Wilson tennis ballFino a poco tempo fa non ci sarebbe stata materia per un post o una riflessione su questa tema. Partita chiusa ancora prima di iniziare visto che il tutto si sarebbe concluso con una semplice risposta: le Media Companies (forse gli Editori in Italia). Le cose non stanno proprio così come molti di questi Editori stanno sperimentando sulla propria pelle in qualsiasi latitudine del pianeta. Ritornerò su questo tema da una prospettiva di chi tradizionalmente ha svolto nella società il compito di produrre contenuto – giornali, riviste, settimanali, televisioni, ma anche etichette musicali – per analizzare il tutto da un’angolazione differente prendendo spunto dagli US Open 2009. Per la maggior parte degli italiani, anche gli assidui lettori de La Gazzetta e di altri prodotti sportivi, questo termine non dice quasi nulla. È l’ultimo torneo tennistico della stagione dei quattro che costituiscono il Grande Slam: Australia, Francia, Wimbledon e US Open appunto. Sono abbastanza certo che US Open non sia un marchio molto noto visto che la copertura media in Italia relativamente al tennis è vicina allo zero. Il motivo è presto detto: la mentalità giornalistica sportiva predominante è ancorata al becero modello giornalistico che ritiene ancora indispensabile la presenza di un forte atleta italiano per giustificare la scrittura di un trafiletto in materia. Veramente patetico, ma non sorprendente. Viviamo tennisticamente parlando in un momento particolarmente ricco di campioni con Federer, Nadal, Djokovic e Murray in campo maschile, principalmente le due Williams in quello femminile capaci di sfoderare tennis stellare. Inoltre, Roger Federer è a tutti gli effetti il più grande tennista di sempre, un dettaglio visto che il TG di Canale 5 non ha nemmeno ripreso la notizia della sua 15esima vittoria in un torneo del Grande Slam lo scorso luglio. Nessuno ha mai fatto meglio di lui.

Poco importa se le scelte editoriali non rispondo alle esigenze dei consumatori, anche di un singolo come il sottoscritto. Esistono oggi soluzioni alternative che consento facilmente di aggirare il problema rappresentato da palinsesti e redazioni rigide e poco aperte a quelle che succede all’esterno dei confini nazionali, in senso territoriale e non. Gli organizzatori dell’US Open si sono organizzati negli anni appropriandosi anche di un ruolo media che in passato era completamente trasferito alle televisioni con contratti per la copertura dell’evento. Soluzione logica e corretta anche ai nostri giorni, magari offrendo immagini in HD e soluzioni tecnologiche avanzate come Hawk Eye per conoscere con precisione dove atterrano i colpi.

Ma c’è spazio per offrire ai consumatori soluzioni integrative capaci potenzialmente di generare maggiore lealtà al brand, introiti incrementali e costruire forti relazioni con un’audience distribuita geograficamente per possibili offerte collaterali future (una tennis academy presso Flashing Meadows non sembra una soluzione attraente?). La prima logica conseguenza dettata anche dal fuso orario che posiziona gli incontri in orari non convenienti per gli appassionati Australiani, Europei e Asiatici in generale consiste nell’offrire i match in streaming dal vivo. Una piccola finestrella sul desktop anche in ufficio può rispondere appieno alle esigenze di un appassionato di tennis.

IMG_0154Ma non basta. Vista la popolarità dei dispositivi mobili e di iPhone in particolare, poteva mancare un’apposita applicazione per seguire i risultati, leggere gli ultimi aggiornamenti e rimanere sempre al corrente di quanto accade sui campi? Come ricorda la pubblicità Apple di iPhone – There’s an app for that. C’è quindi l’applicazione appositamente creata da US Open per iPhone come illustrato nella figura a lato. Cito anche la Web radio che trasmette le cronache degli incontri giusto per completezza di informazione, oltre all’apposito gruppo su Facebook con circa 10,000 fans al momento.

La prima impressione circa quanto fatto da US Open è sicuramente di dinamismo e di volontà di creare strumenti digitali per meglio promuovere e commercializzare il proprio brand e il prodotto principale, il torneo appunto. C’è inoltre la capacità di aumentare e amplificare il proprio prodotto in modo diretto, autonomo e a costo contenuto con vantaggi per tutti. Per una Media Company tradizionale non sarà facile competere in questo scenario dove il consumatore – un appassionato tennista in questo caso – è in possesso di tutti gli strumenti per vivere questo evento in modo ricco e personalizzato come mai nessun Network TV potrebbe fare (ma le due cose non sono necessariamente alternative). Chiaro che per quelle TV che hanno deciso di non acquistare i diritti e che non copriranno l’evento nemmeno a livello di notizie, il valore che potranno trasferire ai consumatori interessati al tennis è meno che nullo. E questo sta succedendo su tutti i fronti e in tutti i contesti, rendendo sempre più difficile prospettare contenuti di interesse per le molteplici comunità che si stanno auto-definendo grazie alla proliferazione di iniziative come questa. È infatti abbastanza logico che i risultati, le notizie, i filmati e tutto quanto ruota attorno a questo evento lo verrò a sapere attraverso l’app installata sull’iPhone in prima battuta, a tutto scapito di qualsiasi altro sito web di notizie – poco credibili rispetto alla profondità e freschezza della fonte ufficiale – e a qualsiasi altra Media Company. A mio modesto avviso (IMHO) un “dettaglio” su cui riflettere.

Match point?

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