London-cabÈ questa la proposta che da gennaio verrà presentata da alcuni cabs di Londra. Ogni quindici minuti di navigazione gratuita all’interno del taxi richiederà la visione di una pubblicità di 15 secondi. Proposizione molto ghiotta soprattutto per gli stranieri che potranno evitare le sempre alte tariffe di roaming per accedere a Internet una volta sbarcati a Heathrow o uno degli altri aeroporti cittadini e per qualsiasi trasferimento cittadino. L’obiettivo secondo il produttore è di raggiungere il 10% dell’intera flotta di taxi londinesi (24.000 nel complesso) partendo da una base iniziale di 500 aderenti che hanno sottoscritto l’iniziativa.

Giusto per non lasciare dubbi, possibile che ci sia ancora oggi qualcuno così superficiale da ritenere che uno spot da 15 secondi in taxi possa effettivamente produrre del valore oggettivo per l’azienda che investe? E ancora, possibile che all’interno delle aziende ci siano dei marketing manager così rintronati da pensare che il proprio messaggio veicolato in un simile contesto sia in grado di aiutare le proprie strategie di brand awareness, di immagine e magari anche di supporto alle vendite?

Non so voi, ma personalmente le esperienze con i taxi di qualsiasi parte del mondo non le considero tra le più memorabili. mai e poi mai, un trasferimento in taxi ha rappresentato un momento di relax, di svago e/o di piacere. Solo e sempre una scocciatura purtroppo non eliminabile. Per il traffico. per lo stile di guida. Per le condizioni dei veicoli spesso non proprio ideali. Per lo stress associato visto che spesso si tratta di trasferimenti veloci con poco tempo a disposizione. Perché rappresentano l’ultima tratta di un lungo viaggio. Francamente di guardare anche solo 15 secondi di pubblicità proprio non ne ho voglia. ma se l’accesso alla WiFi interna fosse l’unico modo o quello più conveniente per beneficiare di 15 minuti di accesso alla posta, allora farò in modo di sopportare questa vera rottura contando quei 15 secondi uno per uno e non prestando alcuna attenzione alla pubblicità.

Non credo sarò l’unico. E buona fortuna a questa start-up londinese che sembra più un’iniziativa filantropica che un business. Mamma mia, quanta “creatività” e fiducia che la pubblicità sia in grado di generare modelli di business sostenibili.

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  • Il problema è che la maggior parte delle startup pensano che sia IL MODO per fare business, se fosse così ogni blogger vivrebbe del proprio lavoro. Siamo in italia, qui nn nascerà mai il prossimo facebook o twitter ma magari il prossimo gigante ecommerce si.

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