, spesso criticato e considerato un ecosistema chiuso. Ho sempre ritenuto queste critiche e considerazioni molto modeste e concettualmente deboli. Per un consumatore generico operare all’interno di una soluzione hardware e software ben congegnata come quella che ruota attorno a iTunes, iPod, iPhone, Mac, iPad, iOS e Mac OS X è una vera comodità vista la modularità e la facilità di integrazione dei diversi elementi. È di sicuro un’ecosistema definibile come “chiuso” da parte della concorrenza, ma solo perché la prospettiva è quella del competitor. Il fatto che Google e Microsoft scendano in campo producendo il proprio hardware, dimostra che forse le cose non stanno come faceva comodo farci credere. Inoltre, in un mercato molto competitivo e dove l’innovazione tecnologico si sussegue a ritmo incessante, delegare a terze parti la riuscita e il successo delle proprie strategie non necessariamente la cosa migliore. Avere piuttosto un controllo sull’intera esperienza prospettata ai consumatori molto più conveniente e potenzialmente foriero di successi. E se dovesse scendere in pista anche Facebook con un suo telefono come si vocifera da tempo, la direzione sarebbe ulteriormente rafforzata e confermata.

La guerra delle mappe

Da giorni ormai si sono intensificate le voci e le speculazioni relative al possibile ingresso diretto di Apple nel segmento delle mappe, area nella quale collabora con Google da diversi anni. Le cose stanno effettivamente così? Difficile dirlo al momento, anche se alcuni elementi sono molto evidenti e non da oggi:

  • l’utenza di iOS ha dei comportamenti di mobile Internet molto differenti rispetto ai consumatori Android. In generale decisamente più maturi, avidi utilizzatori e molto più disposti agli acquisti i primi rispetto ai secondi;
  • un numero elevato di interrogazioni che raggiungono il motore di ricerca da dispositivi mobili si riferisce a esigenze in ambito strettamente locale, domande che trovano una risposta molto spesso se non addirittura sempre in una visualizzazione sulla mappa con conseguente fornitura delle direzioni per raggiungere il posto individuato. La stima parla del 30% sul totale;
  • è evidente come le mappe e soprattutto la popolazione delle stesse con informazioni di ogni genere rappresentino una direzione evolutiva chiave per il computing in generale, ma soprattutto mobile dei prossimi anni. Le aziende che riusciranno a fornire servizi sofisticati a consumatori sempre più desiderosi di qualità e precisione nelle risposte disporranno di un’incredibile abbondanza di informazioni utili per la monetizzazione dell’utenza;
  • l’ARPU – Average Revenue Per User – su dispositivi mobili è oggi una frazione dell’equivalente da desktop. Questo un problema non trascurabile, ma ancora più grave qualora ad accaparrarsi le preferenze dei consumatori fosse un concorrente.

Insomma, i rischi di disintermediazione e di impatto negativo sul business sono evidenti e lo sono ancor di più in chiave prospettica. Inoltre, l’introduzione della voce (riconoscimento del parlato) costituisce un elemento di disruption e di innovazione non trascurabile sia sul fronte economico che della user experience ipotizzabile. Logico quindi ritenere quest’area di fondamentale rilevanza per chiunque sia interessato a proseguire nella costruzione di forti legami con i propri consumatori.

Allo stato attuale la relazione tra Google e Apple per la distribuzione e l’utilizzo delle mappe su dispositivi iOS è di tipo commerciale. I termini non sono noti, ma Apple incassa dollari da Google: questa una certezza. Il 1° giugno 2011 è stato lo steso Eric Schmidt ha commentare la notizia in occasione della nona edizione della conferenza AllThingsD. Quindi le voci di mercato su possibili variazioni della relazione tra le due aziende californiane attorno alle mappe non sono di oggi, ma risalgono a oltre un anno fa. Ora la domanda è un’altra: Apple è finalmente pronta per prospettare un proprio servizio in quest’area? La risposta forse già dalla WorldWide Developer Conference prevista da lunedì 11 giugno a San Francisco al Moscone Center.

Se effettivamente fossimo in prossimità di una separazione tra le due società, probabilmente progressiva e non completamente traumatica, è semplice prevedere la posta in palio: da un lato i rischi connessi a un cambio tecnologico e dall’altro una perdita economica e di relazione che potrebbe rallentare la crescita di Google nel segmento mobile, il futuro per qualsiasi azienda. E forse anche in questa prospettiva si inserisce l’acquisto di Motorola Mobility dell’agosto 2011. Le grandi sfide si preparano per tempo, come logico. La sensazione di chi sia posizionato meglio si rafforza però giorno dopo giorno.

Microsoft: altro doppio sorpasso in vista?

Prosegue il momento difficile di Microsoft almeno sui mercati finanziari. La performance essenzialmente piatta dell’azione MSFT ruota attorno al valore di $27 dal febbraio 2002, con una punta verso l’alto a $36.81 il 31 ottobre 2007 coincidente anche con la massima capitalizzazione di borsa dell’ultimo decennio e una depressione a $16.15 il 26 febbraio 2009. Alla chiusura dei mercati di ieri la capitalizzazione di borsa era pari alla ragguardevole cifra di $230.49 miliardi di dollari. Apple, dopo il sorpasso dello scorso anno, ha ulteriormente allungato avendo chiuso ieri a $384.26 miliardi di dollari. Nelle ultime settimane Google (GOOG) si è fortemente avvicinata fermandosi a $210.08 miliardi ed è vicinissima al proprio record personale di $216.32  stabilito il 31 marzo del 2007. In corsa anche IBM che è risalita a $220.51 miliardi, una traiettoria più continua nel tempo, ma meno ripida. L’evoluzione nel tempo è illustrata in questo grafico. Exxon, la compagnia energetica, ancora numero uno con un “vantaggio” di una trentina di miliardi su Apple. Nelle prossime settimane previste variazioni in seguito alla condivisione dei dati dell’ultimo trimestre 2001. La gara continua.

Alcuni numeri utili

Quattro esempi di successi commerciali:

  • Microsoft Kin: sul mercato per 48 giorni;
  • HP TouchPad: sul mercato per 49 giorni;
  • Facebook Places: sul mercato per circa 365 giorni;
  • Google Slide: sul mercato per circa 365 giorni.
Si capisce da questi numeri come il software sia decisamente più longevo dell’hardware.

Chi è alla guida della Google car?

La notizia è di pubblico dominio visto che ne parla il New York Times. Per le strade della Bay Area e di San Francisco da giorni ci aggirano alcuni veicoli senza guidatore (ma una persona siede al posto di guida per intervenire in caso di emergenza). Una serie di sensori e telecamere controlla la Toyota Prius oggetto dell’esperimento. Nonostante gli ottimi risultati di questi primi esperimenti, occorreranno anni prima di potersi recare da un dealer e acquistare un’auto robotizzata. Oltre ovviamente a essere il risultato di sofisticate soluzioni di intelligenza artificiale, il progetto fa leva sulla disponibilità di una mole incredibile di dati stradali – limiti di velocità, lavori in corso, sensi di precedenza e altro ancora – a dimostrazione della sempre maggiore dipendenza dalla presenza di database aggiornati in tempo reale oggi e ancora di più nel prossimo futuro. Allo stesso tempo l’esperimento evidenzia come la tecnologia sposti costantemente e velocemente i confini normativi attuali, in questo caso quelli del codice della strada.

Nexus One, il nuovo telefono di Google?

49239592Secondo il Wall Street Journal, Google commercializzerà a breve un nuovo telefono completamente progettato e commercializzato dall’azienda di Mountain View. Basato sull’ultima generazione di Android OS, il telefono verrà venduto online e richiederà di sottoscrivere un abbonamento separatamente, quest’ultima una vera e propria anomalia per il mercato statunitense. L’apparecchio verrà prodotto dall’azienda taiwanese HTC e supporterà lo standard GSM. L’immagine a lato proviene da TechCrunch.

Google favorite places

Si tratta di un nuovo servizio che – al momento – coinvolge 100,000 punti vendita distribuiti sul territorio degli USA individuati e selezionati sulla base delle interazioni svolte dagli utenti in ambito locale. La logica sottostante consiste nel ritenere queste realtà commerciali come le più gettonate e interessanti per un insieme variegato di caratteristiche, dal servizio alla convenienza. A ciascuno di questi negozi Google USA ha inviato un adesivo da apporre sulle vetrine contraddistinto da un codice QR (vedi immagine a lato) facilmente leggibile attraverso uno smartphone per accedere poi a informazioni specifiche sul punto vendita in questione: recensioni, commenti, rating, orari d’apertura e molto altro ancora. L’iniziativa si inquadra nella spinta che Google sta imprimendo al business local.