United AirlinesDiverse compagnie aeree statunitensi offrono un servizio di collegamento a Internet a bordo dei propri aeroplani. Il numero complessivo è stimato in 500, con 100 nuove aggiunte ogni mese. A fornire l’infrastruttura di collegamento è la società Aircell attraverso il servizio GoGo. Per molti questa potrebbe sembrare una grande novità e una piacevole sorpresa, ma Internet nelle cabine dei jet commerciali è stata introdotta nel maggio 2004 da una società del gruppo Boeing – Connexion by Boeing – poi miseramente fallita nell’estate 2006. Questo giustifica, per esempio, la presenza del pulsante Internet nei sedili di Lufthansa, sebbene il servizio non sia disponibile ormai da tempo.

La soluzione adottata da Boeing all’epoca prevedeva il ricorso a satelliti per collegare il segnale interno alla cabina con il resto della rete. La scelta tecnologica di Aircell, invece, consiste nel collegare il traffico WiFi sviluppato a bordo con il proprio network di ripetitori intelligenti presenti al suolo in modo da ottimizzare il flusso di dati generato dall’aviogetto in constante movimento. Quindi, un approccio tecnologico differente e meno costoso della complessa infrastruttura messa originariamente in piedi da Boeing.

Il coinvolgimento e l’investimento delle compagnie aeree nell’allestire la soluzione broadband a bordo delle rispettive flotte è minimo e ciò giustifica il fatto che il modello di business e le tariffe siano interamente stabilite da Aircell. Al momento sono previste tre fasce di prezzo in funzione della durata del volo:

  • oltre 180 minuti di volo: $12.95
  • tra 90 e 180 minuti di volo: $9.95;
  • sotto i 90 minuti; $5.95.

In aggiunta ai moduli a tempo, esiste poi un pass con validità mensile dall’importo di $49.95 di un certo interesse per chi viaggia frequentemente per motivi lavorativi durante la settimana. Allo stato attuale United Airlines, American Airlines, Delta Airlines, Virgin America ed AirTran Airways offrono questo servizio con Air Canada che si aggiungerà presto all’elenco.

Nel caso di Alaska Airlines, la compagnia con base a Seattle e una copertura prevalentemente nella parte ovest degli Stati Uniti, la scelta del partner tecnologico è ricaduta su Row 44. Diversamente da Aircell, in questo caso la tecnologia scelta si base sul trasferimento del traffico generato attraverso satelliti che veicolano a terra il segnale. Si tratta di una soluzione più logica visto che molti dei voli di Alaska Airways coprono aree poco densamente popolate e il satellite rappresenta la soluzione più conveniente per garantire copertura anche in quel caso.

Fino a questo momento le reazioni dei consumatori sono rimaste alquanto tiepide. Il costo elevato e il fatto che la maggior parte dei voli duri meno di un’ora e mezzo, i motivi principali per un’adozione di massa del servizio. Un’ulteriore riprova di come proposte commerciali di questo genere abbiano difficoltà a vincere la ritrosia genetica del consumatore a spendere somme non trascurabili per essere collegato in rete per brevi periodi dovendo stabilire una specifica relazione commerciale oltre a quelle già in essere. Visto che le compagnie aeree non hanno contribuito alla costruzione dell’infrastruttura, è la sola Aircell a beneficiare dalla vendita del servizio ritornando ai carrier una piccola percentuale. Di conseguenza, sta a lei definire una strategia commerciale più vincente rispetto a quella attuale per catturare più consumatori. Esperti del settore indicano in una percentuale tra l’8 e il 10% il livello necessario per raggiungere il pareggio economico per il servizio. I pochi dati disponibili al momento stimano percentuali superiori sui voli a lungo raggio, significativamente inferiori – come logico aspettarsi – su quelli brevi.

Esperienza da provare? L’ho fatto anni fa in diverse occasioni con il servizio offerto da Boeing. La qualità del collegamento non era eccelsa all’epoca, ma fare conversazioni IM con qualcuno 10.000 e rotti metri al di sotto un “gioco” divertente.

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