Da qualche tempo negli USA i ristoranti e più in generale qualsiasi posto dove venga cucinato o servito cibo in loco (quindi anche realtà come Starbucks) è soggetto a un’ispezione sanitaria da parte delle autorità locali per verificare le condizioni igieniche generali del locale. Idea sensata e logica considerando i rischi legati alla salute pubblica e dell’individuo se esposto a rischi derivanti da incuria, disattenzione o anche vere e proprie frodi. Ogni anno 20,000 New Yorkers visitano i Pronto Soccorso della città e 6,000 addirittura richiedono cure ospedaliere a causa di assunzione di cibo avariato consumato in luoghi pubblici: una statistica come minimo inquietante anche perché in alcuni casi le conseguenze sono permanenti.

Logico quindi prevedere ispezioni e rigorosi controlli. Il sistema è molto semplice e prevede l’obbligo di esposizione in modo molto chiaro e visibile del risultato dell’indagine condotta da esperti del dipartimento di sanità della città. Chi è in regola espone una bella A. Esistono purtroppo gradazioni inferiori come la B. E non manca nemmeno la C. Non a caso il sistema si chiama Letter Grades, replicando di fatto il meccanismo dei voti nel sistema scolastico anglosassone. Inutile dire che A significa in linea con le norme e tutto quanto segue, al di sotto degli standard.

Qui la pagina che spiega il funzionamento del programma. Esiste anche un’apposita app per iPhone sviluppata dalla municipalità di New York. Molto semplice nella logica e nell’interfaccia, espone il Letter Grade per singolo ristorante o punto di ristorazione facilitando la scelta attraverso modalità logiche come quartiere, nome del locale, zip code e simili. Non proprio un fulmine nell’esecuzione, ma tutto sommato comprensibile.

Per molti il concetto di buona cucina è spesso legato a un’immagine di tradizione, di vecchi sapori, di metodi antichi e poco industriali di concepire sia l’approvvigionamento degli alimenti che la loro preparazione e cottura. Come logico invece, i dati dimostrano esattamente il contrario. le grandi catene alimentari offrono garanzie sanitarie molto superiori rispetto l’osteria tipica o al ristorantino carino del Village, ma non ci voleva un genio per arrivare a questa conclusione.

Ora un po’ di domande sciocche. Mangereste qui?

A Grade

E qui?

B Grade

Il discorso diventa ancora più imbarazzante quando nella vetrina compare qualcosa come quanto riportato di seguito. Pending vuole dire in attesa di giudizio. Potrebbe trattarsi di una A piena. Ma anche qualcosa di diverso e come sappiamo il sistema prevede anche le C. Per la cronaca, erano presenti degli avventori sia nel ristorante con giudizio B che in quello con Grade Pending. Nessun limite alla fantasia, quindi.

Pending Grade

Per i più coraggiosi, ecco una schermata tratta dall’app in questione che elenca alcuni dei ristoranti che conviene frequentare qualora l’auto stima sia molto bassa o addirittura si coltivino desideri auto-lesionistici di una certa intensità. C’è anche l’immancabile Bella Napoli di Manhattan.

NYC

Ma quali sono le violazioni più frequenti perpetuate nei locali pubblici di New York? La risposta semplice è la seguente: di tutto. Da una scorretta conservazione a scadenze superate, da bassa igiene del personale fino alla presenza di simpatici insetti, pulsi e anche roditori. Grading

Con grande piacere di molti, è proprio la coabitazione di sorci di ogni tipo nelle cucine dei ristoranti di New York il parametro più frequente e disturbing in assoluto, sebbene qualche miglioramento sia stato raggiunto dopo l’introduzione del processo sistematico di ispezione e valutazione. Emblematico il caso super documentato della catena belga Au Pain Quotidien. Il topo era realmente presente nell’insalata e non me la sono sentita di includere la foto direttamente in questo post. Se volete leggere – abbastanza schifoso – fate un salto qui.

L’aneddoto personale sul tema è meno traumatico. Denver, agosto 2008. Cena da Hard Rock Café. Sono nei bagni del locale e vedo un inserviente che si lava accuratamente le mani per una quantità di tempo prossima ai necessari 20 secondi. Sono soddisfatto e mi complimento mentalmente con il manager, la catena e anche il cameriere in questione. Completata l’asciugatura, il giovane si guarda nello specchio e affonda ripetutamente le mani nei capelli per sistemarsi il ciuffo. Io morto.

Ora sapete perché quando ricevo inviti a cena spero sempre non si tratti della trattoria tipica, della cucina casalinga o di qualche posto super rinomato in località sperdute della città dove è molto probabile che la valutazione igienica sia inversamente correlata alla percezione di nutrizione salutare.

1 Commento. Nuovo commento

  • schizofrenico
    Maggio 12, 2013 1:46 am

    I capelli li aveva lavati per 30 minuti però! 😀 ahahah 🙂 Molto interessante, davvero. Questo potrebbe intressare i ristoratori di ogni ordine e grado in Italia, come tanti altri esercenti che si lamentano tanto che “in italia ci sono troppe regole ed è per questo che siamo in crisi” … In Germania se fai due secondi due di lavoro nero vai IN GALERA oppure ti chiudono il locale. Da noi si incazzano se non riescono a fare il nero.

    Il tuo articolo è superstrainteressante ma non lo ribloggo perché sto trattando tecnicume per newbies e strugglers come me.

    Però questa cosa è molto interessante e… il topolino era piccolino dai! GNAM GNAM!!!! (bluarchhhhhhh!!!!)

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