wherestheBeefCinque dodicesimi del 2013 sono già quasi completamente trascorsi. Il tempo vola e lo sappiamo tutti. O quasi. Per altri sembra procedere più lentamente o addirittura essersi fermato. Mi è stato segnalato questo documento prodotto dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sul tema dei contenuti editoriali, competizione sul web e diritto d’autore. Capito poco o nulla, anche dopo ripetute letture. Il paper esordisce indicando il proprio obiettivo: formulare alcune osservazioni in merito alla tutela dei contenuti editoriali su internet.

Già il terzo paragrafo crea sconforto dopo aver celebrato Internet come volano e motore delle economie del futuro:

Sviluppi così rapidi, tuttavia, se accompagnati ad una inefficiente allocazione delle risorse, possono incentivare nel lungo periodo una strutturazione dell’offerta che non consente una corretta interazione competitiva. La rilevanza del ruolo che sarà giocato anche in futuro dalla rete impone in ogni caso un’estrema cautela nell’analisi delle problematicità di ordine concorrenziale riscontrabili nel mondo di internet, così come delle relative soluzioni, incluse eventuali forme di regolamentazione. Il rischio è, infatti, quello di limitare e distorcere il processo di crescita consentito dal web, tanto in senso economico quanto in termini di sviluppo della partecipazione alla vita democratica dei cittadini. …

Inefficiente allocazione delle risorse? Di cosa parlano? Tumblr – giusto per fare un esempio – è il risultato di un’efficiente allocazione delle risorse o creatività e imprenditorialità? Cito Tumblr – un servizio incapace di raccogliere oltre $13M di fatturati pubblicitari, ma valutato $1.1B, un importo superiore alla market cap di molte aziende editoriali italiani. Qualcuno ancora pensa che esista la concreta possibilità di instradare, influenzare e controllare lo sviluppo e la direzione di evoluzione dell’innovazione tecnologica? Dopo questa premessa, le due frasi successive servono per confondere ulteriormente le idee e, in pratica, ritrattare quanto appena affermato. Meglio da un certo punto di vista, ma certo non un esordio particolarmente emozionante a cui segue una virata a 180° per puntare l’attenzione sui contenuti editoriali.

Secondo il mio modesto parere, è sufficiente arrivare a metà della seconda pagina per sentirsi come su una zattera nel mezzo dell’Oceano Pacifico in balia degli agenti atmosferici, circondato da simpatici e giocherelloni squali: entrano in gioco gli editori e io mi sento già perso come appunto nel blu dell’oceano. Chi siano non è esplicitato, ma si intuisce facilmente: i poveri gruppi editoriali che per decenni hanno rappresentato l’unica fonte informativa e che ora si trovano “leggermente” fuori posto causa una serie di rivoluzioni tecnologiche che non hanno guidato e – almeno in molti casi – totalmente snobbato per diverso tempo. Quindi gli editori tradizionali come vittime di copie, link selvaggi e altre forme di frodi digitali di varia natura. Questo sembrerebbe il primo punto che il documento vorrebbe portare all’attenzione del lettore. Parzialmente vero, ma sicuramente non una grande intuizione.

Le restanti 5 pagine volteggiano su concetti come il diritto d’autore, l’esigenze di garantire ai consumatori un accesso diversificato alle informazioni, la natura sovranazionale della problematica, riferimenti ad accordi commerciali di basso profilo siglati in alcuni paesi europei e all’inadeguatezza delle norme vigenti a normare uno scenario digitale in continua evoluzione. Per rincuorare il lettore il tutto termina con un messaggio di speranza, illuminante e visionario:

Con le presenti argomentazioni l’Autorità ha inteso fornire il proprio contributo al dibattito volto ad individuare soluzioni idonee a garantire lo sviluppo in chiave pro-concorrenziale dell’attività di produzione di contenuti editoriali online.

Ottimo. Adesso mi sento meglio e sono fiducioso che il futuro che ci aspetta sia decisamente più brillante del presente.

Nel lontano 1984 la catena di fast food Wendy’s lanciò un commercial che divenne elemento di culto negli USA e che anche oggi viene utilizzato nel linguaggio comune: where’s the beef? Slogan perfetto anche per questo documento.

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