Oggi è Global HandWashing Day. Mi sono occupato dell’argomento per la prima volta nel 2012, in tempi non sospetti. La prefazione del mio ebook La Fine dell’Era del Buon Senso uscito in quell’anno era interamente dedicata a questo argomento, di attualià anche oggigiorno.

 

Prefazione

Il 15 ottobre 2011 ha avuto luogo la terza edizione della Global Handwashing Day, la giornata mondiale dedicata all’igiene delle mani. Lavarsi le mani regolarmente e più volte al giorno serve ed è pratica di buon senso. Non dovrebbe sorprendere che l’80% delle malattie infettive si trasmetta per contatto diretto e le nostre mani sono il veicolo principale per favorirne la diffusione. Le conseguenze negative riguardano la salute dei singoli, ma anche i costi correlati per la comunità. La regola di lavarsi ripetutamente le mani vale per ciascuno di noi. Nonostante i vantaggi evidenti nel rispettarla, a tutt’oggi il livello di attenzione prestato a questa pratica preventiva è basso, sorprendentemente basso. Le conseguenze di una bassa igiene possono essere anche molto tragiche. Nel 1846 i reparti di natalità del Vienna General Hospital registravano una morte ogni sei partorienti, statistica agghiacciante e un valore inaccettabile per uno dei migliori ospedali dell’epoca. Dopo diverse indagini e senza essere a conoscenza dell’esistenza dei batteri, fu dimostrato come la semplice, regolare e sistematica pulizia della mani fosse il rimedio necessario per ribaltare una situazione che sembrava peggiorare costantemente.

Da quel giorno sono trascorsi oltre 160 anni. La medicina e la prevenzione hanno fatto passi giganteschi in avanti. In tutti gli ospedali del mondo è ormai pratica comune mantenere un livello molto elevato di pulizia generale con particolare attenzione alle mani per le continue esposizioni a malati di vario genere. Quindi il buon senso ha prevalso nel tempo? Non sembrerebbe.

Non più tardi del 2 febbraio 2012 il Cedars-Sinai Hospital di Los Angeles, una delle principali strutture mediche della città californiana, ha emesso un comunicato indirizzato  allo staff medico e paramedico relativo proprio all’igiene personale. Obiettivo prefissato quello di raggiungere un tasso zero di diffusione d’infezioni interne, valore che dimostra l’esistenza di un gap da colmare. Negli USA le morti per infezioni sviluppate negli ospedali ammontano a 99.000 all’anno, un’enormità. Era proprio necessario riportare l’attenzione su questo punto da parte dell’ospedale californiano? Apparentemente sì visto che diverse ricerche condotte in ospedali di tutto il mondo evidenziano come il livello d’igiene delle mani tra la popolazione degli addetti in ambito ospedaliero sia del 25% rispetto a quanto necessario e raccomandato. Insomma, in ambito ospedaliero le mani vengono lavate una volta ogni quattro. Sempre sulla base di alcune rilevazioni interne, i meno disciplinati sembrano essere i chirurgi, la categoria dalla quale ci si aspetterebbe una rigorosa applicazione di questo principio di base.

In questo caso siamo di fronte addirittura alla negazione del buon senso. Da generazioni sappiamo essere buona norma lavare le mani più volte al giorno. Come dimostrato, non solo è consigliabile, ma conveniente, sensato e utile. Sorprendentemente, la misurazione oggettiva della diffusione e dell’applicazione regolare di questa pratica fornisce un quadro profondamente diverso, addirittura inconcepibile presso alcune categorie che dovrebbe eccellere per zelo e rigore. La medicina sorprende con tecniche iper sofisticate nell’esecuzione di trapianti complicati di più organi e, allo stesso tempo, le statistiche sull’igiene negli ospedali sono in alcuni casi addirittura deludenti. Quasi un controsenso.

Quale insegnamento trarre da queste osservazioni? In primo luogo che una più sistematica applicazione del semplice buon senso porterebbe di per sé del valore e dei vantaggi. Dato che non sempre il buon senso è sufficiente, la tecnologia può dare una mano. Sono stati recentemente introdotti appositi rubinetti e dispenser dotati di un elevato livello di intelligenza. Visto che la durata ideale di ogni singolo lavaggio è stimata in 20 secondi, questi rubinetti presentano indicatori acustici e luminosi per scandire e regolare il tempo. Ma non finisce qui. Sono anche in grado di misurare la frequenza di utilizzo, il momento della giornata e da parte di chi, producendo una consistente quantità di dati utili per l’intera struttura ospedaliera capace di misurare oggettivamente l’implementazione di questa pratica preventiva. Come evidente, i vantaggi non si limitano a questi. Le statistiche generate forniscono indicazioni puntuali, precise per ogni singolo operatore sanitario producendo un quadro completo e personalizzato. Può forse sembrare un po’ troppo coercitivo, ma immagino tutti desiderino eccellere in questa classifica di merito.

In parallelo, per migliorare il livello di attenzione all’igiene in ospedale sono stati studiati diversi messaggi indirizzati allo staff ospedaliero. Quello più efficace, capace d’innalzare del 10% la metrica in questione, enfatizzava i benefici per i pazienti, inconsciamente facendo leva sui principi enunciati nel giuramento di Ippocrate. In sintesi, buon senso e tecnologia possono apportare significativi miglioramenti e avanzamenti se miscelati nella giusta dose.

L’esempio sintetizza l’obiettivo di questo libro. Portare alla vostra attenzioni casi concreti di nuove tecnologie e dei mutati comportamenti dei consumatori, fornirne una misurazione oggettiva di vari fenomeni attraverso esempi e dati e valutare come diverse forme di innovazione possano aiutarci a migliorare i nostri comportamenti e processi decisionali. In questo contesto s’inserisce l’innovazione tecnologica che ci circonda, quella che definirei la tecnologia per noi umani. A cosa mi riferisco? A tutti i dispositivi presenti nelle nostre case, immancabilmente nelle nostre tasche e borsette, installati sulle automobili di oggi e ancor più di domani e ormai una componente costante della vita di tutti i giorni per almeno un paio di miliardi di abitanti del pianeta. Grazie all’aiuto che ci viene offerto attraverso strumenti digitali siamo capaci di descrivere la realtà circostante in modo più puntuale e preciso di quanto non sia mai stato possibile in precedenza. Quello della pulizia della mani solo uno dei tanti esempi possibili per sostenere la tesi che possiamo e dobbiamo migliorare anche nelle piccole cose grazie a una comprensione più precisa di cosa facciamo (o non facciamo in questo caso) e delle possibile conseguenze. Nell’esempio in questione l’elemento di progresso è l’attenta osservazione e misurazione di un comportamento inserendolo in un contesto più ampio di responsabilità sociali. Oggi disponiamo degli strumenti per arrivare a prendere decisioni più bilanciate e corrette sfruttando i supporti e gli aiuti che derivano dall’uso di varie soluzioni tecnologiche.

Sono convinto che la crescente adozione di tecnologie semplici e facili da utilizzare modificheranno progressivamente il nostro modo di agire, aiutandoci a essere degli umani migliori. E questo modo di operare ci potrà portare anche a mettere in discussione alcune delle “verità” consolidate da tempo, spesso semplicemente luoghi comuni. 

Da sempre i nostri comportamenti generano tracce, oggetto di misurazione da parte di soggetti terzi. Il numero di telefonate fatte e ricevute nell’arco della giornata dagli abbonati di un operatore telefonico fornisce una mole incredibile di dati utili per definire nuovi piani tariffari basati sull’effettivo impiego dei cellulari. Nei prossimi anni tutto quello che faremo risulterà sempre più misurabile in conseguenza della dipendenza e il ricorso a tecnologie digitali, Internet principalmente. In questo mutato contesto, alcune ovvietà a cui eravamo soliti credere devono lasciare il posto a un approccio più rigoroso e sistemico, capace di evidenziare anche alcune sorprese. Come vedremo più avanti, Las Vegas è percepita come la capitale mondiale del divertimento, ma è anche titolare di un record non particolarmente allegro e positivo.

Ecco spiegato il titolo. Non mi aspetto l’abbandono del buon senso, quanto piuttosto l’ingresso in una nuova fase caratterizzata da una massiccia presenza di tecnologia diffusa  in qualsiasi momento della giornata, utile per renderci dei guidatori più attenti, dei cittadini più rispettosi, dei genitori più disponibili, dei lavoratori più incisivi e dei consumatori più soddisfatti delle scelte compiute. 

Quindi buon senso integrato da un supporto informativo facilmente accessibile per prendere decisioni più precise e capaci di trasferire valore e utilità. Benvenuti in un nuovo mondo dove tecnologia, innovazione e misurazione rappresentano il modo più corretto di valutare il quotidiano, aiutarci a prendere decisioni e definire comportamenti più virtuosi.  Benvenuti in un mondo estremamente complesso da un punto di vista strutturale e tecnologico, semplice, facile e comodo per noi consumatori. Benvenuti nel mondo dove la tecnologia affianca il buon senso. Questo è The New Normal.

 

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