Dobbiamo proprio diventare “amici”?

LinkedIn friendOgni giorno ricevo almeno una ventina di richieste di contatto su LinkedIn. Arrivano da divers parti del pianeta. Oltre che dall’Italia, le richieste pervengono da UK, USA, paesi asiatici, Medio Oriente e dal continente africano. Tutto sommato una buona copertura geografica e spesso contatti utili, interessanti. Soltanto di rado qualche evidente interazione finalizzata alla vendita di qualche servizio o prodotto. LinkedIn è una “piattaforma di lavoro” ed espandere il proprio network.

Diverso il mio atteggiamento su Facebook. In questo caso sono estremamente selettivo nell’accettare richieste (e le mie impostazioni non consentono molte interazioni con chi non è un Friend). Considero quella piattaforma limitata alle conoscenze di lunga data e con le quali avrò realisticamente qualche forma di interazione continuativa nel tempo, interessi in comune o il piacere di essere indirettamente informato su aspetti personali.

Come anticipato, su LinkedIn ho seguito fin dall’inizio un approccio molto meno restrittivo. Trattandosi di una piattaforma social per professionisti, giusto interagire anche con contatti che potrebbero manifestarsi nel giro di poco tempo come estemporanei e poco rilevanti per diversi motivi. C’è valore nella quantità, mentre percepisco utilità nella selettività su FB.

Quello che mi aspetto da chi mi contatta su LinkedIn, però, è un minimo di chiarezza e trasparenza. Essendo l’obiettivo quello di costruire dei contatti potenzialmente utili a fini professionali, farsi conoscere al meglio delle propri potenzialità quasi scontato e logico. Spesso, invece, mi imbatto in profili senza foto e descrizioni personali e professionali limitate a poche righe. Devo ammettere che in diverse occasioni ho esitato e poi deciso di non accettare richieste da profili “vuoti” di contenuto. Non riesco nemmeno a capire se mi viene proposto di interagire con un uomo o una donna, il lavoro o il settore di competenza e gli eventuali elementi comuni e di scambio. Il messaggio standard proposto da LinkedIn poi non aiuta. Sebbene molto più comodo non fare nulla, specificare in un paio di righe il motivo della richiesta (e.g. condividiamo la passione per la tecnologia, lavoro nella stessa azienda dove hai lavorato tu, sarò alla conferenza dove ho visto presenterai, …) aumenterebbe la propensione ad accettare una richiesta.

In alcune occasioni arrivo a pensare addirittura che si tratti di profili fasulli o quantomeno sospetti. Forse timore eccessivo, ma immagino che frodi e impersonificazioni siano all’ordine del giorno anche su LinkedIn. Come suggerito in questo post, esistono diversi metodi e strumenti per determinare l’autenticità di un account. Personalmente non ho sufficiente tempo a disposizione per verificare ogni richiesta o anche solo quelle sospette. In ogni situazione dubbia, semplicemente non accetto. E sono a oltre 1,000 richieste inesaudite negli ultimi mesi!!!

L’email è morta! Not in my backyard

email volumesL’email esiste da molti decenni e ormai è un elemento acquisito della comunicazione digitale. Il termine è sdoganato anche a livello corrente e compreso da un’elevata percentuale della popolazione. Scambiarsi email una quotidianità per milioni e milioni di persone, una comodità e una consuetudine. Il tallone d’Achille è il famigerato spam, un problema rientrato negli ultimi tempi grazie a tecnologie capaci di filtrare miliardi di messaggi indesiderati ogni giorno. L’avvento dei social è stato posizionato, tra l’altro, come il fattore che poneva fine all’utilità e alla popolarità dell’email. Le cose non stanno così almeno nel settore dei retailers che nel 2012 hanno fatto un massiccio ricorso all’email marketing come strumento per promuovere i propri prodotti. Secondo una ricerca condotta da Responsys i principali retailer hanno inviato in media a persona 210 messaggi promozionali che hanno raggiunto le caselle di centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo con un incremento del 19% rispetto all’anno precedente. Nel mese di dicembre 2012, quasi una al giorno per singolo retailer. Questi alcuni elementi emersi dall’analisi per quanto riguarda i volumi record e la percentuale di retailers che hanno inviato messaggi promozionali:

  • Cyber Monday, 26 novembre 2012, 93%
  • Free Shipping Day, 17 dicembre 2012, 87%
  • Green Monday, 10 dicembre 2012, 84%
  • Thanksgiving, 22 novembre 2012, 83%
  • 6 dicembre 2012, 80%
A supportare questa evidenza della popolarità dell’email come strumento di marketing e di promozione della vendita online, il 43% degli americani ammette che almeno la metà della posta ricevuta è costituita da proposte commerciali. Nonostante ciò, il livello di apprezzamento è abbastanza elevato visto che il 40% del campione afferma di trovare il contenuto informativo, stimolante e utile. Per il 53% il volume di posta ricevuta è corretto e gestibile e il tempo dedicato alla loro lettura è per il 22% sotto i 10 minuti e per il 37% tra 10 e 30 minuti. L’apertura della quasi totalità delle mail ricevute tocca il 42% dei riceventi, forse il dato più significativo. Questi dati sono in linea con il vostro comportamento? Vi ci ritrovate?
Visti tutti questi dati incoraggianti, la chiave di differenziazione sembra risiedere nella creatività e nei messaggi promozionali, richiedendo sempre di stupire, intrattenere e incuriosire i destinatari. In sintesi, l’email marketing funziona anche nel 2013.
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Sailsquare per progettare vacanze in barca

Organizzare le vacanze un’attività che richiede creatività, ingegno, pazienza e grande metodo, almeno dalle mie parti. E argomento di dibattiti interni alla famiglia per settimane cercando di accontentare le diverse esigenze. Essendo poi questa l’ultima vacanza estiva in assoluto causa predizione Maya, occorre scegliere l’itinerario, le mete e la compagnia con particolare attenzione. Su questo ultimi punto spero di sbagliarmi.

Sempre più popolare – almeno tra diversi amici e conoscenti – l’esperienza in mare a bordo di barche di diverse dimensioni, in località remote o vicine, con familiari e amici o anche sconosciuti. Può la tecnologia e la sempre più pervasiva dimensione social dare una mano a chi ricerca questo genere di esperienza? È quanto si sono domandati i promotori di Sailsquare, il risultato di una start-up italiana che ha aperto i battenti recentemente in versione beta. L’idea è molto carina. Si parte dalla pubblicazione della propria vacanza ideale scegliendo itinerario, compagnia e momento di viaggio. Lo scopo è quello di attirare l’attenzione di potenziali membri dell’equipaggio attingendo al pool di propri conoscenti, ma aprendo anche a nuovi soggetti. Superata questa fase non resta altro che selezionare l’imbarcazione da un database di 3000 alternative. Analogamente il servizio si presta come una piattaforma per trovare la propria vacanza ideale contando sul fatto che qualcun altro si sia dato da fare proponendo soluzioni stimolanti.

Per esempio Simone si candida come crew leader e skipper per una vacanza a Capraia, Elba e Giglio a fine giugno e cerca soci di avventura.