Con oggi termina l’esperienza di www.timesonline.co.uk, il sito che ha raggruppato per anni i contenuti di The Times e The Sunday Times, due redazioni e due realtà separate. Da domani esisteranno unicamente le due proprietà indipendenti, ma fortemente correlate e integrate, accessibili da ormai qualche settimana e – per il momento – ancora gratis. Quando verrà definitivamente eretto il muro a pagamento per circondare e proteggere queste due proprietà si tratterà di un sistema di “protezione” completo a quanto pare. Ciò significa che non verrà consentita alcuna forma di indicizzazione da parte dei motori di ricerca, di fatto rinunciando a priori a traffico gratuito in entrata. WSJ, seppur a pagamento, non rinuncia a questa condizione che, in ultima battuta, produce utenti ed espone al pubblico potenziali argomenti di interesse. A rigor di logica, infatti, un sito di notizie che abbraccia in toto la soluzione a pagamento dovrebbe cercare la maggior esposizione possibile del proprio contenuto per farsi conoscere, apprezzare e possibilmente scegliere per stimolare l’arrivo di nuovi sottoscrittori.

Sembra quindi che la costruzione di un paywall non solo costituisca di per sé una radicale dipartita dal passato caratterizzato da contenuti gratuiti, ma anche una variazione della logica complessiva di rimunerazione del lavoro redazionale. Se oggi per la carta il prezzo di copertina ripaga solo in parte i costi di produzione e di distribuzione connessi, passando a una versione online a pagamento il focus si sposta verso il valore intellettuale del contenuto che viene valorizzato nel caso de The Times a £1 al giorno a £2 alla settimana. A questo proposito sarà interessante valutare la reazione delle firme esterne che contribuiscono al prodotto: sicuramente il loro ego ne risentirà per volumi in calo, mentre per le conseguenze economiche devono fare affidamento alle proprie capacità di negoziazione con l’editore. Per alcuni il dilemma tra vanità e pecunia ha già comportato delle scelte coraggiose, trasferendo i propri post all’esterno delle proprietà editoriali che le ospitavano in passato. Inutile dire che tutti gli editori guardano con grande attenzione a questo coraggioso percorso intrapreso da News Corporation in UK.

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