Dati alla mano, lo scenario della consumer electronics sta cambiando molto velocemente, sapendo anche che il tutto è destinato ad accelerare ulteriormente nel prossimi futuro. In questi giorni abbiamo preso atto della ormai irreversibile morte del DVD come strumenti di distribuzione di contenuti video, ma anche software. La progressiva scomparsa del lettore dagli ultimi modelli di laptops e i crescenti volumi di distribuzione in formato elettronico – streaming video, apps, sistemi operativi, update e patch – di fatto indicano in raggiunto il punto di non ritorno e di superamento di questa tecnologia come anche dimostrato dagli acquisti di musica digitale superiori nel 2011 ai CD per la prima volta in assoluto. Costo della connettività sempre più contenuto e diffusione dei collegamenti broadband nelle famiglie due fattori più che sufficienti per giustificare questo passaggio anche dal punto di vista economico e non solo di praticità e convenienza. Si volta pagina.

Se necessario, gli ultimi annunci da parte di Amazon (Amazon Cloud Player per iPhone) e quelli di Apple con iCloud non fanno altro che rafforzare la percezione che il modello di cloud computing sia l’unica soluzione destinata a svilupparsi nel prossimo futuro. Troppi i benefici da qualsiasi punto di vista – costi di sviluppo, tipologia di servizi offerti, comodità e convenienza – per non essere così. E l’affermarsi dell’ecosistema delle apps non fa altro che rafforzare l’esigenza di investire sempre di più in questa direzione visto gli apprezzamenti e gradimenti da parte dei consumatori. Sono serviti 518 giorni a Apple per passare da 1 miliardo di downloads a 25 miliardi con una media di 46 milioni al giorno. Il salto da 25 miliardi a 30 miliardi ha richiesto poco più di un mese (39 giorni per la precisione) con un dato giornaliero di oltre 128 milioni di download medio ogni 24 ore. Questi numeri portano a pensare che molte delle esperienze software che ci troveremo a utilizzare prossimamente verranno concepite dapprima o forse esclusivamente sotto forma di apps vista la convenienza del modello per chiunque e da qualsiasi punto di vista, riducendo la rilevanza dei siti Web e posizionandoli come elementi di supporto e/o promozione.

Segnali più che evidenti sottolineano come il passaggio da un’Internet anonima a una basata su condivisione di informazioni personali e regolare sign-in sia un’esigenza per produttori di nuovi servizi che per i consumatori. Personalmente ritengo il Web anonimo caratterizzato da pop-up e dozzine di altri formati di pubblicità spesso invadenti non solo anacronistico, ma terribilmente annoying. E non è solo una questione di estetica o di snobismo. Il lancio di Passbook da parte di Apple evidenzia come sia fattibile costruire nuove soluzioni quando si parte da una relazione diretta e personalizzata con i propri consumatori, 400 milioni nel loro caso. Abbandonare metriche superficiali e generiche come gli Unique Users e/o Visitors così tanto care agli editori nostrani, sarebbe un ulteriore passo in avanti per entrambe le parti.

Da ultimo, ribadire come ci si stia indirizzando sempre più verso una massiccia produzione di video ad alta qualità e come questa attività coinvolga un numero sempre maggiore di persone grazie a strumenti software prodotti hardware di semplice utilizzo e di grande efficacia è forse una banalità. Ma siamo una società che documenta ormai tutto e farlo con delle immagini il modo migliore e più logico in assoluto.

Da ultimo, è anche deceduto Ping, il servizio di social network sviluppato da Apple e integrato in iTunes. Non sono mai riuscito a usarlo e non penso di essere stato l’unico a provare qualche imbarazzo e difficoltà nei suoi confronti. L’umanità ringrazia Ping, prende atto del suo insuccesso e procede oltre. Con entusiasmo e senza rimpianti.

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