Apple has a future except for one

AAPL chartAt the end of the trading session on July 14th, Apple Inc. is worth over $580B. After reaching the all time record  of $700 dollars per share on September 18 2012 before the 7:1 stock split, Apple has progressively moved towards the $100 target, de facto replicating its best performance ever. Apple has a 1-year low of $59.8157 and a 1-year high of $96.80. Financial firm Canaccord Genuity has raised AAPL target price  from $102.00 to $112.00 in a research note issued to investors on Friday.

Implicitly that means returning to the #1 spot as the largest worldwide publicly traded corporation. For the greatest majority of financial analysts, the stock is a gem, as documented here. Actually not: one analyst is recommending to sell this stock in case you own it. His prediction for the next 12 months are kinda catastrophic: -60%.

He could be right: time will tell! Not an expert, but more confident and I wonder what his opinion will be in September when Apple is expected to introduce a revolutionary iPhone, new Macs, and the long anticipated iWatch.

12 words worth $18B

david_ebersmanWe are not sure how David slept last night. Maybe he had a good night sleep. Or maybe scary nightmares one day before Halloween when being scared to death is almost what you would expect.

David apparently said something he shouldn’t have said. Few words, but sufficient to have a catastrophic impact on Facebook market cap. Because this David is the CFO of Facebook: David Ebersman. During the earnings call yesterday evening David had a chance to report fantastic results primarily on mobile. Those numbers forced the FB stock to skyrocket to an all-time high of $57, adding $18B to the company evaluation. Them out of the blue, David added: “We did see a decrease in daily users specifically among younger teens”. 58 letters resulting into a horrific sequence that reached the ears of analysts attending the calls. The after-market jump of $7+ has evaporated instantaneously, leaving the stock unmodified at $49.

What will happen today when trading resumes? I’m personally confident the stock will move North, and I’m sure David shares the same view. During last night, many have been deeply disappointed: several Porsche, ferrari and Bentley dealers, realtors, marina clubs, …. You understand what I mean, dear David the evaporator, right?

 

Nasce American, la più grande compagnia aerea USA. Come Twitter!

AmericanAltro esercizio di matematica finanziaria da non esperto. La valutazione di Twitter è stimata intorno ai $9 miliardi sulla base di recenti investimenti e scambi azionari (l’azienda è ancora privata e quindi non quotata). Il fatturato stimato di Twitter si aggira su qualche centinaia di milioni di dollari su base annua. In forte crescita, ma pur sempre importi contenuti e limitati se confrontati con altri big del settore. Insomma, grande blasone, diffusione e utilizzo, ma capacità di monetizzazione anche nella fase infantile.

La settimana che si è appena conclusa ha visto l’annuncio della fusione tra American Airlines e US Airways, due trai i principali carrier aerei americani per dare origine a una nuova entità denominata American a partire dal terzo trimestre 2013 dopo aver superato diversi passaggi procedurali indispensabili per attenere tutte le approvazioni del caso. Apparentemente formalità burocratiche visto che l’annuncio è stato dato e recepito come un done deal dai media e dai consumatori. Con la fantasia tipica dei consumatori americani, ieri nell’aeroporto di Tampa un titolare di un biglietto AA (American Airlines) pretendeva di accedere al lounge di US Airways “…visto che ormai le aziende si sono fuse…”. Un ulteriore esempio, se necessario, di come i consumatori diano tutto per acquisito e definitivo appena percepiscono una notizia: la realtà è sempre più complessa.

Alcuni numeri per capire il business della nuova compagnia:

  • 94mila dipendenti;
  • oltre 6.500 voli al giorno;
  • quasi $40 miliardi di fatturato complessivi;
  • una flotta di oltre 1400 aerei;
  • 200 milioni di passeggeri all’anno

Capitalizzazione di borsa stimata in $11 miliardi. Un business di una complessità incredibile, soggetto a stress di ogni genere – condizioni climatiche, fluttuazione dei prezzi del carburante, sicurezza a bordo e a terra, interazione fisica con diverse centinaia di migliaia di consumatori su base giornaliera, … – e sempre sotto pressione per quanto riguarda la bottom line molto, molto, molto risicata. Speriamo decolli. Ho volato American Airlines questo mese e l’esperienza è stata semplicemente notevole da tutti i punti di vista: a bordo, nei lounge e a terra. Magari sono stato semplicemente fortunato: mi auguro sia invece la norma da adesso in avanti grazie alla serie di innovazioni che l’azienda sta apportando rinnovando completamente la flotta, rendendo semplice la vita al viaggiatore grazie a una serie di semplici, ma efficaci accorgimenti. Go American!

Top 20 aziende per capitalizzazione di borsa

Graduatoria aggiornata al 30 agosto 2012. Market Cap espresso in miliardi di dollari e valore delle singole azioni in dollari. Alcune osservazioni:

  • 14 azioni hanno un valore inferiore ai $100. Storicamente si riteneva che importi bassi facilitassero l’acquisto di pacchetti di azioni anche da parte di piccoli investitori;
  • esistono più azioni Microsoft che abitanti del pianeta terra;
  • Nel settembre 2009 la Market Cap di Apple era inferiore a $170B. Quasi quadruplicata in 3 anni;
  • La somma di Microsoft, IBM e Coca Cola supera di poco il valore della sola Apple;

Qui un elenco degli upcoming split. La pratica non è completamente scomparsa, ma non riguarda quasi mai i grandi nomi della finanza.

Reale significato di capitalizzazione di borsa

La formula del market cap – capitalizzazione di borsa – è di una semplicità quasi disarmante: valore dell’azione moltiplicato il numero delle azioni immesse sul mercato. Ipoteticamente, per un’azione trattata a $10 e un numero complessivo di 100 milioni di azioni, il market cap è il prodotto dei due valori. Come sappiamo, Apple – quotata al Nasdaq – è la numero uno al mondo e il valore raggiunto negli ultimi giorni di agosto è il più alto di sempre per qualsiasi azienda quotata in borsa. Quindi doppio record, il secondo detenuto da Microsoft, un’altra azienda tecnologica. Fin qui poco di nuovo e di interessante, immagino.

Come evidente, dei due fattori quello realmente di interesse per gli investitori è il primo, il valore dell’azione. Inutile aggiungere che più alto è, meglio è per tutti. Sui volumi azionari c’è poco da dire. Nel ventennio che inizia dal 1985 molte aziende quotate in borsa applicavano con una certa regolarità la tecnica dello stock splitting, cioè l’aumento del numero di azioni a fronte di una contrazione del valore del titolo di pari entità. Riprendendo l’esempio iniziale, un tipo split era del genere 2x. Ciò comportava il raddoppio del numero di azioni e il dimezzamento del valore della stessa. 200 milioni di azioni a $5 l’una generano la medesima capitalizzazione. Semplice. Gli stock split hanno perso il fascino degli anni d’oro subito dopo lo sboom della New Economy subito dopo l’ingresso nel nuovo secolo dando al secondo fattore della formula per la market cap una sorta di “staticità intrinseca” collegata ai volumi identificati al momento del collocamento in borsa, il mitico IPO. Stabilire quante azioni collocare è a discrezione delle singole aziende e degli advisor finanziari coinvolti nel processo. Con il senno di poi è evidente come gli oltre 2 miliardi di azioni piazzate da Facebook il 18 maggio 2012 sia stato un grosso errore per eccesso, così come l’aver pompato il prezzo dell’IPO. Qualcuno aveva interesse che le cose andassero in un certo modo: di sicuro non gli investitori. In altri termini, un numero elevato di azioni serve solo a gonfiare la market cap all’inizio, ma se non viene sostenuto da un titolo stabile o in crescita, non fa altro che penalizzare la market cap in modo ancora più evidente. Proprio come nel caso di Facebook.

Quindi, essenzialmente quello che conta è il valore dell’azione e su questo immagino ci sia consenso generale. Ma quanto può salire un titolo? Detto che tecnicamente non c’è limite verso l’alto mentre dodici mesi sotto la quotazione di $1 comportano automaticamente il de-listing, difficile prevedere fin dove il mercato può spingere un titolo. Ci provano gli analisti definendo il target price, un ipotetico valore che il titolo potrebbe raggiungere in futuro. Per APPL alcuni analisti hanno ipotizzato $1.000, un gran bel numero. Riprendendo il discorso della market cap, questo significherebbe una cifra mastodontica, quasi inutile da calcolare. Ma esistono le condizioni affinché un’azione prosegua in modo sostenuto nella sua crescita? Molti i fattori da prendere in esame, alcuni anche slegati dalla qualità dei propri prodotti, dall’arrivo di nuovi competitor o da fattori esterni come cambi nelle regolamentazioni o addirittura elementi processuali.

Il sito slate.com ha condotto un’analisi decisamente interessante elaborando tutti i prezzi di chiusura delle azioni Apple (AAPL) e Microsoft (MSFT) dal giorno delle rispettive collocazioni in borsa e mettendolo in relazione con i corrispondenti P/E. Giusto per curiosità, Apple è stata quotata in borsa il 12 dicembre 1980, mentre Microsoft il 13 marzo 1986. Quindi un bel numero di dati. Il risultato emerso è quanto riportato nell’immagine allegata. La notizia positiva per i possessori dell’azione APPL è la seguente. I risultati record in capitalizzazione di borsa sono avvenuti in condizioni di P/E molto bassi in termini assoluti e di gran lunga inferiori rispetto a quelli dei migliori momenti dell’azione Microsoft. Questo significa che il titolo è trattato e valutato secondo parametri quasi conservativi e in linea con i fondamentali finanziari. C’è quindi molta concretezza e solo una limitata dose di entusiasmo nel valore del titolo. Con nuovi prodotti di qualità pronti per essere introdotti sui mercati, per una volta tanto il fantomatico target price può avere una sua logica.

Prime 20 aziende per capitalizzazione

Molto cambiata la classifica negli ultimi mesi. Apple domina nonostante le forti fluttuazioni delle ultime settimane. L’azienda di Cupertino vale oltre 2 volte Microsoft. tecnologia, energia e finanza i settori industriali più rappresentati con 18 aziende comprese in un intervallo di $100B.