Il nuovo anno si apre con il tradizionale appuntamento a Las Vegas riservato all’elettronica di consumo. Il Consumer Electronic Show (http://www.cesweb.org/) quest’anno registrerà una contrazione nel numero degli espositori e probabilmente anche dei partecipanti secondo le ultime previsioni, ma rappresenta pur sempre un’ottima vetrina per le anticipazioni dei prodotti che raggiungeranno il mercato nei prossimi 6-8 mesi. Storicamente questo evento era poi seguito da MacWorld, l’occasione per Apple per anticipare nuove tecnologie e fornire anche alla comunità degli analisti delle indicazioni dalle quali estrapolare il futuro dell’azienda. L’uscita del tanto atteso tablet è data ormai quasi per certa arrivando a ipotizzare anche un prezzo al pubblico di $1,000, una redditività per l’azienda del 25% e un impatto sull’EPS di 22 centesimi di dollaro. Francamente in questo momento preferire avere maggiori certezze sulle caratteristiche del prodotto piuttosto che sui riflessi economici e finanziari, ma il riserbo di Apple è rinomato. Annuncio a febbraio e commercializzazione a fine marzo per i “bene informati”. L’immagine utilizzata per questo post è chiaramente una creazione posticcia e non costituisce in alcun modo un’anticipazione del form factor del prodotto del quale ipotizzo in queste righe.

Indipendentemente da tutte queste speculazioni, riflettevo ieri sera mentre familiarizzavo con Amazon Kindle che un Apple Tablet avrebbe comunque davvero molto senso nonostante i netbooks, gli iMacs, i PC Windows based e i MacBook Pro di questo mondo. La sensazione è che ci spazio per un device ibrido, una sorta di compromesso tra un computer e un dispositivo dedicato, sebbene quest’ultima categoria non raccolga per definizione le mie preferenze (e penso anche quelle dei consumatori). Questi i motivi che ritengono mi porterebbero ad acquistare immediatamente un ipotetico Apple Tablet:

  • Portabilità. Viste le dimensioni e la leggerezza del Kindle, l’eventuale osservazione negativa legata a una proliferazione dei dispositivi da portare con sé negli spostamenti viene assolutamente meno. La custodia originale Amazon.com di protezione del Kindle completa il prodotto, aggiunge sicurezza e maneggevolezza al prodotto;
  • Facilità d’uso. Immagino schermo multi-touch (sarebbe una follia oggi immettere sul mercato qualsiasi “schermo” privo di sensibilità, fosse anche il pannello di un navigatore da auto), niente tastiera fisica e un’elevata intelligenza nel software interno nel costruire collegamenti interni tra le diverse applicazioni e/o esperienze (ho iniziato a “smanettare” un nuovo smartphone e devo ammettere d’essere rimasto sorpreso dal livello di innovazione garantito dall’interfaccia utente per operazioni comunque semplici, basilari e ormai note. Proprio un effetto wow!).
  • Specializzazione. Mentre fino a poco fa intendevo questo termine come indicatore di un limitato set di funzioni supportate, ora il concetto per me si riferisce al contesto fisico o al momento temporale di utilizzo di un dispositivo rispetto a un altro. Ferma restando la centralità del laptop, è evidente come già oggi alcuni smartphones offrano funzionalità che hanno poco da invidiare a un computer: prendendo come semplice esempio la posta elettronica – concetto sdoganato ormai da decenni – credo tutti possano concordare sull’efficacia di un iPhone come strumento di produttività individuale alternativo al PC. L’aspetto interessante è che alcune attività hanno molto più senso su device specializzati, dove – intendo ribadirlo – questo concetto è la fusione di elementi tecnologici ad hoc e capacità di offrire un’esperienza vincente in contesti particolari quali la mobilità, per esempio. Avere un tablet a portata di mano quando on-the-road significa percepire il locale (quello che ci circonda) con una ricchezza di informazioni e qualità nella visualizzazione senza precedenti, contando anche su un collegamento wireless a Internet.
  • Nuovi scenari. Con tutto il bene che voglio alle Media Companies che operano nel settore della carta, credo proprio che il futuro non possa ruotare sulla pagina fisica: proprio non ci sono le condizioni. Sembra banale, ma le implicazioni non saranno certo trascurabili quando ci renderemo conto molto presto – qualche anno – che il nuovo presente è davvero molto digitale e poco “celluloidico”. leggere del contenuto su uno smartphone è già oggi molto piacevole: farlo su uno schermo di dimensioni maggiori, ma facile da manipolare ancora meglio.
  • Effetto mela. Mi aspetto poi un design mozzafiato, una semplicità di configurazione e di utilizzo che richiede forte integrazione tra i servizi software di diversi produttori per costruire un’esperienza senza barriere e che abbracci le aree di maggiore interesse generale quali la musica, i video, le notizie e l’entertainment con il gioco come elemento distintivo di questa categoria.

Vedo quindi spazio per un’estensione dei dispositivi che rappresentano la mia dotazione standard: oltre al laptop e allo smartphone, un tablet con funzionalità ponte tra i due precedenti e una forte specificità rivolta verso il contenuto (sia originale che come strumento per mesh-ups vari). Indispensabile lo schermo a colori, una buona durata delle batterie, dimensioni e peso minimi, connettività nativa, velocità di processing elevate e GPS nella lista personle delle preferenze/richieste. Niente funzionalità fotografiche – sarebbe scomodo scattare foto – ma di sicuro una video camera per rendere le comunicazioni più ricche attraverso soluzioni come Skype.

Per concludere, due i problemi che vedo al momento: la data di commercializzazione e il numero di dispositivi che dovrò acquistare viste le inevitabili richieste da parte dei membri della mia famiglia. Bene per Apple, tutto sommato bene per me.

1 Commento. Nuovo commento

  • Ciao Stefano,
    concordo totalmente con le tue brillanti osservazioni e faccio qualche farcitura. Di tablet pc si parla almeno dal novembre 2002, quando Bill Gates cercò di convincere che la tavoletta elettronica sarebbe stata il futuro dell’informatica portatile. Forse a fine mese Apple riuscirà a farlo. E chissà che con l’iSlate (se così si chiamerà) il paradigma del tocco, dopo aver stregato chi usa un telefonino, non arrivi in grande stile anche nel mondo dei computer. Nel frattempo però, dopo essere di fatto sparito dai radar del mercato, il touchscreen è ricomparso nel 2009 anche in ambito Windows. In parte grazie alle ricadute dell’esperienza di Surface, integrate in Windows 7. In parte perché alcuni produttori hanno iniziato a proporre prodotti perfettibili ma interessanti. A partire dagli all-in-one da scrivania con schermi touchscreen, come gli EeeTop di Asus e i più costosi prodotti Hp e Sony Vaio. In ambito portatile finalmente stanno arrivando dei tablet a prezzi abbordabili, superando uno dei problemi che più ha limitato la diffusione delle “tavolette” in passato.
    Come hai scritto, la digitalizzazione dei contenuti avanza ad altissima velocità e si creano molte insidie ma anche molte opportunità per chi le saprà cogliere 😉
    Devo dire che il tuo blog “spacca” e mi dai molti spunti!
    a presto
    Elia

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