Rent 03Sono oltre 32 milioni di piedi quadrati gli spazi commerciale disponibili nella sola area di Manhattan a New York. Nei prossimi due anni questo valore salirà a oltre 67 milioni di piedi quadrati. Per convertire il tutto in metri quadrati è sufficiente dividere per 10.7639. Quindi, più o meno 3 milioni oggi, oltre 6 nel 2015. Tutte le statistiche del caso si trovano qui. Questi dati si riferiscono a superfici adibite a uffici, in grande richiesta in tutti i quartieri della città da parte di aziende operanti nel settore della Tecnologia, Media, Education e Pubblicità. NY sta vivendo un momento di grande spolvero e di rinnovamento che verrà sancito in modo ufficiale con la prossima riapertura di World TrRent 12ade Center.

Aprire un’attività commerciale? Il discorso è invece diverso per quanto riguarda i negozi. La quantità di spazi liberi cresce esponenzialmente nel tempo, a dimostrazione della difficoltà di concepire proposte in grado di competere con la crescente consuetudine di fare acquisti online. I flagships store continuano a rappresentare l’unica vera risposta alla crisi imperversante dei piccoli retailers. Per questi ultimi, una motivazione risiede negli alti costi degli affitti, cresciuti anche del 30% negli ultimi dodici mesi sebbene sia realistico ritenere che presto la sovrabbondanza di alternative comporterà una revisione dei prezzi. Parcheggiando per un istante gli andamenti del mercato immobiliare, è francamente difficile capire quale format o proposizione potrebbe effettivamente offrire buone soddisfazioni e ritorni per un piccolo imprenditore. Dal panorama urbano e dei maills sono spariti negli anni i bookstore delle catene minori (Walden Books per esempio) e anche realtà grandi come Borders, i negozi musicali e di prodotti video (Sam Goodies, Tower Records), molti negozi di elettronica con l’eccezione dell’iconico B&H che resiste mentre l’altra realtà del Financial District J&R in evidente contrazione e le agenzie viaggio, ormai una rarità. Questo ovunque, non solo a NY.

Rent 14Diverso il discorso per le catene che spesso rappresentano un punto di riferimento e di attrattiva per i turisti che visitano la città. Uniqlo sulla 5a un ottimo esempio oltre ai flagship stores dei designers di grandi brands. Allo stesso tempo, però, sono in atto esercizi di ottimizzazione e di ripensamento di una strategia degli ultimi anni che induceva a rendere quasi capillare la presenza dei punti vendita nel centro della città. Ancora una volta una combinazione di fattori a influire verso una riduzione dei negozi commerciali con l’online ad agire come fattore destabilizzante anche internamente a uno stesso business.

Esistono segmenti di offerta di prodotto che potrebbero beneficiare dell’abbondanza di spazi? Ho pensato a beni di primaria necessità come caffè e cibo indagando in questi settori. I newyorkesi sono forti consumatori di caffè. Nella sola Manhattan esistono 218 bar nel complesso, tra catene tipo Starbucks e Dunkin’ Donuts e locali indipendenti per soddisfare le esigenze del 50% della popolazione lavorativa che abitualmente spende in media $5 al giorno per il caffè o $1,092 all’anno. Nei cinque quartieri di New York il numero complessivo sale a 1,700 bar di cui il 42.7% appartenenti alle due catene citate in precedenza. L’espansione di catene di ristorazione come Au Bon Pain, Prêt A Manger, Chipolte e simili trova limiti fisiologici e ben misurabili rispetto alla popolazione residente e i flussi migratori giornalieri.

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Resta quindi un panorama cittadino ricco di vetrine con cartelli di offerte e proposte, molte delle quali destinate a raccogliere polvere per un tempo indeterminato, decisamente lungo. È solo l’inizio di un processo inarrestabile che comporterà una ridefinizione del landscape delle città, impatterà sull’occupazione e anche sulla ricchezza di chi riteneva che questo genere di investimento nel mattone potesse fornire soddisfazioni continuative nel tempo. Un altro segnale dei cambiamenti in atto e in arrivo.

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